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	<title>Beh, buona giornata.</title>
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	<description>il blog di Marco Ferri</description>
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		<title>Il carcere, il cinema, il filosofo.</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 15:32:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In sala con il filosofo Paolo Virno commenta il film dei fratelli Tavani “Cesare deve morire” Il carcere è solitudine, il teatro azione politica Dalla sua detenzione a Rebibbia al perturbante di Freud e l’agorà di Arendt di Riccardo Tavani Per Paolo Virno il carcere, in particolare quello di Rebibbia a Roma, è stato un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In sala con il filosofo<br />
Paolo Virno commenta il film dei fratelli Tavani “Cesare deve morire”<br />
Il carcere è solitudine, il teatro azione politica<br />
Dalla sua detenzione a Rebibbia al perturbante di Freud e l’agorà di Arendt</p>
<p>di Riccardo Tavani</p>
<p>Per Paolo Virno il carcere, in particolare quello di Rebibbia a Roma, è stato un capitolo importante della sua vita. Oggi è uno dei pensatori contemporanei maggiormente apprezzati, soprattutto all’estero, ma lo studio della filosofia, fin dagli anni giovanili, non è stato mai separato da un suo impegno politico diretto nei movimenti della sinistra operaista, per il quale ha pagato anni di reclusione nelle sezioni speciali dei carceri anche di Novara e Palmi. </p>
<p>La scena dell’uccisione di Giulio Cesare in  questo film girato all’interno del carcere di Rebibbia, lo riporta, non solo con la memoria, ma con tutta la sensibilità corporea a quei cortili, a quei cubicoli per l’ora d’aria dove per due anni e mezzo ha passeggiato, discusso, avuto anche momenti di tensione con altri detenuti, politici come lui o comuni come quelli che interpretano questa libera versione del “Giulio Cesare” di Shakespeare. A riportarlo in quella atmosfera è l’ambivalenza della figura di Cesare, che trova una piena corrispondenza nell’esperienza esistenziale di quei carcerati. </p>
<p>Giulio Cesare è stimato, amato in massimo grado proprio dai congiurati che lo assassinano, i quali antepongono all’amore per lui quello per la Repubblica, che il grande condottiero si appresta a porre sotto il suo potere assoluto. Dove c’è l’amico migliore si nasconde anche il nemico peggiore, dice Virno, richiamando la grande lezione di Freud sul concetto di “perturbante”. Dove pensi ci sia la sicurezza, la familiarità più rassicurante, là si cela anche il pericolo, l’ostilità più inquietante. Nella vita fuori dal carcere accade continuamente a questi carcerati il rovesciamento improvviso del criterio amico-nemico. Sasà Striano, il detenuto che interpreta magistralmente Bruto, interrompe la recitazione, quando deve pronunciare la celebre battuta: “Si potesse strappare lo spirito di Cesare senza squarciarne il cuore!”. </p>
<p>La scena lo riporta direttamente all’uccisione del suo più intimo amico di contrabbando, considerato un “quaquaraquà”, ossia una delatore, un traditore. L’amico intimo si svela improvvisamente un nemico letale, e lo stesso gruppo criminale che li proteggeva, ora li associa insieme e diventa una minaccia per entrambi. Il carcere stesso, i reparti di alta o massima sicurezza che Virno ha sperimentato direttamente, sono questi perturbanti luoghi della massima insicurezza, della minaccia, della vendetta antirepubblicana della Repubblica reale, per le condizione di sovraffollamento, degrado, quotidiana istigazione al suicidio in cui sono oggi ridotti. </p>
<p>Con l’accentuarsi della crisi economica queste condizioni si aggraveranno ancora di più, perché aumenterà la massa dei senza reddito che andranno a gonfiare le patrie galere. La crisi del sistema giudiziario repubblicano che si abbatte in maniera nefasta su quello carcerario, svela la sua vera faccia di radicale ingiustizia sociale, alla quale un provvedimento di amnistia, pur urgente e anzi improrogabile, non sarebbe certo in grado di occultare. Se Shakespeare mette in scena anche la vendetta che si abbatte sugli sconfitti, nel film questi particolari attori non fanno che mettere in scena se stessi in quanto vinti e soggetti ai soprusi anticostituzionali della attuale repubblica carceraria italiana. </p>
<p>Dopo l’uccisione in Senato di Cesare, i congiurati intingono le mani nel suo sangue e insieme intonano: “Quanti secoli venturi vedranno rappresentati da attori questa nostra grandiosa scena in regni ancora non nati, e in linguaggi non ancora inventati!”. Di tutti gli attori possibili, questi esclusi-reclusi appaiono a Virno i più verosimili e i maggiormente autorizzati a discutere cosa sia pro o contro la libertà, anche confrontandoli con grandi prove d’attore, quale quella di Al Pacino nel Riccardo III. C’è una scena, che scorre via quasi inappariscente, che è per Virno molto significativa. </p>
<p>Sasà Bruto salendo i gradini di una scala interna incrocia altri due detenuti che scendono. Una volta che i due sono ai piedi della scala, mentre Sasà è in alto, uno dice all’altro: “Guarda quello… che si è messo in testa?! Invece di farsi il carcere si è fatto boffone”. Il carcere si presenta quasi come un mestiere, che mette in gioco una capacità di saperlo fare seriamente, dedicandovi anima e corpo. I detenuti sono ipocondriaci e dunque maniaci della salute, della forma fisica e mentale. “Farsi” il carcere significa assumere con impegno e dedizione la “cura del sé”, come direbbe Foucault. Un ostacolo insormontabile alla cura del sé è il colloquio, per il carico eccessivo di aspettative in gioco, da una parte e dall’altra, destinate ad andare inevitabilmente deluse. Il colloquio anche  quando va bene, dice Virno, va sempre male. Il carcerato che interpreta Antonio se ne sta in disparte, assorto in una lontananza irraggiungibile. Il regista cerca di richiamarlo a sé, ma non c’è niente da fare. “Lasciatelo perdere – dice un altro carcerato – ha avuto il colloquio”. </p>
<p>Il carcere per Virno è uno spazio di solitudine senza politica, anche fosse pieno soltanto di detenuti politici. Ciò che manca per una dimensione politica è quello che Hannah Arendt chiama l’infra, lo spazio di relazione “fra” le persone nella società. A dispetto dell’addossamento, perfino del cozzo fisico, violento dei corpi, i detenuti sono sempre disperatamente soli. Però è proprio la Arendt, in Vita Activa, ricorda Virno, a mostrare che “Il teatro è l’arte politica per eccellenza”, proprio perché è “L’unica arte che ha come soggetto l’uomo nella sua relazione con gli altri uomini”. Nell’esperienza prepolitica di provenienza e nella organica solitudine carceraria, il teatro reintroduce tra questi detenuti uno spazio relazionale, l’infra sociale e comunitario. Dramma deriva dal greco dran che significa fare, agire ma nell’agorà, in uno spazio pubblico aperto, avendo il coraggio di esporre se stessi allo sguardo degli altri. </p>
<p>È questo che mette Sasà in alto sia nei gradini di quella scala che nell’inquadratura cinematografica, questa esperienza della politica attraverso l’azione scenica, dentro la quale si rivaluta interamente la sua vicenda biografica. Il ritorno in cella è amaro come la fine di una evasione, l’essere ricatturati e imprigionati di nuovo nella propria solitaria individualizzazione. Conclude il film una straziante battuta di Cosimo-Cassio, un “fine pena mai”, un ergastolano: “Da quando ho conosciuto l’arte, ‘sta cella è diventata ‘na prigione”. (Beh, buona giornata).</p>
<p><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/05/20120512-173557.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/05/20120512-173557.jpg" alt="20120512-173557.jpg" class="alignnone size-full" /></a></p>
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		<title>I governi tanto sono stati capaci di entrare nella crisi, quanto sono incapaci di saperne uscire.</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 20:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Francesco Piccioni-Il Manifesto Vedere che la disoccupazione giovanile esplode -da un già inquietante 31% di pochi mesi fa al 36% di marzo 2012 &#8211; impone di cercare risposta alla domanda che viene subito alla mente: non sarà che con la «riforma» che ha portato l&#8217;età pensionabile a 67 anni questo governo &#8211; sempre pronto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Francesco Piccioni-Il Manifesto</p>
<p>Vedere che la disoccupazione giovanile esplode -da un già inquietante 31% di pochi mesi fa al 36% di marzo 2012 &#8211; impone di cercare risposta alla domanda che viene subito alla mente: non sarà che con la «riforma» che ha portato l&#8217;età pensionabile a 67 anni questo governo &#8211; sempre pronto a riempirsi la bocca con «lo facciamo per i giovani» &#8211; ha di fatto precluso l&#8217;ingresso nel mondo del lavoro ad almeno quattro-cinque scaglioni di «coscritti»?</p>
<p>Per Roberto Pizzuti, docente di politica economica a Roma, «è evidente e accertato il legame tra aumento dell&#8217;età pensionabile e disoccupazione, soprattutto giovanile». Del resto, «se c&#8217;è un certo numero &#8211; già insufficiente &#8211; di posti di lavoro, e riduci all&#8217;improvviso il turnover, quei posti non possono essere occupati da altre persone». Ma c&#8217;è di più: «è una cosa che danneggia anche le aziende, perché i lavoratori anziani costano di più, sono mediamente meno istruiti e inevitabilmente meno reattivi all&#8217;innovazione». Una politica di questo tipo «in questo momento è un autogol, vengono ridotti i redditi e la domanda quando dovrebbe invece essere sostenuta».</p>
<p>Giovanni Mazzetti, docente di economia politica, agginge una considerazione ulteriore: «se si è capaci di creare lavoro aggiuntivo, puoi anche lasciare sul posto gente che potrebbe andare in pensione; ma se non lo sai fare &#8211; e tutte le società avanzate non sono più capaci di crearne di nuovo &#8211; allora devi mandar via con soluzioni decorose quelli che hanno lavorato già un bel po&#8217; (senza fare quei pasticci orrendi sugli &#8216;esodati&#8217;), e sostituirli con dei giovani».</p>
<p>L&#8217;obiezione del governo è nota: se si fossero lasciati andare in pensione quelli che avevano già maturato i requisiti «sarebbero saltati i conti Inps». Non è vero nemmeno questo, spiega Pizzuti (tra l&#8217;altro ex membro del cda Inpdap), «tutto il sistema pensionistico pubblico è da anni in attivo di 26 miliardi e contribuisce ai conti pubblici nella proporzione di una grande finanziaria ogni anno; è solo una scelta politica di colpire queste fasce, perché danno un&#8217;entrata certa e sono facili da colpire».</p>
<p>Se usciamo dal piano generale della macroeconomia e andiamo a vedere cosa accade nei diversi settori produttivi, la valutazione non cambia, ma assume una concretezza davvero drammatica. «Noi vediamo che la crisi non solo non passa, ma si acuisce &#8211; spiega Laura Spezia, segretario nazionale Fiom &#8211; Molte aziende chiedono &#8216;esuberi&#8217; e finiamo a discutere di fatto di &#8216;esodati&#8217;». Perché «la riforma del mercato del lavoro non va certo nella direzione di favorire le assunzioni dei giovani». Dopo l&#8217;aumento dell&#8217;età del ritiro, infatti, «si prevede di ridurre gli ammortizzatori sociali nel tipo e nella durata; di fatto vengono rigettati sul mercato lavoratori che potrebbero e dovrebbero andare in pensione». E non è vero neppure che le aziende abbiano «tanta voglia di assumere giovani; basta guardare le reazioni della Marcegaglia e non solo all&#8217;ipotesi di restringere appena un po&#8217; la &#8216;flessibilità in entrata&#8217;». La precarietà conclude &#8211; «è rimasta tale e quale, disoccupazione è aumentata; ora che vanno a scadenza gli ammortizzatori che sono stati concessi per le crisi degli ultimi anni esploderà con grandi numeri». Tanto più se andrà in porto la nuova «riforma»&#8230;</p>
<p>«Il fenomeno più preoccupante dice Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil &#8211; è la perdita di senso del sistema istruzione. Diplomati e laureati vengono buttati nella disperazione proprio quando il paese ne avrebbe più bisogno; si rischia una perdita totale di credibilità del sistema, che nel frattempo non è più nemmeno gratuito, negando il diritto allo studio. Questo è un paese che rinuncia al futuro, a partire dal governo Monti che non fa nulla per invertiore la tendenza».</p>
<p>L&#8217;ultima conferma arriva dal pubbblico impiego, ora sotto la lente della spending review. «Qui il turnover è bloccato da 7-8 anni», racconta Massimo Betti, Usb. «E già stiamo affrontando il problema di circa 100.000 dipendenti che vengono dichiarati in esubero. 65.000 dalle Province, diecimila dal personale civile della Difesa e 30.000 militari». Ma anche al ministero degli Interni si prepara un taglio «del 10% del personale». Per i «pubblici» c&#8217;è la mobilità per due anni, all&#8217;80% dello stipendio; poi, se non possono essere ricollocati in altro comparto o sede, c&#8217;è il licenziamento. La spending review punta a eliminare 4,2 miliardi di spese subito; ma «prima di nominare Bondi, Monti aveva illustrato tagli per 25-27 miliardi». Se ci si aggiunge la «delega» data a Patroni Griffi per applicare anche qui il «nuovo» art. 18, dice Betti, «diventa possibile licenziare per motivi economici praticamente tutti i 3,5 milioni di dipendenti. &#8216;Per Costituzione&#8217;, visto che hanno inserito l&#8217;obbligo al pareggio di bilancio».</p>
