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Non crocefiggete quel manifesto.

Cucù: non appena ha fatto capolino, un annuncio dedicato alla giornata mondiale contro la violenza sulle donne ha fatto polemica. L’annuncio, che è visibile sul sito di Telefono Donna di Milano, mostra una donna sdraiata su un letto, come fosse stata crocefissa. Il titolo dice: “Chi paga per i peccati dell’uomo?”.

La polemica è nata perché un assessore del Comune di Milano, competente per le affissioni comunali, si sarebbe rifiutato di concedere gli spazi pubblicitari, perché “lede il sentimento religioso dei cittadini”. La campagna sarebbe dovuta uscire il 25 novembre prossimo, in occasione, appunto, della giornata mondiale sulla violenza contro donne.

In aggiunta, pare che il presidente di una nota associazione di pubblicitari abbia invitato i propri iscritti a pronunciarsi in merito all’eventualità che il Giurì di Autodisciplina pubblicitaria censuri l’annuncio, anche prima della sua uscita sui manifesti. Segno dei tempi: la pubblicità italiana è la più fiacca d’Europa, perché c’è chi crede che i creativi debbano essere i notai del comune senso del pudore.

I fatti si sono messi in modo che la campagna in questione è uscita, ma non è uscita. Cioè, è uscita sul web ed è stata citata dai giornali che hanno riferito della polemica suscitata. Però, non è uscita perché il Comune di Milano non ha concesso gli spazi, alimentando così la polemica e dando una spinta alle visite sul sito web, ove è tutt’ora possibile vedere la donna crocefissa. Altro segno dei tempi: internet batte le baruffe chioggiotte (in questo caso meneghine).

Dunque, Telefono Donna ha pienamente raggiunto l’obiettivo: far parlare di sé, attraverso un annuncio, contemporaneamente pubblico e clandestino.
La qualcosa è una metafora dell’oggetto della comunicazione dell’annuncio stesso: lo sanno tutti che spesso le donne vengono maltrattate, però nessuno vuole che si dica, spesso neppure le donne vittime delle violenze. Infatti, nell’annuncio c’è scritto che solo il 4 per cento delle donne che hanno subito violenze hanno il coraggio di denunciarle.

La domanda è: che cosa è lesivo della sensibilità dei cittadini? La violenza clandestina sulle donne o la denuncia pubblica, attraverso un annuncio pubblicitario? Non vi possono essere dubbi: la violenza sulle donne c’è ed è in crescita. Calano tutti i reati, meno che quelli perpetrati contro le donne. Dunque, l’annuncio in questione è giusto, perché dice una cosa vera.

Però, si è voluto entrare nel merito dell’aspetto creativo dell’annuncio, invece che sul merito della questione all’origine dell’annuncio. E questo è sbagliato, tanto quanto sottovalutare la questione stessa. Ed è sbagliato proprio perché si è voluto limitare la libertà di espressione di un preciso punto di vista: nell’Italia di oggi essere donna significa ancora troppo spesso portare la croce di una condizione discriminatoria, nel lavoro, nella famiglia, nell’intimità, che rende possibile l’impunità dei comportamenti violenti nel lavoro, in famiglia, nell’intimità. Difficile non inquadrare le polemiche nate intorno al manifesto in questione come una logica conseguenza di atteggiamenti di stampo maschilista, confezionati con il trito moralismo da negozio di barberia di paese.

Quanto all’immagine-scandalo della donna seminuda sdraiata su un letto matrimoniale, c’è da ricordare che la violenza sulle donne avviene proprio sul talamo nuziale, lo stesso su cui si manifesta la presunta supremazia sessista, che pretende poi omertà e impunità.

Per questa semplice ragione l’annuncio non è solo giusto, ma anche corretto. Qualcuno teme sia troppo forte? E’ la creatività, bellezza. Beh , buona giornata.

