Per salvare la pubblicità italiana ci vuole una trasfusione di idee.

Per anni si è creduto che per convincere i consumatori bastasse dire tante volte la stessa cosa, non importava che cosa. Sono stati investiti milioni e milioni di euro tra passaggi televisivi, annunci stampa, radiocomunicati, banner, manifesti. Poi la crisi ha raggelato i grp’s, mentre i coefficenti di penetrazione (con rispetto parlando) si sono ammosciati: c’è la crisi, non si possono più buttare i soldi nel ripetere.

Gli editori, gli inserzionisti, i centri media e le agenzie di pubblicità sono nel panico: sono crollati gli investimenti pubblicitari. Che fare? Forse è giunto il momento per la pubblicità di dire cose importanti, dirle così bene che non c’è bisogno di ripeterle, ripeterle, ripeterle. Cioè di spendere, spendere, spendere.

E scoprire che una buona idea è un moltiplicatore del budget di pubblicità. Quelli abituati alla mediocrità della ripetizione sono andati in crisi, perché non corrispondono alle attuali esigenze del mercato della comunicazione commerciale. Quelli costano troppo, sono presuntuosi, non valgono la spesa.

Non ci sono più scuse, non ci sono alternative: dalla crisi dei consumi si esce rompendo l’ordalia della quantità, riscoprendo il talismano della qualità del messaggio commerciale.

La qualità fa bene a chi la vede (il consumatore), a chi la paga (l’inserzionista), a chi la rende pubblica (gli editori), a chi la fa. Ma è proprio qui che casca l’asino: chi la fa oggi non la sa più fare. Le vecchie agenzie di pubblicità sono anatre zoppe. Urge sangue nuovo, urge l’agenzia di nuova generazione. La pubblicità italiana ha bisogno di una trasfusione di idee. Beh, buona giornata.

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2 risposte a “Per salvare la pubblicità italiana ci vuole una trasfusione di idee.”

  1. alladr ha detto:

    in realtà, la pubblicità online (secondo questa ricerca pwc) non ha affatto perso investimenti, al contrario.
    staranno solo cercando un appiglio “ovunque capiti” oppure è davvero la via della pubblicità di qualità?

  2. Marco Ferri ha detto:

    La verità è che se internet cresceva a due cifre fino alla fine del 2008 e nel 2009 cresce a una cifra sola, è evidente la flessione. A meno di non accontentarsi della tearia del bicchiere mezzo pieno, in realtà anche gli investimenti pubblicitari su i nuovi media subiscono la deflazione tipica della “quarta crisi”, cioè del collasso circolatorio tra media e produzione di messaggi della comunicazione commerciale. E’ come quando si dice che l’Italia subirà un -5,9 di Pil nel 2009, però farà +0,2 nel 2010. Il fatto è che se la stanghetta è scesa a -5.9, vuol dire che quel +0.2 non è una ripresa, ma semplicemente che il livello di crescita si stabilizzera a -5,7 (-5,9+0,2=-5,7). In altri termini, se in Italia internet faceva lo scorso anno +18 e oggi fa solo +6, ergo la pubblicità su internet registrerà un -12 nel 2009. Mi sono spiegato? Beh, buona giornata.

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