Botte da orbi nel partito del premier.

Caos nel Pdl, scatta il ‘tutti contro tutti’-da unità.it
Sale la tensione nel Popolo della Libertà in vista delle elezioni. Con Berlusconi che sceglie di fare qualche passo indietro rispetto al suo consueto presenzialismo (forse per far scemare il clamore degli scandali e delle sue vicende private) e con i suoi “luogotenenti” che si scatenano.

È il senatore Pdl Marcello Dell’Utri, amico di lunga data del premier, ad aprire il “fuoco” contro il partito accusato di essere un partito «insensibile», che «non riconosce il suo ruolo e quello dei suoi “circoli del buongoverno”». E, dunque, annuncia il senatore palermitano in una intervista a “La Stampa”: «Io e i miei circoli non faremo campagna elettorale per il Pdl». Motivo di tanta acredine? Un posto “al sole” per i suoi “ragazzi”: «Giovani interessati a una carriera politica. Anche dispostissimi a cominciare dal gradino più basso, di consigliere provinciale o circoscrizionale, o da un ruolo nel partito» che, invece, secondo Dell’Utri «non riconosce il loro ruolo» e li usa solo come «manovalanza per attaccare manifesti o allestire gazebo». Per Dell’Utri si è trattato di «un dispetto» a cui «io cercherò di rimediare, di ricucire, ma lo sfregio resta».

Solo in apparenza più pacate le parole che il ministro Bondi scrive al presidente della camera Fini in una lettera affidata al giornale della “famiglia Berlusconi”. Bondi invita Fini a rimanere «entro certi limiti» nell’esprimere opinioni all’interno del partito altrimenti si rischia «di abbracciare posizioni culturali distanti dalle nostre», indebolendo le «proposte politiche e programmatiche» del Pdl. In particolare, il ministro ricorda gli interventi di Fini in materia di immigrazione e bioetica e lo “richiama all’ordine” precisando: «Entro certi limiti, naturalmente, questa pluralità capace di intercettare istanze diverse della società può apparire positiva e perfino necessaria». Purché, sottolinea, non si arrivi ad «abbracciare posizioni culturali distanti dalle nostre». Il minaccioso invito del ministro a Fini è quello di esprimere il suo dissenso sulle scelte del governo solo dentro il partito: «Quello che sogno è un partito nel quale un leader politico come Gianfranco Fini partecipi attivamente, pur considerando il suo attuale incarico istituzionale, alla ricerca e alla formulazione della identità e della linea politica del nuovo partito, piuttosto che seguire una “svolta personale” come ha scritto Giuliano Ferrara». (Beh, buona giornata).

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