<p>Insomma: la crisi crea disoccupazione, ma il governo ci mette molto di suo&#8230;(Beh, buona giornata. <div id="attachment_5981" class="wp-caption alignleft" style="width: 85px"><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/05/5397132877_3660beb075_s.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/05/5397132877_3660beb075_s.jpg" alt="" title="5397132877_3660beb075_s" width="75" height="75" class="size-full wp-image-5981" /></a><p class="wp-caption-text">La ricetta della Bce per uscire dalla crisi non sta funzionando.</p></div></p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=I+governi+tanto+sono+stati+capaci+di+entrare+nella+crisi%2C+quanto+sono+incapaci+di+saperne+uscire.+http%3A%2F%2Fis.gd%2FjsuAvl" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=I+governi+tanto+sono+stati+capaci+di+entrare+nella+crisi%2C+quanto+sono+incapaci+di+saperne+uscire.+http%3A%2F%2Fis.gd%2FjsuAvl" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div><p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.marco-ferri.com%2F%3Fp%3D5978&amp;title=I%20governi%20tanto%20sono%20stati%20capaci%20di%20entrare%20nella%20crisi%2C%20quanto%20sono%20incapaci%20di%20saperne%20uscire." id="wpa2a_4"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Lezione di Toni Negri: “Storia dei movimenti dagli anni ’60 a oggi”.</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 18:23:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://vimeo.com/38182573 Tweet This Post]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_5976" class="wp-caption alignleft" style="width: 292px"><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/d5f1f39ec1d6a10ee4b9909075ba84b941d019e3caccb2cea670c6bf.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/d5f1f39ec1d6a10ee4b9909075ba84b941d019e3caccb2cea670c6bf.jpg" alt="" title="d5f1f39ec1d6a10ee4b9909075ba84b941d019e3caccb2cea670c6bf" width="282" height="282" class="size-full wp-image-5976" /></a><p class="wp-caption-text">Antonio Negri</p></div><a href="http://vimeo.com/38182573" title="Lezione di Toni Negri." target="_blank">http://vimeo.com/38182573</a></p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Lezione+di+Toni+Negri%3A+%E2%80%9CStoria+dei+movimenti+dagli+anni+%E2%80%9960+a+oggi%E2%80%9D.+http%3A%2F%2Fis.gd%2FRl6RMV" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Lezione+di+Toni+Negri%3A+%E2%80%9CStoria+dei+movimenti+dagli+anni+%E2%80%9960+a+oggi%E2%80%9D.+http%3A%2F%2Fis.gd%2FRl6RMV" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div><p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.marco-ferri.com%2F%3Fp%3D5972&amp;title=Lezione%20di%20Toni%20Negri%3A%20%E2%80%9CStoria%20dei%20movimenti%20dagli%20anni%20%E2%80%9960%20a%20oggi%E2%80%9D." id="wpa2a_6"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>C&#8217;era una volta a Gaza.</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 10:41:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ferri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[libertà, informazione, pluralismo,]]></category>
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		<category><![CDATA[armi al fosforo]]></category>
		<category><![CDATA[International Solidarity Mouvement]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Striscia di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Arrigoni]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giulio Gargia-3dnews.it Il giorno in cui fu assassinato,Vittorio Arrigoni viveva a Gaza, dentro una comunità di cui raccontava problemi e sofferenze, come quelli causati dall’Operazione Piombo Fuso del 2008. Dopo allora solo sette attivisti occidentali dell&#8217;ISM, l&#8217;International Solidarity Mouvement, tra cui lui, sono rimasti sotto le bombe, decisi a dare una mano alla popolazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Giulio Gargia-3dnews.it</p>
<p><div id="attachment_5969" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/foto.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/foto.jpg" alt="" title="foto" width="150" height="132" class="size-full wp-image-5969" /></a><p class="wp-caption-text">Dedicato a Vittorio Arrigoni</p></div><br />
Il giorno in cui fu assassinato,Vittorio Arrigoni viveva a Gaza,<br />
dentro una comunità di cui  raccontava problemi e sofferenze, come<br />
quelli causati dall’Operazione Piombo Fuso del 2008.</p>
<p>Dopo allora solo sette attivisti occidentali dell&#8217;ISM, l&#8217;International<br />
Solidarity Mouvement, tra cui lui, sono rimasti  sotto le bombe,<br />
decisi a dare una mano alla popolazione civile di Gaza.</p>
<p>Per questo, Vittorio ha ricevuto il Premio Speciale Rachel Corrie<br />
2010. dedicato all&#8217;attivista USA morta sotto un bulldozer israeliano.<br />
Non potendo uscire da Gaza a causa del blocco israeliano, alla<br />
premiazione del 4 ottobre sono andati i suoi genitori</p>
<p>Tra i suoi articoli, veri e propri scoop, come la denuncia<br />
dell&#8217;impiego massiccio di fosforo bianco e di armi di nuova<br />
generazione (DIME).<br />
Per le sue attività un sito pro Israele, <a href="http://stoptheism.com/" title="Bersagli da colpire." target="_blank">http://stoptheism.com/</a> lo<br />
indica tra i “bersagli da colpire”,  con relativi riferimenti<br />
telefonici.<br />
I volontari dell&#8217;ISM sono definiti “terroristi” , su di loro ci sono<br />
schede dettagliate e invito, a chiunque possa fornire indicazioni<br />
utili, a mettersi in contatto con l&#8217;organizzazione tramite mail o<br />
numero di telefono.</p>
<p>A Vik e a tutti loro abbiamo dedicato questa nostra puntata della<br />
cronaca a fumetti, che trovate sul nostro link<br />
<a href="http://www.3dnews.it/taxonomy/term/384?page=7" title="Vittorio Arrigoni" target="_blank">http://www.3dnews.it/taxonomy/term/384?page=7</a><br />
Con una particolare citazione per Fiamma Nirenstein e per il suo odio<br />
inconsulto per tutti quelli che vogliono aiutare il popolo<br />
palestinese. (Beh, buona giornata).</p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=C%E2%80%99era+una+volta+a+Gaza.+http%3A%2F%2Fis.gd%2F8iOwcG" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=C%E2%80%99era+una+volta+a+Gaza.+http%3A%2F%2Fis.gd%2F8iOwcG" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div><p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.marco-ferri.com%2F%3Fp%3D5965&amp;title=C%E2%80%99era%20una%20volta%20a%20Gaza." id="wpa2a_8"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Titoli di studio, titoli di pagamento, titoli dei giornali.</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 10:31:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le lauree in canottiera, di Francesco Merlo-la Repubblica Sono il rogo dei libri nelle valli dei dané. E certo si capisce che ora circolino le battute sulla Lega che «chiude per rutto». E si sprecano le volgarità su Rosy Mauro, la nera che «sta rovinando il capo», «la dottoressa ‘Mamma Ebe’» che ha laureato in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_5962" class="wp-caption alignleft" style="width: 271px"><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/IMG_0442.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/IMG_0442-261x300.jpg" alt="" title="IMG_0442" width="261" height="300" class="size-medium wp-image-5962" /></a><p class="wp-caption-text">Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega Nord.</p></div>Le lauree in canottiera, di Francesco Merlo-la Repubblica</p>
<p> Sono il rogo dei libri nelle valli dei dané. E certo si capisce che ora circolino le battute sulla Lega che «chiude per rutto». E si sprecano le volgarità su Rosy Mauro, la nera che «sta rovinando il capo», «la dottoressa ‘Mamma Ebe’» che ha laureato in Svizzera anche il suo giovane compagno, poliziotto ed artista che cantando «ci hanno ridotto a culi nudi» un po’ si presta alla ferocia della satira sboccata. Perciò Mamma Ebe promette di riempire l’Italia di sganassoni con le sue grandi mani di fatica, rosse e nodose, il cerchio all’anulare, mani laureate in Svizzera che è un dettaglio gradasso di Bossi, una pernacchia in più all’Italia dei saperi: «non solo regalo la laurea alla mia badante, ma la compro addirittura in Svizzera», insomma meglio di quella di Mario Monti, meglio di quella della Fornero. </p>
<p>Come si vede, dunque, la degradazione del titolo di studio in patacca da rigattiere nella zona più ricca d’Italia non è il dettaglio pittoresco di una ben più seria sconfitta politica. Al contrario, nel Trota che manda in pensione l’asino e, dopo tre bocciature, il partito gli compra l’agognato e immeritato diploma al mercato nero di chissà dove, c’è già la secessione in atto.</p>
<p>Sulle spalle di questo povero figlio, che dal 2010 frequenta a Londra una misteriosa università («in economia» disse a Vanity Fair) pagata dagli italiani sotto forma di rimborsi elettorali, non c’è solo l’ennesimo aggiornamento del ‘tengo famiglia’ e della logica del cognome che pure spiegano la sua carriera politica. </p>
<p>Ma c’è l’aggressione a quel primato dell’ingegno che ancora ci identifica in tutto il mondo, all’Italia che ora cammina sulle gambe di Riccardo Muti e di Renzo Piano, di Umberto Eco e di Carlo Rubbia, a quella che sarà pure diventata una retorica già gravemente minacciata di decadenza, ma che solo la faccia del trota economista a Londra riesce profondamente a umiliare.</p>
<p>Papà Bossi, che lo voleva come delfino ed erede politico, gli ha negato un’individualità, lo ha azzerato e senza offrirgli via di scampo lo ha modellato come pataccaro leghista, ancora più pataccaro e leghista di sé, ha marchiato la sua giovane coscienza con il dio Po e con tutte le altre corbellerie padane sino a fargli presentare, agli esami di maturità, delle tesi su quel Cattaneo che solo papà ha ridotto a piazzista politico e a imbroglione, ma che in realtà è un autore difficile anche per i professori. Il risultato ovvio non è solo la bocciatura, ma anche quella sua faccia apatica su cui si sarebbero esercitati Piero Camporesi e Arnold Gehelen, la faccia come modello d’inconsistenza che sognavano d’incontrare Walter Chiari, Cochi e Renato e i cabarettisti del Derby, la faccia su cui ora si sta crudelmente divertendo l’Italia.</p>
<p>Ebbene, quella faccia andrebbe presa drammaticamente sul serio perché esprime benissimo l’aggressione dell’incultura leghista all’identità nazionale, è la faccia-bandiera della competenza degradata ad incompetenza nella provincia nordista degli Aiazzone dove i libri sono da sempre arredamento.</p>
<p>Ecco perché il cerchio magico che si compra le lauree non è l’evoluzione nordista della vecchia e gloriosa truffa all’italiana. Qui non ci sono Totò e Peppino a Gemonio. E nella signora Bossi, premiata con una scuola privata, la Bosina, per la quale il marito chiede al partito un milione e mezzo di euro, non c’è solo il paese delle mogli, il trionfo della solita economia domestica che è l’unica scienza finanziaria nazionale, né c’è solo il tributo del celodurista spelacchiato all’Italia del matriarcato dove, nonostante la biologia, è sempre la moglie che ingravida il marito. </p>
<p>Certo, la signora Manuela, governando il marito ha governato l’intero governo italiano che della Lega è stato lungamente ostaggio, ma in quella scuola privata c’è qualcosa di più e di peggio, qualcosa forse di irreparabile nel mondo del mito sciaguratamente brianzolizzato del self made man che ora ricicla danaro illecito, nella fuga dalla condizione operaia verso quella dei piccoli padroni che evadono il fisco, nella corruzione politica da record che devasta la Lombardia… La scuola della Bossi è il dileggio finalmente realizzato della cultura che in quel mondo ha una sola funzione: essere dileggiata dall’asino, e dunque comprata ed esibita. </p>
<p>È la scuola in canottiera, l’antiscuola, non un nuovo modello Montessori ma il raglio al posto delle grammatiche.<br />
Non sarà facile liberare dall’anticultura e svelenire quella parte dell’Italia del Nord che con Bossi ha ancora un rapporto di identità corporale, non sarà semplice restaurare nei villaggi della val Brembana l’anima italiana, l’identità nazionale fondata sulle eccellenze dei saperi coltivati e depositati. Non c’è infatti nessuna simpatia canagliesca, non c’è nessuna allegria manigolda nelle due lauree — due — che il tesoriere Francesco Belsito, ex autista ed ex venditore di focacce, ‘indossa’ sul corpaccione da buttafuori, il tesoriere più pazzo del mondo, il gorilla leghista dottore in Scienza della comunicazione (università di Malta, scrisse nel sito del governo quando era sottosegretario) e dottore in Scienze politiche a Londra, dove, non avendo valore legale, si vendono lauree ai cialtroni di tutto il mondo, italiani, libanesi, ucraini&#8230;</p>
