La crisi del Pd:”la crisi economica comincia a mordere il Paese. Il paradosso è che le responsabilità non si scaricano sul governo, ma sui suoi avversari.”

di Massimo Franco  da corriere.it

 

 

Dire che è un risultato locale suona scontato e, insieme, molto riduttivo. La tesi sarebbe convincente se la sconfitta del Pd in Sardegna arrivasse come una parentesi inaspettata ed isolata. Ma segue di nemmeno un anno le elezioni politiche; di due mesi la disfatta in Abruzzo; e arriva in coincidenza con le primarie fiorentine, nelle quali è stato scelto come candidato sindaco del centrosinistra l’esponente che si opponeva al vertice nazionale del partito.

I fattori regionali c’entrano poco, dunque. E pesa molto, invece, l’onda lunga del voto dell’aprile scorso. È la conferma che quel risultato non ha rappresentato solo una vittoria, ma uno spartiacque nel Paese. Il «domino» che sta travolgendo ad una ad una le roccheforti dell’opposizione appare una conseguenza di quanto è accaduto allora; e dell’incapacità degli avversari di Silvio Berlusconi di capirlo e di affrontare una stagione nuova. Per questo lo schiaffo sardo ha un’eco dolorosamente nazionale, per Walter Veltroni. E porta a chiedersi se non abbia funzionato «l’effetto Soru»; oppure se il governatore uscente della Sardegna sia vittima della maledizione di un Pd ormai incapace di leggere le pulsioni più profonde dell’Italia. Gli indizi mostrano un elettorato d’opposizione in lenta erosione; e avviato ad un voto europeo che si profila ogni giorno di più come una disfatta.

La crisi economica comincia a mordere il Paese. Il paradosso è che le responsabilità non si scaricano sul governo, ma sui suoi avversari. Merito, senz’altro, di un presidente del Consiglio che continua a macinare consensi, nonostante tutto; e che sulla Sardegna ha investito con una campagna martellante quanto invadente. Ma anche demerito del centrosinistra, che non è stato capace di opporre alla «politicizzazione» del voto regionale un antidoto credibile. Si possono evocare come scusante la guerra di logoramento all’interno del Pd; e le voci velenose su un Soru futuro leader nazionale. Tanto che all’inizio, mentre i dati affluivano con lentezza esasperante, lunare per un Paese occidentale, veniva accarezzata l’illusione di una sua vittoria. Tutto questo, però, non basta a cancellare il sospetto di un’implosione che coinvolge la nomenklatura del centrosinistra e la sua cultura politica.

Ormai non serve sottolineare neppure l’inutilità di un antiberlusconismo che mobilita porzioni sempre più minoritarie. Il problema del Pd e dei suoi alleati è la mancanza di un’analisi seria della vittoria berlusconiana del 13 e 14 aprile del 2008. La domanda da porsi è se il centrosinistra non abbia avuto il coraggio di farla; o se più banalmente non ne sia stato capace. Qualunque sia la risposta, viene da pensare che sia stato sciupato quasi un anno. E la lotta per la successione a Veltroni, che già si intravede, non promette recuperi miracolosi. (Beh, buona giornata).

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