Quando la faccenda puzza.

L’odore di qualcosa di molto appetitoso e stuzzicante non solo ci fa muovere la lingua e i denti, ma anche le mani. Uno studio italiano dimostra che annusando l’odore di alimenti, il cervello attiva gruppi di neuroni necessari a compiere il movimento di presa. “L’odore del cibo – spiega il coordinatore della ricerca – può attivare delle strategie di movimento per prendere l’oggetto”.

Le implicazioni della scoperta possono essere utili in ambito diagnostico e riabilitativo. Ma anche in pubblicità e in politica. Infatti, se è vero che ogni principio si può dimostrare veritiero, quando viene messo a confronto col suo contrario, vale a dire: lo stimolo di cose gustose mi fa muovere le mani per poterlo gustare, allo stesso modo di come lo stimolo del disgusto mi fa ritrarre le mani dalla schifo; la cosa potrebbe valere per gran parte della pubblicità italiana.

L’odore del già masticato allontana le mani dalla voglia di gustare quell’annuncio, dunque giro subito pagine. Quel telecomunicato, quindi giro subito canale, quel banner, quindi clicco via più veloce della luce.

Teoricamente la cosa dovrebbe funzionare anche in politica: la voglia di nuovo e appetitoso dovrebbe favorire un partito e quindi le mani si potrebbero predisporre a impugnare la matita per votarlo. Allo stesso tempo, lo schifo dovrebbe impedire di prendere in mano anche la sola scheda elettorale. Pubblicità e politica hanno in comune la spasmodica ricerca del consenso. Potrebbero avere in comune la prova provata del disinteresse. Non è una bella cosa, ma chi è causa del suo mal pianga se stesso. Beh, buona giornata.

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