<p>Attenzione, dunque: questo Bossi non è il terrone padano, il solito terrone capovolto. Qui c’è infatti l’attacco alla scuola che non ha solo alfabetizzato l’Italia ma l’ha unita nell’orgoglio rinascimentale, nell’amore per le eccellenze, da Dante sino a Rita Levi Montalcini. Bossi nella sua vita di pataccaro si è finto medico, ha festeggiato per tre volte la laurea mai conseguita e non dimenticheremo mai che la Gelmini, ministro della Pubblica istruzione, convocò il senato accademico dell’Università di Varese pretendendo di dare il tocco e la toga alla volgarità del linguaggio politico, di maritare il Sapere con l’indecenza grammaticale, di adottare l’insulto come forma di comunicazione colta: «Voglio proprio vedere chi avrà il coraggio di mettere in dubbio il buon diritto di Umberto Bossi, che è parte della storia di questo Paese, a ricevere una laurea honoris causa».</p>
<p>Battistrada della via culturale alla secessione la Gelmini, appoggiata da un gruppetto di intellettuali disorientati e rampanti, diffondeva — ricordate? — tutta quella paccottiglia contro i professori meridionali, voleva gli esami in dialetto, fece guerra alla lingua del Manzoni in nome di una improbabile matematica, i numeri contro le lettere, roba che solo adesso, dinanzi al mercato della lauree, assume il suo vero volto di pernacchia. </p>
<p>Il cerchio magico acquista solo lauree vere, non cerca la falsa laurea dei vecchi magliari del sud che, sia pure delittuosamente, esprimevano rispetto e soggezione per i professori che imitavano. Non viola in segreto la legge, ma la raggira alla luce del sole: non il delitto che collide con la norma, ma la patacca che collude con la norma; non il delitto che è grandezza e castigo, ma il valore comprato ed esibito, che è scherno e disprezzo. È l’unico vero sputo con cui la Lega ha davvero sporcato l’Italia.(Beh, buona giornata).</p>
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		<title>Beh, buona giornata oltre sessanta mila visitatori.</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 15:43:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La situazione delle letture ad oggi; Visitatori: 60008 Pagine viste: 394998 Spiders: 460147 Feeds: 44183 Un grazie a tutti i lettori. Beh, buona giornata. Tweet This Post]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_5960" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/IMG_0252.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/IMG_0252-e1333898938140-225x300.jpg" alt="" title="IMG_0252" width="225" height="300" class="size-medium wp-image-5960" /></a><p class="wp-caption-text">Marco Ferri</p></div>La situazione delle letture ad oggi;<br />
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<p>Un grazie a tutti i lettori. Beh, buona giornata.</p>
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		<title>Ecco le nuove norme per il licenziamento (se approvate dal Parlamento).</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 16:38:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ferri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5950" class="wp-caption alignleft" style="width: 950px"><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/licenziamento.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/licenziamento.jpg" alt="" title="licenziamento" width="940" height="1268" class="size-full wp-image-5950" /></a><p class="wp-caption-text">Le nuove norme.</p></div>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Ecco+le+nuove+norme+per+il+licenziamento+%28se+approvate+dal+Parlamento%29.+http%3A%2F%2Fis.gd%2FHXMeaL" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Ecco+le+nuove+norme+per+il+licenziamento+%28se+approvate+dal+Parlamento%29.+http%3A%2F%2Fis.gd%2FHXMeaL" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div><p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.marco-ferri.com%2F%3Fp%3D5949&amp;title=Ecco%20le%20nuove%20norme%20per%20il%20licenziamento%20%28se%20approvate%20dal%20Parlamento%29." id="wpa2a_14"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La lotta di classe dei ricchi contro i poveri.</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 20:23:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista a Luciano Gallino di Matteo Pucciarelli-micromega Il povero ragioniere Ugo Fantozzi, reduce da una delusione amorosa in ufficio, prese in mano le &#8220;letture maledette&#8221; del compagno Folagra, il rivoluzionario con la barba lunga e la sciarpa rossa emarginato da tutti. Mesi di studio, e all&#8217;improvviso, curvo sui libri accatastati in salotto, sbatté il pugno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista a Luciano Gallino di Matteo Pucciarelli-micromega</p>
<p>Il povero ragioniere Ugo Fantozzi, reduce da una delusione amorosa in ufficio, prese in mano le &#8220;letture maledette&#8221; del compagno Folagra, il rivoluzionario con la barba lunga e la sciarpa rossa emarginato da tutti. Mesi di studio, e all&#8217;improvviso, curvo sui libri accatastati in salotto, sbatté il pugno sul tavolo: «Ma allora mi han sempre preso per il culo!». Quasi come una rivelazione divina: Fantozzi aveva capito tutto.</p>
<p>Ecco, la lettura dell&#8217;ultimo lavoro di Luciano Gallino &#8220;La lotta di classe dopo la lotta di classe&#8221; (intervista a cura di Paola Borgna, editori Laterza) può sortire lo stesso effetto.</p>
<p>Anche in un pubblico colto, sobrio e moderatamente di sinistra. Perché smonta uno a uno i dogmi dell&#8217;idea, anzi dell&#8217;ideologia moderna liberista, così trasversale, così apparentemente intangibile, come se non ci fossero altri schemi possibili all&#8217;infuori. E Gallino lo fa mettendo in fila dati, studi, e non opinioni. Senza facili populismi, senza scorciatoie preconfezionate. Spiegando che la lotta di classe esiste, eccome. Solo che si è ribaltata: è il turbo capitalismo che ha ingranato la quarta contro le conquiste dei movimenti operai ottenute fino agli anni &#8217;70. E i lavoratori sono sempre più divisi al loro interno, impegnati in un&#8217;altra lotta, quella tra poveri.</p>
<p>Un testo imprescindibile per capire dove stiamo andando, e seguendo quali (folli) logiche. Un testo che a sinistra dovrebbe – o potrebbe, chissà – diventare una sorta di bibbia laica.</p>
<p>Era un&#8217;ottima occasione per parlarne direttamente col professore e sociologo piemontese.</p>
<p><strong>Partendo dal tema del momento: dopo aver letto il libro sembra di capire che l&#8217;attacco all&#8217;articolo 18, ma anche semplici frasi come quella di Monti «le aziende non assumono perché non possono licenziare», siano in realtà parte di un disegno ben preciso: quella lotta di classe alla rovescia di cui parla nel libro. È così?</strong></p>
<p>«Direi di sì. Si tratta di idee che circolano da decenni, che fanno parte della controffensiva iniziata a fine anni &#8217;70 per superare le conquiste che i lavoratori avevano ottenuto a caro prezzo dalla fine della guerra. Riproposte oggi sembrano sempre più idee ricevute, piuttosto che analisi attinenti alla realtà. Dottrine neoliberiste imposte adesso con la forza, combattendo i sindacati, comprimendo i salari e tagliando le spese sociali».</p>
<p><strong>Lei scrive: «La correlazione tra la flessibilità del lavoro – che tradotto significa libertà di licenziamento e insieme uso esteso di contratti di breve durata – e la creazione di posti di lavoro non è mai stata provata, se si guarda all&#8217;evidenza accumulatasi con i dati disponibili». Qui da mesi e mesi alla tv ci riempiono la testa col &#8220;modello danese&#8221;, poi quello tedesco&#8230; Ci fu la riforma Treu nel &#8217;96, poi quella Biagi, e ancora non sembra bastare. Allora forse la Cgil non dovrebbe firmare la riforma, anche se la clausola del reintegro venisse reintrodotta, perché è tutto l&#8217;impianto ad essere sbagliato&#8230;</strong></p>
<p>«La Cgil è in una situazione molto difficile. Anche perché gran parte degli altri sindacati e dei media sono favorevoli a questa visione neoliberale. L&#8217;Ocse non è mai riuscita a provare l&#8217;esistenza di una correlazione tra flessibilità e maggiori posti di lavoro, e in alcune sue pubblicazioni arriva perfino ad ammetterlo. E anzi, c&#8217;è un aspetto paradossale: usando gli stessi indici dell&#8217;Ocse, si scopre che ad aumentare dovrebbe essere la rigidità, semmai. Perché dopo la riforma del 2003, che ha aumentato la cosiddetta flessibilità in Italia e che la rende superiore ad altri paesi come Francia, Germania e Inghilterra, i nostri indici occupazionali sono peggiorati».</p>
<p><strong>La sinistra sembra giocare sempre in difesa. Passa per conservatrice. Che poi in effetti è vero, perché difende diritti acquisiti. Eppure il messaggio non passa, e se passa lo fa negativamente. &#8220;La vecchia sinistra, anti-moderna&#8221;. Il progresso sembra appannaggio di chi professa lo smantellamento del modello sociale. C&#8217;è un problema di comunicazione? Perché la sinistra ha così tante difficoltà a farsi capire da chi dovrebbe difendere?</strong></p>
<p>«C&#8217;è un problema non grosso come una casa, ma come un grattacielo. Se a sinistra non c&#8217;è un partito di grande dimensioni che non difende il &#8220;Lavoro&#8221; significa che siamo davvero malmessi e che l&#8217;impresa diventa ancor più ardua. E poi la sinistra ha contro la maggior parte dei media e della classe politica, anche quella della &#8220;sinistra&#8221; stessa. Perché sono state introiettate quelle dottrine neoliberiste di cui prima. La lotta ideologica contro i sindacati per adesso ha vinto, culturalmente in primis. Basta vedere il calo degli iscritti al sindacato nei Paesi sviluppati. E questo ha inciso anche sulla partecipazione dei cittadini alla vita politica».</p>
<p><strong>Verrebbe da dire che la fine delle ideologie è una grande bugia. Perché una è sicuramente rimasta, viva e vegeta&#8230;.</strong></p>
<p>«La fine delle ideologia è una delle più robuste e articolate ideologie in circolazione. È servita ad assicurare il dominio delle politiche economiche neoliberali, e anche la legittimazione di quelle politiche sul piano culturale e ideale. Gli slogan gli conosciamo bene: &#8220;ridurre la spesa pubblica&#8221;, &#8220;tagliare le imposte alle imprese e agli individui&#8221;, &#8220;occorre più flessibilità&#8221;, &#8220;meglio il lavoro temporaneo&#8221;, &#8220;il mercato deve guidare ogni immaginabile decisione, anche a livello locale&#8221;. Tutto questo ha avuto la meglio, anche nella cultura di una parte della sinistra. Conta poco che queste ricette siano sistematicamente sconfessate dalla realtà»</p>
<p><strong>È interessante come il modello neoliberista abbia copiato da Gramsci la propria tendenza egemonica culturale. Lei lo ripete spesso. E poi spiega, e lo ha detto anche prima, come un pezzo di sinistra ne sia stata sedotta. Aggiungerei che alla sinistra hanno copiato anche l&#8217;internazionalismo, cioè la capacità di fare &#8220;gioco di squadra&#8221; a livello planetario. Come si fa a invertire la tendenza? Come si fa a imporre nuovamente una visione alternativa della società?</strong></p>
<p>«È estremamente difficile. L&#8217;egemonia attuale è vincente sia sul piano della pratica, come lo vediamo ogni giorno, sia sul piano morale e culturale. L&#8217;austerità sta tagliando l&#8217;insieme delle condizioni di vita di milioni di persone, seminando recessione. E qui nasce un altro pericolo, cioè che politiche di questo genere fomentino l&#8217;estrema destra che urla contro la finanza, ma in modo assolutamente strumentale».</p>
<p><strong>Il primo a parlare di &#8220;austerità&#8221; fu Enrico Berlinguer. Qualcuno, sempre a sinistra, ha ritirato fuori la cosa.</strong></p>
<p>«Sì, ma erano altri tempi, altre situazioni, e quella parola usata dal segretario del Pci voleva dire un&#8217;altra cosa. Ora significa tagliare salari, posti di lavoro, spesa sociale e diritti. Allora era una critica al consumo. La crisi è nata anche per delle storture del modello produttivo. Non si può pensare di continuare a produrre sempre di più, all&#8217;infinito. Il progresso non consiste nell&#8217;avere cinque telefoni e tre automobili a famiglia, ma ha a che vedere con la qualità della vita, del tempo libero, del lavoro&#8230;»</p>
<p><strong>Negli anni Settanta i giovani gridavano lo slogan &#8220;Lavorare meno, lavorare tutti&#8221;. A un certo punto lei parla dei sindacati, e fa una critica a livello non solo europeo, ma mondiale: «Non si è sentito nessun sindacato, o gruppo di sindacati, europeo o americano, alzare la voce per dire che era inaudito che il salario orario minimo in Cina fosse di 75 centesimi di dollaro; e che è scandaloso che aziende europee e americane protestino perché quell&#8217;innalzamento da 65 a 75 centesimi non permette più loro di operare con profitto&#8230;». È sicuramente vero. Ma perché accade? Si è persa la solidarietà di classe? L&#8217;egoismo, l&#8217;interesse particolare, ha contagiato anche il sindacato? È questa l&#8217;ennesima vittoria del pensiero dominante?</strong></p>
<p>«I sindacati hanno delle giustificazioni. La frammentazione delle attività produttive ha complicato l&#8217;attività sindacale. Un conto è avere un megafono per parlare a cinquemila operai tutti insieme, un conto è andarli a cercare in cinquanta fabbriche diverse con cento operai ciascuno. Però sì, a livello internazionale si è fatto poco. La necessità, adesso, è esportare diritti».</p>
