“La memoria è l’anima della civiltà e della cultura.”

Il futuro della memoria, di Dino Messina-http://lanostrastoria.corriere.it/2010/05/il-futuro-della-memoria.ht

Quale avvenire per la memoria? Sembra un gioco di parole ma è uno dei temi cruciali del mondo contemporaneo, assediato da un fiume di informazioni, da un eccesso di dati. Non a caso questa domanda ha dato il titolo a uno degli incontri più seguiti al Salone del libro, con Umberto Eco affiancato da Patrizia Violi e Maurizio Ferraris. “Senza memoria – ha esordito Eco con la consueta verve – non si può andare né in paradiso né all’inferno. Se non metti insieme quel che hai visto oggi con quel che è successo ieri affronti la realtà come un drogato. Se non hai memoria perdi l’anima e la memoria è l’anima della civiltà e della cultura. La funzione della memoria non è soltanto di ricordare ma anche di selezionare”.

Ed è su questo punto che mostra tutti i suoi limiti il mondo del web, paragonato a quel personaggio creato da Jorges Luis Borges, “Funes el memorioso”, con una tale capacità di ricordare da essere quasi un prodigioso idiota. “Con il suo eccesso di informazione – ha detto Eco – il web rappresenta una cultura che non ha messo niente in latenza e che a volte ci impedisce di capire”. Inoltre questa informazione enorme rischia di scomparire. Chi ci garantisce, si è chiesto lo scrittore e semiologo, che gli attuali supporti informatici abbiano la stessa capacità di durata della carta? “Oggi un computer non riesce a leggere un floppy disk di dieci o quindici anni fa mentre riusciamo ancora a studiare un incunabolo di cinquecento anni fa”.

Il paragone tra carta e web riguarda naturalmente le enciclopedie. Anche Umberto Eco consulta Wikipedia, l’enciclopedia on line controllata dal basso, dalla comunità, “che tuttavia non è la comunità scientifica”. E’ vero che esiste un comitato che controlla le voci ma non lo fa con tutte: “Nella biografia a me dedicata per esempio avevano scritto che ero sposato con la figlia del mio editore. Un’invenzione totale. Il rischio – ha concluso Eco – è di un disfacimento medioevale dove vale soltanto la voce della tradizione senza un vero controllo”. E, ritornando alla triade iniziale, ha scandito il professore, “se la memoria è l’anima della cultura, SOS”.

Selezionare, ragionare sui fatti, costruire memoria è compito essenzialmente degli storici, cui ieri sono stati dedicati due incontri di particolare rilievo: “Dalla memoria alla storia” di Giovanni De Luna, e la discussione tra Ernesto Galli della Loggia e Francesco Traniello, con Roberto Righetto di “Avvenire”, “Memoria e oblìo. 150 anni di storia d’Italia”. De Luna si è misurato con il problema delle tantissime leggi sulla memoria, una campo nient’affatto neutrale: “Perché per esempio per ricordare le vittime della Shoah è stata scelta la data del 27 gennaio 1945, giorno della liberazione di Auschwitz e non il 16 ottobre 1943, giorno della deportazione nel ghetto di Roma? Evidentemente si voleva far passare in secondo piano le responsabilità italiane”.

Tra le tante leggende riaffioranti in questi anni sul processo unitario, Galli della Loggia ha criticato tra le altre la vulgata che vuole il Mezzogiorno penalizzato dal processo di unificazione nazionale: “Al Sud gli analfabeti erano l’80 per cento della popolazione, contro una percentuale del 40-50 al Nord. Le regioni settentrionali avevano per esempio l’85 per cento della produzione della seta e esportavano soprattutto in altri Paesi europei. C’è da chiedersi perché sia nata e si sia diffusa questa leggenda”. Una delle risposte è che le tre grandi ideologie, il cattolicesimo politico, il comunismo e il fascismo hanno sposato la tesi del Risorgimento incompiuto fatto ai danni delle popolazioni meridionali.
Se la memoria è uno strumento inerte quando manca la selezione, senza l’analisi storica può essere anche dannosa.

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