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I danni collaterali del bunga-bunga: lo sconcerto determinato dall’apprendere che Silvio Berlusconi ha definito parente del presidente Hosni Mubarak la minorenne marocchina Ruby.

di Maurizio Caprara per il “Corriere della Sera”

La Repubblica araba d’Egitto, Stato da decenni in ottimi rapporti con l’Italia, ha tenuto finora confinato in canali riservati lo sconcerto determinato dall’apprendere che in maggio Silvio Berlusconi ha definito parente del presidente Hosni Mubarak la minorenne marocchina Ruby.

Il fastidio per l’accostamento tra il raìs e una ragazza di costumi assai diversi rispetto all’ideale islamico di donna, per di più al fine di ottenerne il rilascio dalla polizia mentre era in ballo un’accusa di furto, va però oltre i limiti delle vie appartate della diplomazia nelle quali si ricorre spesso alla discrezione.

«Mubarak va rispettato. È un uomo corretto e perbene. Per noi non è accettabile mettere in questa situazione il nostro capo dello Stato», diceva ieri al Corriere Adel Amer, il presidente dell’Associazione egiziani di Roma e del Lazio, una comunità di circa 15 mila persone. Dal suo Paese è già stato fatto presente che Ruby non è nipote del presidente. E questo è ciò che è noto.

In casi del genere (di davvero identici non ne esistono tantissimi, in verità) il minimo è che dallo Stato potenzialmente risentito parta, come passo diplomatico, una richiesta di spiegazioni e di smentite. Per iscritto. Oppure, con o senza una nota nero su bianco, attraverso la convocazione dell’ambasciatore dell’altro Stato in questione presso uno degli uffici della capitale ospitante. Non si esclude che il risentimento possa essere comunicato con reazioni più sonore, in telefonate o colloqui piuttosto ruvidi. Che nulla di tutto questo sia stato fino a ieri annunciato non significa tra il Cairo e Roma calma piatta.

Ad Al-Masry-Al-Youm, sito del quotidiano egiziano con lo stesso nome, Amer ha anticipato che intende citare in giudizio per diffamazione il presidente del Consiglio italiano, che si rivolgerà per lettera a Giorgio Napolitano e che pensa di dover organizzare una protesta per il comportamento del capo del governo. Quanto ha fatto Berlusconi non è stato compiuto da nessuno al mondo, ha dichiarato il presidente degli egiziani di Roma e del Lazio al corrispondente di Al-Masry-Al-Youm dall’Italia, Mohamed Yossef Ismail.

Ottantadue anni, capo dello Stato da 29, ex pilota, uomo di polso che prese la guida dell’Egitto dopo che fondamentalisti islamici assassinarono il suo predecessore Anwar al-Sadat, Mubarak è un personaggio con il quale i governi italiani di vario colore hanno avuto sempre relazioni strette.

Fu per non danneggiare lui che Bettino Craxi, nel 1985, si rifiutò di consegnare agli Usa il capo del Fronte per la liberazione della Palestina Abu Abbas e i dirottatori dell’«Achille Lauro», i quali avevano ucciso l’invalido di religione ebraica Leon Klinghoffer. Per favorire un ritorno della nave senza stragi, il presidente egiziano aveva avuto un ruolo di mediatore. Craxi, allora presidente del Consiglio, preferì uno screzio con la Casa Bianca di Ronald Reagan a uno smacco per Mubarak.

Considerato un nemico dai Fratelli musulmani e anche dal terrorismo integralista musulmano, il presidente egiziano è stato presentato come «un giovanotto» da Berlusconi quando entrambi sono comparsi davanti ai giornalisti a Villa Madama, il 19 maggio scorso, in occasione della più recente tra le numerose visite di Mubarak a Roma. Tanta cordialità e tanta cortesia non erano né casuali né improvvise.

Secondo diplomatici dalla memoria lunga, il raìs del Cairo fu determinante nell’evitare che l’indignazione araba diventasse valanga e trasformasse in uno scontro tra Stati l’incidente causato da Berlusconi nel 2001 attribuendo alla civiltà occidentale una «superiorità» sull’Islam.

Anche con Romano Prodi e i suoi predecessori Mubarak ha avuto ottimi rapporti, ma con l’attuale presidente del Consiglio la cordialità è stata, almeno fino a una settimana fa, maggiore. Il caso di Ruby, comunque, è delicato non soltanto per le ragioni più evidenti.

Anche perché sui nipoti Mubarak ha motivi per non aver voglia di sentire scherzi altrui. Il 19 maggio 2009, in un ospedale di Parigi, il presidente perse il suo nipote più grande, Muhammad, stroncato a 12 anni da una malattia. Dal Cairo, in segno di lutto, la tv di Stato trasmise brani di musica sacra.

Nel mondo, l’Italia è per l’Egitto il secondo partner economico. Nell’Unione Europea, il primo. Per le esportazioni egiziane, costituiamo il secondo mercato di sbocco. Il prossimo vertice bilaterale tra i due governi è previsto per il 2011. Non mancherà il tempo per cercare rattoppi e compensazioni. (Beh, buona giornata).

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