<p><strong>Il governo tecnico, anzi i governi tecnici in Europa, sono in realtà governi di destra. Lo chiarisce molto bene. Com&#8217;è possibile che il Pd lo sostenga e ne subisca il fascino anche per il futuro? Sembra un cerchio che si chiude. La dimostrazione che la sua analisi sul pensiero dominante è corretta.<br />
</strong><br />
«Concorrono diversi fattori. Un po&#8217; perché la dottrina neoliberale, come dicevamo, ha fatto presa anche a sinistra. Poi c&#8217;è il timore di apparire agganciati a una storia di &#8220;vecchie ideologie&#8221;. C&#8217;è una questione di competenza: si è capito ben poco di perché è nata la crisi, sul come si è sviluppata, per colpa di chi o di cosa. E infine c&#8217;è un fattore di convenienza: l&#8217;Italia è in Europa, e in Europa si gioca con le regole del liberismo. Così qualcuno avrà pensato di far mettere la faccia ai &#8220;tecnici&#8221; rispetto alla richieste dolorose che Bruxelles richiedeva. Diciamo che può essere stato un grigio calcolo elettorale».</p>
<p><strong>Lei cosa ne pensa dei No Debito? È possibile rifiutarsi di pagare?</strong></p>
<p>«Il movimento non tiene conto dell&#8217;esistenza della Bce, che però non opera come una normale banca centrale: non può concedere prestiti, magari a basso tasso di interesse, agli stati membri o ad altre istituzioni. Questo perché il trattato di Maastricht lo proibisce. Abbiamo rinunciato alla sovranità monetaria entrando nella Ue, e quindi ci ritroviamo con una moneta straniera. Ecco, visto questo, non pagare il debito è impossibile. L&#8217;istanza è però moralmente valida, specie se si pensa alla dissennatezza del sistema finanziario, al fatto che i Paesi hanno speso 4,1 trilioni di euro per salvare le banche aumentando il proprio debito. Ma bisognerebbe chiedere subito una riforma del sistema finanziario. Sono stati fulminei a fare la riforma delle pensioni, a imporre diktat da occupazione militare alla Grecia, eppure da anni giace in un cassetto da anni una riforma di questo tipo. Per la quale dovremmo davvero batterci».</p>
<p><strong>L&#8217;analisi del suo libro potrebbe diventare fondamentale per ridare fiato alla sinistra. Ho letto il &#8220;Manifesto per un soggetto politico nuovo&#8221;, e mi sembra che il gruppo di intellettuali che l&#8217;ha redatto e firmato, tra cui lei, vada in quella direzione. Che reazioni ha avuto da parte dei partiti d&#8217;area?</strong></p>
<p>«Ho l&#8217;impressione che siamo intorno a zero. Ma vorrei dire che non si tratta di buttare via i partiti, quanto di rinnovarli, saldando il ponte tra movimenti e organizzazioni politiche. Se i movimenti continuano a vedere i partiti come vecchie carrozze, e se i partiti vedono i movimenti come allegri ma inutili catalizzatori per le manifestazioni, il futuro non sarà certamente roseo».</p>
<p><strong>Chiudo con una battuta. In chiusura lei scrive: «Con la caduta del socialismo reale è stato seppellito anche quel frammento di verità essenziale su cui era stata malaccortamente e colpevolmente innalzata la torreggiante megamacchina sociale che pretendeva di rappresentarlo. Quel frammento, che dopotutto sta alla base del movimento operaio da quando è cominciato, fin dall&#8217;inizio dell&#8217;Ottocento, era la ragione stessa della storia, o meglio la ragione che conferisce un senso alla storia. Era giusto che la torre cadesse, ma, cadendo, la torre ha sepolto tra le sue macerie anche quell&#8217;ultimo frammento che rappresentava la speranza di un rinnovamento della società intera. E questa è stata una perdita enorme». Lo sa che le daranno dello stalinista?<br />
</strong><br />
«È possibile e la cosa mi diverte anche. Perché cito dati ufficiali, molto spesso, del Congresso americano. Tutto questa significa che tra la realtà oggettiva delle cose e l&#8217;interpretazione che se ne dà c&#8217;è una distanza siderale. E ciò non depone certo a favore della maturità politica della nostra classe dirigente». (Beh, buona giornata).</p>
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		<title>Lega rubona.</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 17:58:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ferri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/417220_3401311162087_1549071069_32953609_65789586_n.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/417220_3401311162087_1549071069_32953609_65789586_n-300x225.jpg" alt="" title="417220_3401311162087_1549071069_32953609_65789586_n" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-5947" /></a>di Stefano Galieni-rifondazione.it</p>
<p>Roberto Biorcio è forse uno dei migliori conoscitori della Lega Nord in Italia, numerose sono state le sue pubblicazioni e interviene volentieri per parlare delle ultime vicende che hanno colpito il partito di Bossi. </p>
<p><strong>Il partito è oggi più che in passato al centro di inchieste di forte rilevanza, ma non si tratta in fondo di novità </strong><br />
«Si sullo stesso tesoriere Belsito erano già emersi numerosi elementi problematici. È stato al centro di alcune spregiudicatezze finanziarie, erano emersi legami fra politica e n’drangheta. La novità è che quanto accade oggi lambisce direttamente la famiglia Bossi. Poi quando a beneficiarne sono anche i singoli il fatto è nuovo e diviene ancora più grave. Nel passato recente c’è stato il caso di Boni, alla Regione Lombardia che è stato difeso compattamente nonostante si parli di tangenti. Questa volta la reazione di Maroni e di quelli a lui più vicini è stata diversa. Ha cavalcato l’indignazione leghista, ha chiesto e ottenuto non solo le dimissioni di Belsito ma una pulizia generale nel gruppo dirigente. Bossi si è imbestialito, nel suo gruppo c’è stato un lungo silenzio e solo alla fine ha parlato di un attacco mirato alla Lega. In altri tempi non avrebbe fatto così.<br />
Questo segna un cambiamento nelle competizioni interne alla Lega che non si era mai raggiunto. Se la vicenda di Belsito sarà forte come quella di Lusi si arriverà ad una crescita del potere di Maroni come interprete di una serie di istanze della base».</p>
<p><strong>Ma secondo lei si è aperta la lotta alla successione di Bossi? </strong><br />
«Più che altro si è accentuata. Bossi ha anche provocatoriamente offerto le proprie dimissioni ma non è quello che vogliono i leghisti. Non vedo uno scontro frontale ma un processo in cui si capirà fino a che punto avanza il potere di Maroni. Ora ci saranno i congressi regionali e vedremo chi la spunterà già nella formazione dei nuovi organismi dirigenti. Un altro elemento importante saranno le amministrative, vero banco di prova. La lega gode di posizioni di vantaggio, è forza di opposizione al governo Monti e raccoglie tutto quel dissenso che non si riversa su Di Pietro o la sinistra fuori e dentro il parlamento. Contemporaneamente alle persecuzioni in via Bellerio dalla Padania si annunciava la raccolta firme per opporsi alla revisione dell’Art 18. Quindi si intende investire in questo spazio politico rimasto vuoto. Al di là delle divisioni interne potenziali la Lega dovrebbe ottenere risultati immediati, anche gli altri partiti non risultano molto attrattivi e la sola alternativa per molti leghisti è l’astensionismo».</p>
<p><strong>Certo pare di vedere un attacco generalizzato verso i partiti tutti.</strong><br />
«Io non credo che ci sia un complotto ma un indebolimento dei partiti. Come ai tempi di tangentopoli c’è maggiore possibilità di perseguire reati che prima incontravano forte opposizione. I partiti hanno perso credibilità, non hanno autorità morale e politica e in questo quadro le procure possono colpire anche dirigenti più elevati. Sulla vicenda della lega c’è da dire che ci si è mossi su denuncia di un leghista, sintomo di una lotta interna che coinvolge diverse componenti della lega che non vogliono certo distruggere il movimento. Non a caso Maroni vuole dare la caccia ai trasgressori e dichiara di auspicare pulizia».</p>
<p>C<strong>he futuro si prospetta secondo lei per questo partito pensando agli umori del popolo leghista?</strong><br />
«Dipende da come evolve il confronto. Se aumenta il potere di Maroni e diminuisce gradualmente quello di Bossi ci sarà una trasformazione quasi indolore, gestendo l’opposizione a Monti. Pochi scossoni e nessuna scissione verticale. Anzi il consenso si potrebbe consolidare con il passaggio di voti dal Pdl alla Lega grazie agli effetti negativi di Monti. Se invece lo scontro interno aumentasse e per esempio Bossi riprovasse ad imporre i propri uomini nei congressi regionali il rischio è di ripercussioni pesantissime che il movimento vorrebbe evitare. Bossi non è più quello di 10 anni fa e anche se nessuno vuole fare a meno di lui non è in grado di riprovare ad estromettere Maroni. Se ci prova potrebbe palesarsi il rischio di una scissione che pagherebbero tutti. Quindi la prospettiva più plausibile è quella di una limitazione dei conflitti verso una lenta trasformazione della Lega».(Beh, buona giornata)</p>
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		<title>L&#8217;articolo 18 e le manie compulsive degli economisti neo-liberisti.</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 13:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scacchiera di Adam Smith, di BARBARA SPINELLI-la Repubblica OLTRE un decennio è passato, e ancora in Italia si inveisce contro un articolo dello Statuto dei lavoratori che incendia gli animi come se possedesse vizi ferali, da cui deriverebbero tutti i mali. Possibile che in piena recessione, con la disoccupazione giovanile salita al 32 per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_5938" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/karl_marx-adam_smith.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/karl_marx-adam_smith-300x185.jpg" alt="" title="karl_marx-adam_smith" width="300" height="185" class="size-medium wp-image-5938" /></a><p class="wp-caption-text">Il capitalismo in balia dei neo-liberisti.</p></div>La scacchiera di Adam Smith, di BARBARA SPINELLI-la Repubblica</p>
<p>OLTRE un decennio è passato, e ancora in Italia si inveisce contro un articolo dello Statuto dei lavoratori che incendia gli animi come se possedesse vizi ferali, da cui deriverebbero tutti i mali. </p>
<p>Possibile che in piena recessione, con la disoccupazione giovanile salita al 32 per cento, l&#8217;infelicità e il malessere dipendano in modo così totale dalla tutela giuridica del lavoratore allontanato per falsi motivi economici, contemplata nell&#8217;articolo 18? </p>
<p>Possibile che i pochi casi di reintegrazione dei licenziati (un migliaio in 10 anni) siano a tal punto distruttivi della ripresa, della stabilità economica, della reputazione esterna, dell&#8217;interesse di investitori stranieri? Neppure la Confindustria pare crederci, tanto che il nuovo presidente, Squinzi, considera la burocrazia ben più devastante dell&#8217;articolo 18 (&#8220;Non è l&#8217;articolo a fermare lo sviluppo&#8221;).</p>
<p>Né si può abusare dell&#8217;Europa: la lettera della Bce non parla nei dettagli dell&#8217;articolo, ma di una &#8220;revisione delle norme che regolano assunzione e licenziamento (&#8230;), stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro&#8221;. Le autorità europee sono &#8220;indifferenti alle classi&#8221; (class-indifferent), ha detto un economista greco, Yanis Varoufakis: fissano obiettivi, non come raggiungerli.</p>
<p>Se i detrattori dell&#8217;articolo 18 sono così rigidi vuol dire che dietro la loro battaglia c&#8217;è un&#8217;ideologia forte, restia alle confutazioni. C&#8217;era in Berlusconi, ma c&#8217;è anche in quello che Ezio Mauro chiama &#8220;integralismo accademico&#8221;. Una norma dello Statuto diventa sineddoche, cioè la parte che spiega il tutto: come quando si dice vela e s&#8217;intende nave. Si dice articolo 18 ma s&#8217;intende la filosofia, la genealogia, la storia dell&#8217;incandescente articolo. Con questa filosofia e questa storia si regolano i conti, e più precisamente con alcuni principi base della socialdemocrazia: lo Statuto dei lavoratori del &#8217;70, e la concertazione praticata nei primi &#8217;90 tra governi, imprenditori, sindacati. </p>
<p>Ambedue sono la riposta che la nostra classe dirigente seppe dare al ribellismo sociale, nonché al terrorismo. Ambedue generarono un Patto sociale permanente che in Italia era inconsueto, che consentì ai sindacati di preferire le riforme alla rivoluzione o ai particolarismi rivendicativi. Che li spinse a unirsi, a rendersi autonomi dai partiti. Che diede loro un&#8217;inedita padronanza di sé, del destino nazionale (Amartya Sen parla di empowerment, di potere su di sé dato agli emarginati, perché diventino cittadini responsabili). </p>
<p>Tutto questo è socialdemocrazia, non comunismo o consociativismo: anche se da noi il nome era altro. Chi se la prende con tale patrimonio trucca un po&#8217; le carte. La crisi del 2007-2008 non sembra passata da queste parti, intaccando vecchi dogmi e anatemi: per molti resta una storia raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che prodigiosamente colpevolizza non i mercati poco imbrigliati, ma le riforme socialdemocratiche e la carta d&#8217;identità dell&#8217;Europa postbellica che è stata la creazione (non a caso concepita durante la guerra) del Welfare. </p>