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Di Marco Ferri

Marco Ferri è copywriter, autore e saggista, si occupa di comunicazione commerciale, istituzionale e politica.

4 risposte su “Non crocefiggete quel manifesto.”

Qualche post fa su questo blog si dava il benvenuto all’avvento del terzo millennio con l’elezione di Obama. In Italia in molti hanno salutato con gioia sincera l’evento. Non era però un benvenuto, ma era un rimpianto, un moto di nostalgia, di malinconia per il futuro. Basta un manifesto messo a coprire un pezzo di muro di Milano, per scoprire di nuovo qui da noi il primo di millennio. È come se quel pezzo di carta, anziché coprirlo, lo avesse reso trasparente quel pezzo di muro, avesse mostrato ciò che realmente accade dietro le pareti del nostro potere. La prima cellula del potere si forma infatti nell’intimità delle quattro pareti di una camera da letto. Hanno tolto quel manifesto della donna crocefissa tra le lenzuola per coprire quello sbrego nel muro, prima che divenisse una crepa del potere. Benvenuto terzo millennio, ti vedo transitare davanti la mia finestra, ma lontano, lassù nel cielo, come una nuvola che veloce si dirige altrove e presto scomparirà dalla mia vista.

Si dice che in Italia succedono certe cose perché c’è il Vaticano. Ci sarebbe però da domandarsi perché in Italia sopravvive ancora il potere del Vaticano, una delle ultime monarchie finanziarie, confessionali, maschiliste e assolutistiche al mondo. Dentro il cuore antico del cuore d’Italia pulsa con vigore questo potere millenario, refrattario a ogni mutamento sostanziale dei suoi dogmi, riti, assetti interni e relazioni verso l’esterno. È che attorno a questa concrezione di potere si è sedimentata la forma italiana del potere. Così come Benedetto Croce scriveva che non possiamo non dirci cristiani, così le istituzioni in Italia sanciscono ogni giorno come non possono non dirsi ed essere di fatto vaticane. È una forma mentis del potere che va al di là dei cattolici che siedono su tutti gli scranni istituzionali. Allo stesso tempo questo potere è così fragile, incartapecorito, che basta il manifesto di una povera crista nuda in croce a minacciare di mettere a nudo le sue di oscenità.

Direi che Telefono Donna deve ringraziare il Comune di Milano: colpito ed affondato.
Quello che mi fa pensare e riflettere è il fatto che un’addetto di una struttura pubblica agisca ancora senza pensare.
Una persona che ricopre un compito con capacità decisionale che, a quanto pare, non avrebbe avuto la capacità di prevedere gli effetti di una sua azione ed eventualmente decidere in merito.
Povera Italia.

Spesso si stigmatizza il comportamento umano paragonandolo a quello delle bestie. La mia competenza zoologica non è così estesa per affermarlo con sicurezza, però mi sembra che tra gli animali non sia così diffusa come tra noi umani la violenza contro l’elemento femminile, soprattutto quella a sfondo sessuale. C’è lotta, crudeltà per la sopravvivenza, ma non quella forma specifica di violenza che è la ferocia antifemminile. È come se su questo regno di mezzo tra la bestialità e la divinità avessimo eretto un dominio, un potere bastardo e imbastardente. Non abbiamo né il paradiso del godimento puramente animale e materiale del mondo fisico, né quello puramente spirituale e contemplativo di un ipotetico iperurano. Eppure sarebbe proprio quello più a portata di mano che potremmo realizzare pienamente. Così se il Cristo in croce è venuto a salvarci dall’inferno, con quella donna violentata e crocifissa tra le pareti di casa siamo noi a scaraventarci tutti i giorni all’inferno. Non a caso i chiesastici sono i primi a disconoscere e a censurare quella crocifissione. “Vade retro Eden!”, ovvero: il Paradiso può attendere, non quello però dei santi e gli angioletti, ma quello concretamente possibile qui sulla Terra.

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