La mejo tivvù.

“Viva l’Italia, pane e politica” è la prova provata che la Rai è viva. Viva la Rai.

In una giornata televisiva tra le più sceme del Terzo Millennio, con Baudo che faceva Masaniello per tutto il pomeriggio su Rai Uno, e la Perego su Canale 5 che ha organizzato la Vandea anti-servizio pubblico è arrivata, tra truci telefilm americani, di quelli morti, feriti, squartati e guanti di paraffina, la De Filippi e i suoi amichetti e la fiction ospedal-popolare di Rai Uno, a freddo, senza preavviso, è arrivata in onda su Rai Tre la Televisione, con la T maiuscola.

Quella che sfugge agli schemi, alle compatibilità del palinsesto, quella che fa spettacolo senza spettacolarizzare, che fa inchiesta senza spettegolare, che fa realtà senza reality, che fa denuncia senza piùùùù, sgnach, blegh e ohhhh, tipo le Jene.

Un cronista in mezzo alla strada, a Catanzaro a raccontare come si fa la politica in Italia. Sì, come si fa, chi la fa, perché la fa. Non era un documentario, non era una denuncia, non era costume né colore. Era il nostro Paese. E la Rai è sembrata la BBC.

La qual cosa rimanda al mittente, semplificandola, la domanda che ci facciamo da troppo tempo: cos’è la Tv di qualità? Eccola, è questa. E’ quella che nasce da una idea, che cresce facendola, che è ingenua, semplice, tenera: che guarda raccontando quello che vede, che non ha bisogno di costosi format.

Che vede, facendoti guardare chi siamo, da dove veniamo, dove stiamo andando. Che ti dice dove si coltiva quell’organismo geneticamente modificato che è il ceto politico del nostro Paese.

Che poi, dall’agone politico locale, arriva al regionale, e poi al Parlamento e poi, magari, anche al Governo. Ecco come si allevano i piccoli mostri, i satrapi, i tiranni che poi ci si piazzano sullo stomaco per decenni, entrano nella nostra vita civile e politica, dalla politica all’amministrazione pubblica, dal partito agli enti, nella pervicace ossessione del potere, fin su, magari fin dentro le istituzioni centrali, fin dentro la stessa Rai.

Allora, non c’è bisogno di rimpiangere “Viaggio in Italia” di Mario Soldati. Non c’è bisogno di fare tanti dibattiti. Non c’è bisogno di coinvolgere trust di cervelli. Se ci sono persone che sanno fare questa televisione in Rai, la Rai c’è.

Dobbiamo solo rimuovere le macerie che hanno seppellito, nel tentativo si soffocarle, persone che osano pensare, che osano lottare, che osano vincere: autori, giornalisti, conduttori, tecnici. Loro ci fanno bene, e fanno bene anche agli inserzionisti pubblicitari. Basta pane e cicoria. E’ tempo di “viva l’Italia, pane e politica”. Beh, buona giornata.

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Una replica a “La mejo tivvù.”

  1. Buno Fontanesi ha detto:

    Ma infatti !
    Peccato che queste “aree protette” sia troppo rade !!!
    E che, come io sostengo in “FINESTRE CONTROLLATE”:
    http://brunotto588.blog.espresso.repubblica.it/il_linguaggio_dimenticato/2007/02/finestre_contro.html
    alla fine finiscano solamente per fare il gioco globale del media, che riesce a far passare per “credibile” tutta la spazzatura proposta proprio grazie a questi sporadici episodi di qualità.
    Rai, quindi, ( e Televisione nostrana in genere ) comunque da bocciare. In pieno.

    Perchè la verità è una, e la ricerca della verità va in direzione opposta della ricerca della polemica, del vuoto chiacchiericcio, della sovraesposizione inutile ( o meglio, utile ad ottenere l’ effetto ricercato di disinformare, facendo credere di informare ! )

    Bruno

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