<p>È così che alcune parole decadono, annerite: la concertazione, il consenso o dialogo sociale. Perfino dialettica è parola invisa a chi, certo d&#8217;avere scienza infusa, non vede che il conflitto di idee e progetti è sale della democrazia.</p>
<p>Vale dunque la pena ripensare gli anni &#8217;70-&#8217;90, che produssero la variante socialdemocratica italiana che è il patto sociale permanente. Lo Statuto dei lavoratori, divenuto legge nel &#8217;70, viene approvato dal Senato il giorno dopo Piazza Fontana. La concertazione e la politica dei redditi furono perfezionate da Amato e Ciampi nel &#8217;92 e &#8217;93, quando un sistema politico infettato dalla corruzione e tanto più vulnerabile al terrorismo venne messo in riga da Mani Pulite. </p>
<p>Salvaguardare la coesione sociale d&#8217;un Paese così provato era prioritario, e per ottenerla fu inventata non una democrazia più autoritaria ma più plurale, che del conflitto sapesse far tesoro &#8220;coinvolgendo (sono parole di Gino Giugni, ministro del lavoro di Ciampi) una platea di soggetti assai più ampia di quella uscita dal voto&#8221;.</p>
<p>Sin dal &#8217;94 Berlusconi mise in questione tale eredità. La concertazione divenne il nemico, come testimonia il Libro Bianco sul lavoro presentato nel 2001 dal ministro del Welfare Maroni: la codecisione doveva finire, soppiantata da mere consultazioni. Che il bersaglio non fosse il comunismo ma la socialdemocrazia è attestato dalla biografia di Giugni: è nel partito socialdemocratico di Saragat che il padre della concertazione si fece le ossa. </p>
<p>In un libro-intervista del 2003, Giugni disse che con lo Statuto dei lavoratori &#8220;la Costituzione entrò in fabbrica&#8221;, e che la concertazione rese la democrazia più plurale, efficace: &#8220;Perché ci sia intesa bisogna partire dalla diversità&#8221;, scrisse, aggiungendo che la critica della concertazione in nome delle prerogative sovrane del Parlamento era infondata, anche quando veniva da economisti illustri come Mario Monti (Giugni, La lunga marcia della concertazione, Mulino).</p>
<p>Gino Giugni fu gambizzato nell&#8217;83 dalle Br. Altri economisti a lui vicini, riformatori del diritto del lavoro, furono assassinati (Tarantelli, D&#8217;Antona, Biagi). Tutti erano fautori della concertazione. Ricordiamo quel che disse D&#8217;Antona, sull&#8217;articolo 18 e la reintegrazione dell&#8217;operaio licenziato per fittizi motivi economici: &#8220;Il superamento delle forme più rigide di garantismo può portare a rivedere in cosa consiste un licenziamento legittimo, ma non a sottoporre a revisione i rimedi che si offrono nei confronti dei licenziamenti non rispondenti a tale requisito&#8221;. Il regolamento dei conti non è finito, con un&#8217;epoca che vide congiungersi concertazione, lotta alla corruzione, antimafia. Noi commemoriamo Falcone e Borsellino, e Tarantelli, D&#8217;Antona, Biagi. Ma volentieri ne dimentichiamo i metodi e le fedi. </p>
<p>Dicono che l&#8217;articolo 18 non ha da essere tabù, e certo i difetti non mancano: i processi sterminati sono fonte d&#8217;incertezza. Ma i tabù sono materia combustibile, non si spengono senza pericolo. Ci deve essere una ragione per cui all&#8217;articolo s&#8217;aggrappa anche chi &#8211; precario, disoccupato &#8211; non ne usufruisce. Anche chi, col tristo nome di esodato, non ha più lavoro e non ancora pensione. Esistono tabù civilizzatori, eretti contro future derive. I tabù non sono idoli, feticci. È colma di tabù, l&#8217;Europa uscita da guerre e dittature che fecero strame di antichi divieti (non ucciderai, non negherai giustizia alla vedova e all&#8217;orfano, ai deboli e diversi). Per Hitler era tabù intollerabile anche il Decalogo. </p>
<p>Gli economisti neo-liberali che denunciano mercati troppo regolati hanno forse in mente una società perfetta, che funziona senza lentezze né dubbi. Si dicono ispirati da Adam Smith. Ma Smith teorizzò la mano invisibile che in un libero mercato trasforma l&#8217;interesse egoista in pubblica virtù, restando il filosofo morale che era. In quanto tale se la prese con gli ideologi, chiamati &#8220;uomini animati da spirito di sistema&#8221;. </p>
<p>L&#8217;uomo di sistema, scrive nella Teoria dei sentimenti morali, &#8220;tende a essere molto saggio nel suo giudizio e spesso è talmente innamorato della presunta bellezza del suo progetto ideale di governo, che non riesce a tollerare la minima deviazione da esso. Sembra ritenere di poter sistemare i membri di una grande società con la stessa facilità con cui sistema i pezzi su una scacchiera.(&#8230;) Nella grande scacchiera della società umana ogni singolo pezzo ha un principio di moto autonomo, del tutto diverso da quello che la legislazione può decidere di imporgli&#8221;.</p>
<p>Forse vale la pena rileggere Smith il moralizzatore, oltre che l&#8217;economista: l&#8217;avversario di tutti coloro che &#8220;inebriati dalla bellezza immaginaria di sistemi ideali&#8221; si lasciano ingannare dai loro stessi sofismi, e alla società chiedono troppo, non ottenendo nulla. (Beh, buona giornata).</p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=L%E2%80%99articolo+18+e+le+manie+compulsive+degli+economisti+neo-liberisti.+http%3A%2F%2Fis.gd%2FxUFZkC" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=L%E2%80%99articolo+18+e+le+manie+compulsive+degli+economisti+neo-liberisti.+http%3A%2F%2Fis.gd%2FxUFZkC" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div><p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.marco-ferri.com%2F%3Fp%3D5936&amp;title=L%E2%80%99articolo%2018%20e%20le%20manie%20compulsive%20degli%20economisti%20neo-liberisti." id="wpa2a_20"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La rivolta degli Zero: i cittadini in croce contro discariche e inceneritori.</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 10:47:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 4 al 12 aprile 2012 un cittadino si metterà in croce davanti al Ministero dell’Ambiente. Chiediamo al Ministro Clini, al governo e alle autorità competenti di attuare la strategia Rifiuti Zero per la gestione dei rifiuti di Roma: raccolta differenziata porta a porta spinta, riuso, riciclo, riduzione dei rifiuti. Basta con la vecchia politica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 4 al 12 aprile 2012  un cittadino si metterà in croce davanti al Ministero dell’Ambiente.<br />
Chiediamo al Ministro Clini, al governo  e alle autorità competenti di attuare la strategia Rifiuti Zero per la gestione dei rifiuti di Roma: raccolta differenziata porta a porta spinta, riuso, riciclo, riduzione dei rifiuti.<br />
Basta con la vecchia politica delle discariche e degli inceneritori. Basta inquinare il territorio e avvelenare i cittadini. Crediamo in un’Italia migliore, attenta all’ambiente e alla salute, finalmente cosciente delle sue ricchezze naturali, culturali, umane.  </p>
<p>In concomitanza con l’iniziativa e sempre davanti al Ministero dell’Ambiente, un cittadino sarà in sciopero della fame per tutto l’arco della protesta. Ogni giorno invierà una lettera aperta diretta ai principali soggetti coinvolti nel problema dei rifiuti (l’iniziativa ‘TRE CAPPUCCINI E UNA LETTERA AL GIORNO’ potrà essere seguita sul sito <a href="http://www.larivoltadeglizero.it " title="La rivolta degli Zero" target="_blank">www.larivoltadeglizero.it<br />
</a></p>
<p>Le iniziative sono promosse dal Coordinamento Rifiuti Zero per il Lazio.<br />
Informazioni su<a href="http:// www.coordinamentorifiutizeroperillazio.it" title="Rifiuti Zero."> www.coordinamentorifiutizeroperillazio.it</a><br />
&#8211;<br />
Coordinamento Rifiuti Zero per il Lazio<br />
inforzlazio@gmail.com<br />
<a href="http:// www.coordinamentorifiutizeroperillazio.it" title="Rifiuti Zero.">www.coordinamentorifiutizeroperillazio.it</a><div id="attachment_5932" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/DSC_5698.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/DSC_5698-300x199.jpg" alt="" title="DSC_5698" width="300" height="199" class="size-medium wp-image-5932" /></a><p class="wp-caption-text">La rivolta degli Zero.</p></div></p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=La+rivolta+degli+Zero%3A+i+cittadini+in+croce+contro+discariche+e+inceneritori.+http%3A%2F%2Fis.gd%2FZEy0jI" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=La+rivolta+degli+Zero%3A+i+cittadini+in+croce+contro+discariche+e+inceneritori.+http%3A%2F%2Fis.gd%2FZEy0jI" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div><p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.marco-ferri.com%2F%3Fp%3D5931&amp;title=La%20rivolta%20degli%20Zero%3A%20i%20cittadini%20in%20croce%20contro%20discariche%20e%20inceneritori." id="wpa2a_22"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Non faremo un passo indietro: no discariche, no inceneritori, sì alla raccolta differenziata porta a porta.&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 14:08:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Coordinamento Rifiuti Zero per il Lazio, insieme a molti comitati, ha partecipato alla manifestazione del 31 marzo a Torrimpietra per opporsi alla costruzione dell&#8217;inceneritore e/o discarica a Pizzo del Prete, uno dei siti indicati dal Ministro Clini come compatibile. Alla manifestazione hanno partecipato circa mille persone che hanno gridato in modo deciso la loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/banner-coordinamento1.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/banner-coordinamento1-150x150.jpg" alt="" title="banner coordinamento" width="150" height="150" class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5924" /></a><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/torrimpietra-31-marzo-4.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/torrimpietra-31-marzo-4-150x150.jpg" alt="" title="torrimpietra 31 marzo 4" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-5925" /></a><br />
Il Coordinamento Rifiuti Zero per il Lazio, insieme a molti comitati, ha partecipato alla manifestazione del 31 marzo a Torrimpietra per opporsi alla costruzione dell&#8217;inceneritore e/o discarica a Pizzo del Prete, uno dei siti indicati dal Ministro Clini come compatibile.<br />
Alla manifestazione hanno partecipato circa mille persone che hanno gridato in modo deciso la loro opposizione al progetto.<br />
Pizzo del Prete ha precisi vincoli archeologici e paesaggistici, oltre ad aver usufruito dei fondi europei per l&#8217;agricoltura e la zootecnia biologica.<br />
Forse esiste il reato di truffa all&#8217;Europa?<br />
 Noi esploreremo tutte le strade per fermare questa operazione e sollecitiamo il Ministro ad imporre a Roma il raggiungimento del 65% di differenziata porta a porta, come imposto dalla normativa europea.<br />
Il raggiungimento di questo obiettivo renderebbe inutile non solo l&#8217;inceneritore di Pizzo del Prete, ma qualsiasi inceneritore nella regione Lazio.<br />
Come Coordinamento ricordiamo inoltre al Ministro Clini e a questo governo che non si può citare l&#8217;Europa solo quando fa comodo, ma chiediamo invece coerenza e rispetto della legge.<br />
In occasione degli incontri  del Ministro Clini con il Comune e la Provincia di Roma, Il Commissario, Il Co.na.i, i Consorzi di filiera, le societa&#8217; Ama ed E.Giovi,Banca Impresa Lazio e la Regione Lazio, che si terranno il 4 e 5 Aprile, il Coordinamento Rifiuti Zero per il Lazio invita i cittadini, i comitati e i rappresentanti politici ad intervenire al presidio che organizzeremo per ostacolare un percorso che, in modo fermo e determinato, non condividiamo.  </p>
<p>                                        <a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/torrimpietra-31-marzo-3.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/04/torrimpietra-31-marzo-3-150x150.jpg" alt="" title="torrimpietra 31 marzo 3" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-5921" /></a></p>
<p>                                                                                                                                   PRESIDIO 4 e 5 Aprile 2012 dalle ore  10.00 ad oltranza.<br />
                                                                                                                                               MINISTERO dell&#8217;AMBIENTE via Cristoforo Colombo, 44- Roma</p>
<p>&#8211;<br />
Coordinamento Rifiuti Zero per il Lazio<br />
inforzlazio@gmail.com<br />
www.coordinamentorifiutizeroperillazio.it</p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=%E2%80%9CNon+faremo+un+passo+indietro%3A+no+discariche%2C+no+inceneritori%2C+s%C3%AC+alla+raccolta+differenziata+porta+a+porta.%E2%80%9D+http%3A%2F%2Fis.gd%2FliEyb6" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=%E2%80%9CNon+faremo+un+passo+indietro%3A+no+discariche%2C+no+inceneritori%2C+s%C3%AC+alla+raccolta+differenziata+porta+a+porta.%E2%80%9D+http%3A%2F%2Fis.gd%2FliEyb6" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div><p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.marco-ferri.com%2F%3Fp%3D5920&amp;title=%E2%80%9CNon%20faremo%20un%20passo%20indietro%3A%20no%20discariche%2C%20no%20inceneritori%2C%20s%C3%AC%20alla%20raccolta%20differenziata%20porta%20a%20porta.%E2%80%9D" id="wpa2a_24"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il fronte del rifiuto.</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 15:53:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA del COORDINAMENTO RIFIUTI ZERO PER IL LAZIO: Oggi il Coordinamento Rifiuti Zero per il Lazio, insieme a molti comitati, ha partecipato alla manifestazione a Torrimpietra per opporsi alla costruzione dell&#8217;inceneritore e/o discarica a Pizzo del Prete, uno dei siti indicati dal Ministro Clini come compatibile. Alla manifestazione hanno partecipato circa mille persone che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COMUNICATO STAMPA del COORDINAMENTO RIFIUTI ZERO PER IL LAZIO:</p>
