Terremoto contro Santoro: tra le case distrutte de L’Aquila spuntano le macerie della libertà di informazione.

Berlusconi e Fini, con l’attacco a Santoro, durante la loro visita ai terremotati, dimostrano, con una ingenuità poco degna degli incarichi istituzionali che rispettivamente ricoprono, che lo scopo della loro presenza nei luoghi del disastro è stato puramente propagandistico, per non dire di segno smaccatamente elettoralistico.

Gli hanno fatto eco, come da copione, gli esponenti della maggioranza che di mestiere fanno i coriferi: il solito stucchevole piano preordinato dalla fabbrica delle veline governative: l’ attacco alla professionalità di Travaglio, Ruotolo e Vauro va al di là del merito della trasmissione che Anno Zero ha dedicato al terremoto. Questo modo di agire è ormai una rubrica quotidiana, la sola novità è che è andata in onda in edizione straordinaria nel giorno di Pasqua.

Il nuovo presidente e il nuovo direttore generale della Rai potevano evitare di farsi venire un colpo della strega pasquale nell’inchinarsi così rapidamente al volere del capo del governo: sono intercorse neanche un paio d’ore tra le agenzie che riferivano delle dichiarazioni, apparentemente estemporanee di Berlusconi e Fini e le agenzie che riportavano il “pronto intervento” dei vertici della Rai.

Emblematico, infine lo “sdegno” del vescovo dell’Aquila che ha espresso il proprio giudizio anche sul resto della trasmissione: “E’ vergognoso che si permetta sulla televisione pubblica un dileggio così incivile su un dolore tanto grande affrontato dagli aquilani con molta dignità -ha tuonato-e un così evidente disprezzo di tutti i soccorritori e i volontari che hanno contribuito con meravigliosa generosità e affrontando gravi rischi a salvare moltissime vite umane”.

Se abbiamo capito chi ha dato il là alla polemica, quello che non si capisce è come il vescovo non provi il senso del pudore: tra i suoi fedeli ci sono quei costruttori che hanno fatto crollare le case a fronte di un terremoto che non avrebbe avuto quella forza distruttiva se non con la complicità del malaffare. Se il vescovo si voleva occupare di cose terrene poteva e doveva pensarci prima.

Evidentemente, i peana alla coesione politica, alla volontà politica bipartisan di fronte alle tragedia del terremoto sono durati troppo poco per essere credibili.
Mentre si contavano i morti, disperatamente si cercavano i vivi tra le macerie e arrivavano i soccorsi, Berlusconi ha fatto fare un sondaggio sulla sua popolarità. Quando ha visto che saliva, allora ha fatto del terremoto il suo ultimo cavallo di battaglia. Pronto a saltare su un altro cavallo all’abbisogna di un nuovo sondaggio.

I cittadini de L’aquila sono avvisati: meglio una trasmissione giornalistica che mette sotto torchio la macchina degli aiuti, che governanti che fanno della loro tragedia uno spot propagandistico.
Gli spot, si sa, non sarebbero spot se non durassero il tempo necessario alla notorietà di chi li paga.

La ricostruzione è cosa lunga, seria e faticosa. E non è detto che vada a buon fine se non ci sarà una informazione libera a vigilare sulle promesse fatte dai politici di turno. Beh, buona giornata.

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