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Quanto ci mancherà il genio del silenzio.

Domenica è morto Marcel Marceau. Aveva 84 anni, spesi bene. Non si chiamava così. Il suo cognome divenne un nome d’arte, per via dell’ arte di sopravvivere alla persecuzione degli ebrei. Marceau era nato a Strasburgo il 22 marzo del 1923, ma era cresciuto a Lilla. Nel 1944 si era unito alla Resistenza. Nonostante tutto, […]

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Domenica è morto Marcel Marceau. Aveva 84 anni, spesi bene. Non si chiamava così. Il suo cognome divenne un nome d’arte, per via dell’ arte di sopravvivere alla persecuzione degli ebrei.

Marceau era nato a Strasburgo il 22 marzo del 1923, ma era cresciuto a Lilla. Nel 1944 si era unito alla Resistenza. Nonostante tutto, iniziò a studiare recitazione nel 1946 con Charles Dullin e il grande mimo Etienne Decroux.

Charles Chaplin e Buster Keaton furono i grandi geni del film muto. Invece Marceau continuò a usare il silenzio come potente strumento di comunicazione. Fino a domenica scorsa.

Marceau è stato scrittore, poeta, pittore, illustratore, celebre in tutto il mondo.

Marcel Marceau è stato un grande creativo, in un epoca in cui il fracasso, le urla, la bagarre, il cicaleggio, il bla-bla hanno via via preso il sopravvento.

Oggi che parliamo tutti troppo, cioè spesso a vanvera, Marceau ci mancherà, come ci mancano quei momenti di riflessione, di pausa, di introspezione che sono l’anticamera mentale dell’intuizione, quei momenti magici in cui si prefigura un’ idea, un approccio, nei quali prende forma la visione di un modo di agire.

Quel silenzio che segue il filo dei pensieri, che ci porta a sapere prima di tutti gli altri la cosa migliore da fare, che è sempre la più bella, interessante, spiazzante, innovativa, irrazionale, quindi poetica, promettente.

Finché il pandemonio del presente non riprende il comando della nostra mente, e il frastuono della mediocrità cerca di rendere arido ciò che il silenzio avrebbe reso fertile.

Seppe misurasi anche con la pubblicità, quando la creatività pubblicitaria era ben accolta tra chi ne voleva sperimentare il linguaggio fresco e disincantato, popolare e snob. Oggi si preferirebbe una calciatore o il “lato b” di una velina.

Una volta Marceau partecipò a“Silent Movie”di Mel Brooks, buffo film muto in cui lui fu l’unico a parlare. Pronunciò una sola parola: “No”.

Che è un’altra cosa che dovremmo imparare a dire più spesso. Adieu, monsieur Bip. Beh, buona giornata.

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Di Marco Ferri

Marco Ferri è copywriter, autore e saggista, si occupa di comunicazione commerciale, istituzionale e politica.

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