<p>Oggi il Coordinamento Rifiuti Zero per il Lazio, insieme a molti comitati, ha partecipato alla manifestazione a Torrimpietra per opporsi alla costruzione dell&#8217;inceneritore e/o discarica a Pizzo del Prete, uno dei siti indicati<br />
dal Ministro Clini come compatibile.</p>
<p>Alla manifestazione hanno partecipato circa mille persone che hanno gridato in modo deciso la loro opposizione al progetto.</p>
<p>Pizzo del Prete ha precisi vincoli archeologici e paesaggistici, oltre ad aver usufruito dei fondi europei per avviare aziende ad agricoltura e allevamento biologici.<br />
Forse esiste il reato di truffa all&#8217;Europa? Noi esploreremo tutte le strade per fermare questa operazione e sollecitiamo il Ministro ad imporre a Roma la raccolta al 65% di differenziata porta a porta, secondo ciò che è<br />
previsto dalla legge europea. Questa percentuale renderebbe inutile non solo l&#8217;inceneritore di Pizzo del Prete, ma qualsiasi inceneritore nella regione Lazio.<br />
Come Coordinamento ricordiamo inoltre al Ministro Clini e a questo governo che non si può citare l&#8217;Europa solo quando fa comodo, ma chiediamo invece coerenza e rispetto della legge.<br />
Su questo non faremo un passo indietro: no discariche, no inceneritori, sì alla raccolta differenziata spinta porta a porta.</p>
<p>31 marzo 2012<br />
&#8211;<br />
Coordinamento Rifiuti Zero per il Lazio<br />
inforzlazio@gmail.com<br />
<a href="http://www.coordinamentorifiutizeroperillazio.it " title="Rifiuti Zero" target="_blank">www.coordinamentorifiutizeroperillazio.it </a>(Beh, buona giornata).</p>
<p><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/03/20120331-175256.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/03/20120331-175256.jpg" alt="20120331-175256.jpg" class="alignnone size-full" /></a></p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Il+fronte+del+rifiuto.+http%3A%2F%2Fis.gd%2FsZ8mO2" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Il+fronte+del+rifiuto.+http%3A%2F%2Fis.gd%2FsZ8mO2" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div><p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.marco-ferri.com%2F%3Fp%3D5913&amp;title=Il%20fronte%20del%20rifiuto." id="wpa2a_26"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Pirella c&#8217;è, la pubblicità italiana invece no.</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 08:15:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per Emanuele Pirella, la pubblicità doveva essere tangibile, criticabile, condivisibile. E un prodotto andava scelto per simpatia, per affetto, per amore, per stima della marca che lo commercializza. Questa impostazione culturale e professionale è stata una cifra precisa, riconoscibile, direi una costante del segno che Emanuele Pirella ci ha lasciato, quando ci ha lasciato due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_5909" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/03/EmanuelePirellaPresLoweLi_copia_200x300.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/03/EmanuelePirellaPresLoweLi_copia_200x300-150x150.jpg" alt="" title="EmanuelePirellaPresLoweLi_copia_200x300" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-5909" /></a><p class="wp-caption-text">Emanuele Pirella, 1940-2010.</p></div>Per Emanuele Pirella, la pubblicità doveva essere tangibile, criticabile, condivisibile. E un prodotto andava scelto per simpatia, per affetto, per amore, per stima della marca che lo commercializza.  </p>
<p>Questa impostazione culturale e professionale è stata una cifra precisa, riconoscibile, direi una costante del segno che Emanuele Pirella ci ha lasciato, quando ci ha lasciato due anni fa. </p>
<p>E fa per niente impressione che le sue parole trovino piena cittadinanza nell’attualità: l’impoverimento culturale delle agenzie di pubblicità italiana ha toccato i minimi storici, ormai completamente fuori combattimento dal dibattito, non dico culturale, ma neppure sulla società o il costume. </p>
<p>E allora, alla maniera del meccanismo del rovesciamento, tanto caro alla buona pubblicità, non è stato Pirella a mancare due ani fa alla pubblicità italiana, ma l’esatto contrario: in effetti, la pubblicità italiana non c’è più, mentre Emanuele Pirella è molto presente nella formazione culturale, nella mentalità aperta, nello stile di lavoro di chi considera il linguaggio creativo un modo stimolante per veicolare pensieri, produrre concetti, creare occasioni ghiotte di comunicazione, capaci di svicolare, surfare, sgambettare, arrampicarsi, volteggiare, scantonare in ogni media: cose che rimangano nella mente dei lettori, perché argute, intelligenti, intriganti, che esse siano lette su un  autorevole quotidiano o su un sms; dette dallo speaker di uno spot o colte al volo su un twitter. </p>
<p>L’unica chance che la pubblicità italiana ha per tornare a essere un luogo sano sta nel sottrarsi alle evasioni di genere o alle strategie narrative postmoderne, cercando invece di dire qualcosa di intelligente, di autentico, scritto bene, sulla nostra epoca. Consapevoli di correre il rischio dell’innovazione, questo è l’impellente compito dei creativi pubblicitari italiani. Con Emanuele nel cuore. Beh, buona giornata.</p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Pirella+c%E2%80%99%C3%A8%2C+la+pubblicit%C3%A0+italiana+invece+no.+http%3A%2F%2Fis.gd%2FIZShgU" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Pirella+c%E2%80%99%C3%A8%2C+la+pubblicit%C3%A0+italiana+invece+no.+http%3A%2F%2Fis.gd%2FIZShgU" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div><p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.marco-ferri.com%2F%3Fp%3D5901&amp;title=Pirella%20c%E2%80%99%C3%A8%2C%20la%20pubblicit%C3%A0%20italiana%20invece%20no." id="wpa2a_28"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>3DNews  torna in edicola con Terra.</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 21:19:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ferri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Con un supplemento di 16 pagine, 3D disegna la “cronaca a fumetti” del naufragio del Giglio Il giornale ecologista Terra torna in edicola in tutta Italia, e si fa mensile; da venerdì 9 marzo, nelle principali edicole in Italia, con 68 pagine, carta ecologica, al prezzo di 4 euro. Insieme a TERRA torna anche l&#8217;inserto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_5898" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/03/IMG_0436.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/03/IMG_0436-300x107.jpg" alt="" title="IMG_0436" width="300" height="107" class="size-medium wp-image-5898" /></a><p class="wp-caption-text">Il naufragio del Concordia a fumetti.</p></div>Con un supplemento di 16 pagine, 3D disegna la “cronaca a fumetti” del naufragio del Giglio</p>
<p>Il giornale ecologista Terra torna in edicola in tutta Italia, e si fa mensile; da venerdì 9 marzo, nelle principali edicole in Italia, con 68 pagine, carta ecologica, al prezzo di 4 euro. </p>
<p>Insieme a TERRA torna anche l&#8217;inserto 3D, diretto da Giulio Gargia . Questo mese, la cronaca a fumetti, consolidata formula del supplemento, ci racconterà aspetti inediti del naufragio del Giglio. </p>
<p>Curata dalla Scuola Italiana di Comix, la storia del Concordia diventa un fumetto, che si occupa dei tanti “ eroi “ meno conosciuti che hanno fatto il loro dovere fino in fondo e così hanno permesso di limitare il bilancio delle vittime.</p>
<p>Altri contenuti : un intervento di Umberto Eco su memoria e dimenticanza, un reportage sul fallimento di Audiradio, una recensione “ filosofica” di “ In Time” di Zap Mangusta, e un intervento su cinema e filosofia del professor Giuseppe Di Giacomo.</p>
<p>Il fumetto di questo mese è stato realizzato dalla Scuola Italiana del Fumetto di Napoli e nasce dall&#8217;enorme interesse che la vicenda del Concordia ha generato in tutto il mondo, diventando una metafora – nel bene e nel male – dell&#8217;attuale situazione dell&#8217;Italia.</p>
<p>“ Schettino e De Falco, nella percezione dei media di tutto il mondo, sono diventati personaggi simbolo, archetipi dell&#8217;eroe e dell&#8217;antieroe, sintesi di quanto di peggio e di meglio ci sia in Italia. &#8211; dicono Giulio Gargia e Mario Punzo, promotori dell&#8217;iniziativa &#8211; Perciò abbiamo proposto a un serie di siti di fumetto anglosassoni di realizzare il racconto in inglese della vicenda, per entrare nel circuito mediatico internazionale con un linguaggio universale che raccontasse anche i tanti “ eroi “ meno conosciuti che hanno fatto il loro dovere fino in fondo e così hanno permesso di limitare il bilancio delle vittime. </p>
<p>Questo anche perchè il fumetto permette un racconto più completo, meno soggetto alle semplificazioni che la cronaca del giorno per giorno quasi sempre comporta. Le tavole che pubblichiamo sono la traduzione in italiano di questa nostra iniziativa ”</p>
<p>Realizzata in 2 puntate, con l&#8217;ideazione e soggetto di Giulio Gargia, lo script di Michele Assante del Leccese, e i disegni di Ferdinando Silvestri, la storia del Concordia a fumetti è in predicato di essere pubblicata in diversi siti esteri, grazie all&#8217;enorme interesse che la vicenda ha suscitato in tutto il mondo.</p>
<p><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/03/20120308-221934.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/03/20120308-221934.jpg" alt="20120308-221934.jpg" class="alignnone size-full" /></a></p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=3DNews+torna+in+edicola+con+Terra.+http%3A%2F%2Fis.gd%2F6bgIxQ" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=3DNews+torna+in+edicola+con+Terra.+http%3A%2F%2Fis.gd%2F6bgIxQ" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div><p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.marco-ferri.com%2F%3Fp%3D5891&amp;title=3DNews%20%20torna%20in%20edicola%20con%20Terra." id="wpa2a_30"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Oggi c&#8217;è lo sciopero dell&#8217;Auditel.</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 14:40:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi ha vinto la serata Auditel di ieri sera, sabato 3 marzo ? La risposta è : chissenefrega. Così, in pratica, si traduce lo sciopero Auditel proclamato per oggi, 4 marzo, da diverse realtà che in genere si occupano di analisi degli ascolti. A fine giornata, si tireranno le somme di un&#8217;iniziativa che sottolinea il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi ha vinto la serata Auditel di ieri sera, sabato 3 marzo ? La risposta è : chissenefrega. Così, in pratica, si traduce lo sciopero Auditel proclamato per oggi, 4 marzo, da diverse realtà che in genere si occupano di analisi degli ascolti.  </p>
<p>A fine giornata, si tireranno le somme di un&#8217;iniziativa che sottolinea il rapporto dialettico tra web e tv. Si chiama WIGD, la tv che vorrei, ed è promossa da una serie di blog e di siti che in genere si occupano di ascolti tv.  Blog e siti che abitualmente informano i propri lettori su tutto quel che accade in tv, e quindi anche sui dati d’ascolto, dopo una settimana dedicata alla qualità in tv, oggi hanno sospeso  la pubblicazione dei numeri per un giorno, oscurando i dati. Tra i promotori : TvBlog , Televisionando e CineTV.</p>
<p>Perché? L’iniziativa è simbolica e provocatoria e arriverà al termine di una settimana in cui la piattaforma di WIDG si è occupata di qualità in televisione. L’Auditel scatena il tifo e fa perdere di vista il senso più profondo della qualità in televisione. Tutto è sottomesso alla logica degli ascolti.<br />
Qual è lo scopo? Uscire dalla schiavitù degli ascolti, dalle diatribe, dalle lotte che rendono l’Auditel l’unico parametro per valutare la tv italiana. Pensiamo che si possa vivere anche senza percentuali di share e valori assoluti: l’Auditel è una convenzione, una misurazione che ha assunto un valore che non dovrebbe avere. E’ diventato l’unico parametro di riferimento per chi fa tv. E decreta, senza motivo, anche i successi qualitativi“, recita il manifesto di presentazione. </p>
<p>Se anche voi pensate “che si possa vivere anche senza percentuali di share e valori assoluti“, aderite all’iniziativa, dicendo la vostra, nei commenti o sulla pagina Facebook, o su Twitter, usando l’hashtag #WIDG.<br />
Vedremo quali saranno i risultati di questa azione che ha certamente un grande valore dimostrativo, e che ha il merito di mantenere alta l&#8217;attenzione sui meccanismi nefasti dell&#8217;auditelismo. Certamente, ormai la coscienza che in tv c&#8217;è bisogno di nuovi parametri si sta ampliando. Il prossimo passo dovrà essere necessariamente quello di proporre un nuovo meccanismo che si contrapponga all&#8217;Auditel. Per mezzi e per filosofia.</p>
