L’Italia dell’era Berlusconi: il 60% delle aziende italiane sono fuori legge, 2 milioni e 966 mila lavoratori sono irregolari. Lo dice il ministro del Lavoro, in audizione ufficiale davanti al Parlamento. Scusi, ma lei che ci sta a fare in quel ministero?

Irregolare la Repubblica delle imprese: sei aziende su dieci “fuori legge”-blitzquotidiano.it

Sono il nerbo del paese, la spina dorsale dell’Italia, reggono l’economia. Però si reggono spesso e volentieri sulla bugia, bugia al fisco, all’Inps, alle regole e alle leggi. Fune e colonna vertebrale che sostengono il corpo nazionale, ma anche anima furbetta e impunita. Sono le aziende italiane che vivono e praticano una legalità “altra” da quella ufficiale. Infatti più della metà risultano irregolari ai controlli di Stato peraltro non ossessivi. E, se più della metà applica una legge “altra”, qual è la vera legge, quella dei codici o quella appunto delle aziende? I conti delle aziende “fuori legge” non sono stati ostilmente redatti e tirati da sindacati o consumatori. A “denunciare”, suo malgrado è stato il ministro del lavoro Maurizio Sacconi in audizione ufficiale davanti al Parlamento.

Ispezioni fatte nel 2009: 303.691 le aziende esaminate, di queste 175.144 irregolari, vale a dire circa il 60 per cento. Insomma una Repubblica dell’impresa “fondata sull’eccezione”. Eccezione che in questo caso è la regola.

Ciliegina sulla torta, apposta dallo stesso Sacconi, “a preoccupare è il grado di pericolosità dei luoghi di lavoro, visto che “i dati evidenziano un incremento sostanziale della gravità delle irregolarità riscontrate”.

Tradotti in uomini si parla di 2 milioni e 966 mila i lavoratori irregolari. Non si pensi ad uno stuolo di extracomunitari, però: perché i residenti (italiani e stranieri) sono la componente più rilevante, mentre gli stranieri clandestini rappresentano solo una quota marginale, all’incirca il 12 per cento. (Beh, buona giornata).

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