<p><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/03/20120304-154031.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/03/20120304-154031.jpg" alt="20120304-154031.jpg" class="alignnone size-full" /></a></p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Oggi+c%E2%80%99%C3%A8+lo+sciopero+dell%E2%80%99Auditel.+http%3A%2F%2Fis.gd%2FwZUVy2" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Oggi+c%E2%80%99%C3%A8+lo+sciopero+dell%E2%80%99Auditel.+http%3A%2F%2Fis.gd%2FwZUVy2" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div><p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.marco-ferri.com%2F%3Fp%3D5889&amp;title=Oggi%20c%E2%80%99%C3%A8%20lo%20sciopero%20dell%E2%80%99Auditel." id="wpa2a_32"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La sciagura della Concordia a fumetti.</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 16:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia del Concordia diventa un fumetto. Con testi in inglese, per un pubblico anglosassone, in attesa di essere pubblicato nei prossimi giorni sui siti http://www.newsarama.com, http://www.comicbookresources.com, http://www.millardword.com, http://www.comicon.com/pulse la storia sarà anticipata dal lancio in Facebook sulle pagine di autori di comics come C.B.Cebulski. Il lavoro è stato realizzato dalla Scuola Italiana del Fumetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La storia del Concordia diventa un fumetto. Con testi in inglese, per un pubblico anglosassone, in attesa di essere pubblicato nei prossimi giorni sui siti<a href=" http://www.newsarama.com" target="_blank"> http://www.newsarama.com</a>, <a href="http://www.comicbookresources.com" target="_blank">http://www.comicbookresources.com</a>, <a href="http://www.millardword.com" target="_blank">http://www.millardword.com</a>, <a href="http://www.comicon.com/pulse" target="_blank">http://www.comicon.com/pulse</a> la storia sarà anticipata dal lancio in Facebook sulle pagine di autori di comics come C.B.Cebulski.</p>
<p>Il lavoro è stato realizzato dalla Scuola Italiana del Fumetto di Napoli e nasce dall&#8217;enorme interesse che la vicenda del Concordia ha generato in tutto il mondo, diventando una metafora – nel bene e nel male – dell&#8217;attuale situazione dell&#8217;Italia. </p>
<p>“ Schettino e De Falco, nella percezione dei media di tutto il mondo,  sono diventati personaggi simbolo, archetipi dell&#8217;eroe e dell&#8217;antieroe, sintesi di quanto di peggio e di meglio ci sia in Italia. &#8211; dicono Giulio Gargia e Mario Punzo, promotori dell&#8217;iniziativa &#8211; Perciò abbiamo proposto a un serie di siti di fumetto anglosassoni  di realizzare il racconto in inglese della vicenda, per entrare nel circuito mediatico internazionale con un linguaggio universale che raccontasse anche i tanti “ eroi “ meno conosciuti che hanno fatto il loro dovere fino in fondo e così hanno permesso di limitare il bilancio delle vittime. Il fumetto permette un racconto più completo, meno soggetto alle semplificazioni che la cronaca del giorno per giorno quasi sempre comporta.” </p>
<p>Realizzata in 2 puntate, con l&#8217;ideazione e soggetto di Giulio Gargia, lo script di Michele Assante del Leccese, e i disegni di Ferdinando Silvestri, la storia del Concordia a fumetti sarà successivamente pubblicata in italiano su 3D, il settimanale di cronaca a fumetti, sul sito www.3dnews.it e poi arricchita di nuovi episodi per la pubblicazione cartacea prevista a marzo come inserto di TERRA.</p>
<p>Website :<a href=" http://www.3dnews.it  " target="_blank"> http://www.3dnews.it  </a><br />
disegni: Ferdinando Silvestri<br />
Colori: Marco Matrone<br />
Sceneggiatura: Michele Assante del Leccese<br />
Coordinamento per Scuola Italiana di Comix: Mario Punzo<br />
Art director: Pasquale Pako Massimo</p>
<p>(Beh, buona giornata).<a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/Strip_01.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/Strip_01-300x107.jpg" alt="" title="Strip_01" width="300" height="107" class="alignleft size-medium wp-image-5874" /></a><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/Strip_02-copia.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/Strip_02-copia-300x105.jpg" alt="" title="Strip_02 copia" width="300" height="105" class="aligncenter size-medium wp-image-5875" /></a><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/Strip_03-copia.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/Strip_03-copia-300x211.jpg" alt="" title="Strip_03 copia" width="300" height="211" class="alignright size-medium wp-image-5876" /></a><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/Strip_04-copia.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/Strip_04-copia-300x107.jpg" alt="" title="Strip_04 copia" width="300" height="107" class="alignleft size-medium wp-image-5877" /></a><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/Strip_05-copia.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/Strip_05-copia-300x105.jpg" alt="" title="Strip_05 copia" width="300" height="105" class="aligncenter size-medium wp-image-5878" /></a><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/Strip_06.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/Strip_06-278x300.jpg" alt="" title="Strip_06" width="278" height="300" class="alignright size-medium wp-image-5879" /></a></p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=La+sciagura+della+Concordia+a+fumetti.+http%3A%2F%2Fis.gd%2Fdw0TCV" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=La+sciagura+della+Concordia+a+fumetti.+http%3A%2F%2Fis.gd%2Fdw0TCV" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div><p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.marco-ferri.com%2F%3Fp%3D5873&amp;title=La%20sciagura%20della%20Concordia%20a%20fumetti." id="wpa2a_34"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Il paradossale prodigio sulla pelle della realtà&#8221;: un ragionamento filosofico su “Miracolo a Le Havre” di Aki Kaurismaki .</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 19:09:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ferri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Popoli e politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Università e ricerca.]]></category>
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		<category><![CDATA[filosofia e cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[In sala con Giuseppe Di Giacomo*, di RICCARDO TAVANI Giuseppe di Giacomo ci propone un assunto che poi immediatamente rovescia. L&#8217;assunto è che il miracolo ha a che fare con la paradossalità e Kaurismaki prende talmente sul serio questo postulato da far diventare il paradosso normalità, e addirittura ovvietà, banalità quotidiana del suo racconto. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In sala con Giuseppe Di Giacomo*, di RICCARDO TAVANI</p>
<p><div id="attachment_5867" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/downloadAttachment-1-copia.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/downloadAttachment-1-copia-300x199.jpg" alt="" title="downloadAttachment-1 copia" width="300" height="199" class="size-medium wp-image-5867" /></a><p class="wp-caption-text">Un&#039;immagine di &quot;Miracolo a le Havre&quot;.</p></div><div id="attachment_5868" class="wp-caption alignright" style="width: 90px"><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/downloadAttachment-copia.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/downloadAttachment-copia.jpg" alt="" title="downloadAttachment copia" width="80" height="80" class="size-full wp-image-5868" /></a><p class="wp-caption-text">Giuseppe Di Giacomo.</p></div>Giuseppe di Giacomo ci propone un assunto che poi immediatamente rovescia. L&#8217;assunto è che il miracolo ha a che fare con la paradossalità e Kaurismaki prende talmente sul serio questo postulato  da far diventare il paradosso normalità, e addirittura ovvietà, banalità quotidiana del suo racconto. Il rovesciamento, però, ci avverte il professore, dobbiamo coglierlo non solo nella struttura della narrazione ma sopratutto nella semplicità, nella povertà spoglia delle immagini e dei mezzi cinematografici di cui il regista volutamente si serve. </p>
<p>La superficie, la pelle delle immagini qui gioca un ruolo decisivo. L&#8217;autore vuole che proprio la semplicità, la banalità quotidiana ci sia messa davanti, perché è in essa che noi dobbiamo saper vedere il miracolo possibile, ovvero sapere cogliere un aspetto che non è immediatamente visibile, solo perché non sappiamo o non vogliamo vederlo. </p>
<p>Il miracolo ha a che fare con la paradossalità dello sguardo umano che non riesce a vedere proprio quello ha davanti a sé. Non a caso Wittgenstein, ricorda Di Giacomo, invoca che Dio sappia far cogliere ai filosofi proprio quello che hanno sotto gli occhi e non riescono a vedere. È il miracolo che ci guarisce dalla nostra stessa cecità. </p>
<p>Sotto l’aspetto della vicenda umana che qui si racconta, il miracolo assume la forma narrativa della favola. Un adolescente africano, Idrissa, fugge da un container scaricato su una banchina del porto di Le Havre, dentro il quale ha attraversato clandestinamente le acque territoriali francesi. La polizia, guidata dall’enigmatico commissario Monet, gli dà la caccia per tutta la città. Ad aiutarlo e dargli rifugio è il lustrascarpe Marcel Marx, proprio il giorno in cui sua moglie Arletty è ricoverata in ospedale per un grave tumore che i medici (tacendolo però al lustrascarpe) diagnosticano come inguaribile, senza alcuna speranza. </p>
<p>Il “C’era una volta” della fiaba rimanda a una dimensione di atemporalità, anche se, dovendo rendercela con delle immagini, il regista le mette qui le vesti di gente e di ambienti rimasti per lo più agli anni 50-60 del secolo scorso. La favola, però, tratta di un tema estremamente attuale: quello della immigrazione clandestina. Dunque, l’elemento senza tempo del “C’era una volta” è attraversato da un cruciale carattere di temporalità, attualità. E Kaurismaki, nota Di Giacomo, nella scena in cui due amiche di Arletty le leggono in ospedale il brano di un libro, sofferma volutamente l’inquadratura sulla copertina. </p>
<p>Si tratta dei Racconti di Franz Kafka. Ora in Kafka è proprio l’elemento della temporalità a precludere la possibilità di un significato unico, di una spiegazione definitiva, di un senso compiuto del racconto. Kafka ci mette sempre davanti a un finale, a un problema aperto che non si chiude da sé e su sé. L’autore del film alterna continuamente il registro narrativo della fiaba alle immagini della drammatica realtà attuale relativa alla immigrazione. Favola e realtà le avvertiamo entrambe, simultaneamente, sulla stessa epidermide sensibile, la nostra. </p>
<p>Kaurismaki, suggerisce Di Giacomo, vuole che noi ci poniamo davanti al problema, facendoci però scorgere che sotto quella pelle scorre una speranza, c’è la possibilità di scrivere veramente quella che noi ora chiamiamo “favola”, o l’avverarsi di quello che definiamo “miracolo”. La realtà non è mai buona o cattiva in senso assoluto ma in relazione alla nostra consapevolezza, alla nostra presa di posizione, al nostro impegno. </p>
<p>In un mondo reale come quello attuale c’è bisogno di un rapporto di solidarietà per risolvere il problema tragico della immigrazione. Il lustrascarpe Marcel compie la scelta di mettere in atto la solidarietà, perché anche lui si è trovato un giorno ai margini della società e Arletty gli ha dato aiuto e rifugio, non badando ai pregiudizi e agli inconvenienti sociali derivanti dal suo essere un clochard. Lui è già, in quanto lustrascarpe, un personaggio della favola scritta a suo tempo da Arletty, la quale insiste sempre che Marcel, proprio come Idrissa, è rimasto un bambino. </p>
<p>È questo l’aspetto spiccatamente etico del film, sottolinea Di Giacomo. La decisione di Marcel di impegnarsi attivamente e di ritirare fuori tutto il proprio coraggio civile e la propria dignità umana è bene espressa dal suo ritirare fuori dall’armadio l’abito buono poco indossato, per aiutare meglio il ragazzo a oltrepassare la Manica e raggiungere la madre a Londra. </p>
<p>Il comportamento gretto, attaccato alla loro grigia realtà dei piccoli negozianti nei confronti dei quali il lustrascarpe ha maturato un debito lungo e mai rimesso, viene trasformato dal constatare che Marcel non si mette paura neanche di fronte alla pressione rude e incalzante della polizia. Il rovesciamento dal grigiore spento della realtà a quello luminoso della favola lo fa scattare Marcel con la sua scelta di entrare il quella che Hanna Arendt chiama la “vita activa”. </p>
<p>La solidarietà verso il ragazzo scatta anche negli altri. Il lustrascarpe si fa elemento attivo di azione e comunicazione. Il vecchio cantante rock Little Bob torna a sfoderare il meglio della sua musica e della sua mimica per esibirsi e tirare su i soldi necessari a far passare il canale a Idrissa.  Di Giacomo coglie una sorprendente citazione cinematografica, un fulminante flashback che ci fa veramente ruzzolare alla metà del secolo scorso. Il rapporto tra il lustrascarpe e il commissario Monet è  lo stesso che si instaura in “Casablanca” tra Rick Blaine e il Capitano Louis Renault. Anche in quel film è la decisione di Rick di uscire dal suo disincanto esistenziale e di rientrare nella “vita activa” a determinare la complice solidarietà dell’ufficiale francese. </p>
<p>Nel finale il regista torna a giocare pienamente l’assunto iniziale e il suo rovesciamento. Il miracolo ha a che fare con il paradossale e un ciliegio improvvisamente fiorito al primo e unico raggio di sole tra le costanti nebbie del porto non potrebbero mostrarcelo meglio. Ma il vero paradosso è lo scorrere del prodigio a fior di pelle della realtà e il nostro esiliarlo nella fiaba. (Beh, buona giornata).</p>
<p>*<strong>Chi è Giuseppe Di Giacomo ovvero la impossibilità del senso e il dovere etico della forma nell’arte del presente.<br />
</strong><br />
<em>Giuseppe Di Giacomo si è formato agli studi estetici con Emilio Garroni, ha ereditato la sua cattedra a “La Sapienza” di Roma e come il suo maestro è diventato uno dei docenti più seguiti dagli studenti e dai cultori di ogni età nella Facoltà di Filosofia. </p>
<p>È uno dei maggiori studiosi contemporanei del pensiero di Benjamin e Adorno, ma fondamentali sono anche le sue ricerche e i suoi scritti su Nietzsche, Lukács, Warburg e Wittgenstein. Nel campo dell’arte i suoi studi investono sia la pittura che la letteratura, da Klee, a Mondrian, a Malevič; da Proust, Dostojewskij Kafka, Joyce e Beckett. </p>
<p>Occupandosi dello scrittore contemporaneo Cormac McCarthy, soprattutto della “trilogia della frontiera” e delle trasposizioni cinematografiche, Di Giacomo sta delineando nelle sue lezioni universitarie una visione del cinema western come forma di narrazione epica moderna. </p>
<p>A partire dalla filosofia critica di Kant, dal prospettivismo nietzscheano, dall’opera estetica di Adorno e dalla concezione dei giochi linguistici di Wittgestein, Di Giacomo proprio perché vede nell’arte del presente l’impossibilità paradossale di giungere o di tornare a un senso finale compiuto, pensa che il lavoro sugli aspetti formali dell’opera costituisca un vero e proprio dovere estetico ed etico dell’artista. </p>
<p>Solo il processo di composizione, di montaggio formale di linee e colori, di parole, versi, ritmo, successione di immagini in movimento può conferire all’arte quella autonomia che la metta in grado di guardare criticamente alla realtà del mondo amministrato, tentando di ridare voce al silenzio di chi non ha potuto esprimersi, a cui è stata tolta la parola e la speranza insieme. </p>
<p>Tra le sue pubblicazioni: Dalla logica all&#8217;estetica. Un saggio intorno a Wittgenstein, 1989; Estetica e letteratura. Il grande romanzo tra Ottocento e Novecento, 1999; Icona e arte astratta. La questione dell&#8217;immagine tra presentazione e rappresentazione, 1999; Introduzione a Paul Klee, 2003; Alle origini dell&#8217;opera d&#8217;arte contemporanea, 2008; Beckett ultimo atto, 2009; L&#8217;oggetto nella pratica artistica, 2010. Sta dando alle stampe un libro sul grande pittore russo Malevič.<br />
</em></p>
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		<title>3DNews/Lusi e Margherita: una nuova versione della famosa canzone di Cocciante.</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 16:19:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“ Margherita”, scoperta una versione hard. Cocciante fa causa a Lusi di Velociraptor Dopo la guerra delle battute rubate tra Crozza e il web, arriva la battaglia delle canzoni sul caso Lusi. Ci si divide tra chi aveva intuito tutto da anni leggendo i testi di “ Lucy in the sky with diamonds “ e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“ Margherita”, scoperta una versione hard. Cocciante fa causa a Lusi<br />
di Velociraptor</p>
<p>Dopo la guerra delle battute rubate tra Crozza e il web, arriva la battaglia delle canzoni sul caso Lusi. Ci si divide tra chi aveva intuito tutto da anni leggendo i testi di “ Lucy in the sky with diamonds “ e chi invece sostiene che  Parisi aveva denunciato tutto in anticipo perchè da sempre è stato un appassionato di Cocciante. Gli ultimi ritrovamenti dei magistrati, ovvero una sceneggiatura inedita della videoclip di “Margherita”, ritrovata  nascosta in un ripostiglio dell&#8217;ultima villa comprata da Lusi, sembrano avvalorare la seconda tesi. Ecco infatti lo script originale con i suggerimenti delle inquadrature per il video, per il quale Cocciante ha già diffidato Lusi. Senza sapere che è già pronta per un&#8217;edizione della sora Cesira :</p>
<p><strong>“ Margherita” di Cocciante- Lusi- Fioroni</strong></p>
<p>Io non posso stare fermo<br />
con le mani nelle mani,<br />
tante cose devo fare<br />
prima che venga domani&#8230; </p>
<p><strong>vediamo firme in veloce successione su assegni bancari</strong></p>
<p>E se Rutelli sta dormendo<br />
io non posso riposare,<br />
farò in modo che al risveglio<br />
non mi possa più scordare. </p>
<p><strong>Lusi al computer di notte che scorre indici di Borsa<br />
</strong><br />
Perché questa brutta Borsa<br />
non sia nera più del nero,<br />
comprerò una bella casa<br />
e risparmierò sul serio</p>
<p><strong>vediamo una delle case di Lusi dall&#8217;esterno</strong></p>
<p>E perché l&#8217;orrido spead<br />
possa non tornare ancora,<br />
spendo soldi domattina<br />
come non ho fatto ancora&#8230; </p>
<p><strong>vediamo macchine contasoldi in azione frenetica<br />
</strong><br />
E per poi farli incantare<br />
senza avermi mai sgamato<br />
io mi muoverò in silenzio<br />
che nessuno ha mai sentito&#8230;  </p>
<p><strong>vediamo Rutelli, Marini e  Franceschini che parlano con Lusi<br />
</strong><br />
Sveglierò tutti gli agenti<br />
e promotori finanziari<br />
investiamo ancor più soldi<br />
perché lei vuole un villone. </p>
<p><strong>Scorrono immagini della moglie di Lusi in Agenzie immobiliari</strong></p>
<p>Poi corriamo per le strade<br />
e mettiamoci a cercare,<br />
perché qui non serve gloria,<br />
ma bensì un restauratore,<br />
poi con secchi di vernice<br />
ripittiamo tutti i muri,<br />
case, vicoli e palazzi,<br />
perché salgon di valore</p>
<p><strong>in successione, cartelli di vendesi di case<br />
</strong><br />
raccogliamo tutti i soldi<br />
che può darci questa sigla,<br />
costruiamoci una villa,<br />
per tornarci quando è sera. </p>
<p><strong>Immagini di manifesti in campagna elettorale<br />
</strong></p>
<p>Poi saliamo in direzione<br />
e contiamole una balla,<br />
perché Margherita è buona,<br />
perché Margherita è bella,<br />
perché Margherita è dolce,<br />
perché Margherita è scema,<br />
perché Margherita paga,<br />
e lo fa una vita intera. </p>
<p><strong>Vediamo Parisi arrabbiato che lascia un riunione</strong></p>
<p>Perché Margherita è un sogno,<br />
perché Margherita è soldi,<br />
perché Margherita è un conto<br />
che non può mai andare male,<br />
perché Margherita è tutto,<br />
ed è lei la mia pazzia.<br />
Margherita, Margherita,<br />
Margherita adesso è mia,<br />
Margherita è mia&#8230;</p>
<p><strong>Lusi  porta un mazzo di margherite al manifesto della Margherita. </strong><br />
<div id="attachment_5862" class="wp-caption alignleft" style="width: 245px"><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/LUSI.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/LUSI-235x300.jpg" alt="" title="LUSI" width="235" height="300" class="size-medium wp-image-5862" /></a><p class="wp-caption-text">Soldi che vanno, soldi che vengono.</p></div>(Beh, buona giornata).</p>
<p><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/20120210-171917.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/20120210-171917.jpg" alt="20120210-171917.jpg" class="alignnone size-full" /></a></p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=3DNews%2FLusi+e+Margherita%3A+una+nuova+versione+della+famosa+canzone+di+Cocciante.+http%3A%2F%2Fis.gd%2FscMySj" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=3DNews%2FLusi+e+Margherita%3A+una+nuova+versione+della+famosa+canzone+di+Cocciante.+http%3A%2F%2Fis.gd%2FscMySj" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div><p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.marco-ferri.com%2F%3Fp%3D5859&amp;title=3DNews%2FLusi%20e%20Margherita%3A%20una%20nuova%20versione%20della%20famosa%20canzone%20di%20Cocciante." id="wpa2a_38"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>3DNews/IL SENSO DI GIANNI PER LA NEVE.</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 22:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ferri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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		<description><![CDATA[di Giulio Gargia Vogliamo le dimissioni di Alemanno. Non da sindaco, da alpinista. Uno che si è fatto riprendere in montagna in tutte le salse, in teoria dovrebbe avere una qualche dimestichezza con la neve. E dovrebbe sapere che 35 mm di pioggia si trasformano in centimetri, se nevica, come molti prevedevano. Uno che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Giulio Gargia<br />
Vogliamo le dimissioni di Alemanno. Non da sindaco, da alpinista. Uno che si è fatto riprendere in montagna in tutte le salse, in teoria dovrebbe avere una qualche dimestichezza con la neve. E  dovrebbe sapere che 35 mm di pioggia si trasformano in centimetri, se nevica, come molti prevedevano. Uno che non si vorrebbe mai avere come compagno di cordata, visto come si comporta davanti a una tempesta imprevista.</p>
<p>Riepiloghiamo le azioni del degli ultimi giorni del sindaco alpinista, per dirla alla Silvio .<br />
Innanzitutto, con una decisione degna della Sibilla romana, sospende le lezioni ma lascia aperte le scuole.  Poi rifiuta l&#8217;aiuto della Protezione Civile, salvo richiederlo quando è troppo tardi. Ancora, in ordine di apparizione mediatica : chiama l&#8217;Esercito, chiude gli uffici pubblici, allerta i volontari, obbliga gli automobilisti a circolare in catene, fa spargere il sale quando piove ( così che non ne rimane per quando nevica ) richiude le scuole ( stavolta per intero ), chiede ai romani di rimanere a casa, e poi gli chiede di uscire di casa a spalare i marciapiedi. Si lamenta che Roma sia stata lasciata sola e poi dice che se l&#8217;è  cavata bene da sola . Ma se la prende con Gabrielli e vuole la commissione d&#8217;inchiesta .</p>
<p>Per non sbagliare, domenica gira per le strade scortato dai vigili con un paio di mezzi del Comune, mettendo in piedi la grottesca sceneggiata del sindaco- spalatore. Si fa riprendere mentre si dà da fare sui marciapiedi di piazzale Clodio, S. Giovanni e Re di Roma, dove incontra cittadini  plaudenti che lo ringraziano. </p>
<p>Una cosa a metà tra a “ battaglia del grano” del Duce a torso nudo che miete nei campi e il Berlusconi con casco giallo da operaio all&#8217;apice della forma. Pubblicato sul blog ufficiale del sindaco, il video di Alemanno spalatore è già oggetto di una serie di esilaranti risposte alla You Tube alla retorica finto moderna dell&#8217;alpinista de noantri. Si rivede un video  del 2010, costruito come un cinegiornale dell&#8217;Istituto Luce di fascista memoria,  è diventato un piccolo cult, postato sulle bacheche di Facebook e sui siti amici . &#8220;Alemanno regala la neve a Roma&#8221; è il titolo del video, girato in bianco e nero, sulla nevicata del 12 febbraio 2010: occasione che offre al giovane autore, Dario Comel, lo spunto per fare ironia sul &#8220;podestà Alemanno&#8221;, con l&#8217;inno ufficiale del Ventennio &#8220;Giovinezza&#8221; di sottofondo.</p>
<p>Appena sfornato, invece è  “ALEMANNIUM – uomini che odiano la neve”. Un breve montaggio delle dichiarazioni del sindaco alternate alle immagini di Roma di questi giorni è sufficiente a inchiodare il sedicente amante della montagna al senso del ridicolo. E non c&#8217;è nemmeno bisogno di montaggio quando il nostro fa il suo accorato appello a Sky : “ E ora tutti con le pale in mano “. Risposta dal web : “ Un sindaco che ci fa girare le pale” . Oppure quando attacca e dice : “ Chi è il responsabile di questo disastro ? “. Ovvero la stessa domanda che la CONSOB si fece dopo il crack Parmalat, il Sant&#8217;Uffizio dopo lo scandalo dei preti pedofili e Ranieri dopo la partita di ieri con la Roma. L&#8217;unico posto, lo stadio, dove tutto ha funzionato benissimo.  (Beh, buona giornata).</p>
<p><a href="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/20120206-233042.jpg"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/uploads/2012/02/20120206-233042.jpg" alt="20120206-233042.jpg" class="alignnone size-full" /></a></p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=3DNews%2FIL+SENSO+DI+GIANNI+PER+LA+NEVE.+http%3A%2F%2Fis.gd%2FxNtBYI" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=3DNews%2FIL+SENSO+DI+GIANNI+PER+LA+NEVE.+http%3A%2F%2Fis.gd%2FxNtBYI" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div><p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.marco-ferri.com%2F%3Fp%3D5849&amp;title=3DNews%2FIL%20SENSO%20DI%20GIANNI%20PER%20LA%20NEVE." id="wpa2a_40"><img src="http://www.marco-ferri.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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