Lavoratori di tutta Italia scordatevi la pensione: quello che INPS tiene nascosto ai contribuenti.

(fonte: blitzquotidiano.it)

Il Corriere Della Sera aumenta il gelo che ci affligge in dicembre con una inchiesta di Enrico Marro sul futuro delle pensioni e sui loro “veri conti” e conferma quello che già sospettavamo, che “gli assegni diminuiranno”. Solo che lo fa con tanto di tabella. Il risultato è sconfortante: dipendenti e artigiani che andranno in pensione dopo il 2037, cioè tutti i giovani che abbiano la fortuna di trovare un posto di lavoro con contributi pagati oggi, prenderanno il 20 per cento di pensione in meno rispetto alla retribuzione di quanto ricevano i loro genitori.

La conclusione è che entra ora nel mondo del lavoro “avrà il 47% del reddito”. Ai precari andranno “6.351 euro l’anno”. Difficile pensare che in futuro le pensioni saranno adeguate a garantire almeno una parvenza del precedente tenore di vita, anche perché, secondo Marro, “la soluzione della previdenza integrativa appare ancora insufficiente”.

Marro si basa sulla “verifica tecnico-attuariale” con le stime fino al 2037 “contenuta in una quarantina di dossier che fotografano l’evoluzione delle pensioni di ciascuna categoria”. Sono documenti che risalgono allo scorso settembre “ma finora non divulgati dall’Inps” e confermano che “il sistema di calcolo contributivo ( pensioni commisurate ai contributi versati in tutta la vita lavorativa) […] riduce l’importo delle pensioni rispetto a quelle di una volta “effetto che proseguirà anche dopo il 2037, se si tiene conto che solo verso il 2050 l’Inps non pagherà più pensioni calcolate col più vantaggioso metodo retributivo”.

Di conseguenza. “il grado di copertura delle pensioni dei lavoratori dipendenti scenderà dall’attuale 52% della retribuzione (54% considerando anche le «gestioni separate» di elettrici, telefonici, trasporti, dirigenti d’azienda) al 46% nel 2037. In realtà, avverte Marro, il salto per i lavoratori dipendenti sarà ancora più alto, di ben 11 punti, se si considerano le sole pensioni di vecchiaia e anzianità, escludendo cioè quelle di invalidità e reversibilità che sono più povere: si passerà infatti dal 62,5% attuale al 51,5% del 2037″.

Ci sarà un piccolo e momentaneo miglioramento del rapporto, fino al 2015, ma non riguarda certo i giovani, bensì i loro genitori, ”la generazione del baby boom con una robusta vita lavorativa alle spalle e con l’assegno in buona parte ancora calcolato col retributivo”.

Stessa differenza di copertura anche per gli artigiani: “Nel 2010 un artigiano va in pensione in media con la metà di quanto guadagna lavorando: circa 10 mila euro contro 20 mila. Il grado di copertura [dopo un picco temporaneo nel 2018, in analogia con i dipendenti] scenderà fino al 43% nel 2037. Come per gli altri fondi, le medie nascondo situazioni diverse. Se si considerano per esempio le sole pensioni di anzianità, che sono le più ricche, il grado di copertura varia dal 73% attuale al 62% del 2037″.

La situazione dei commercianti è analoga a quella degli artigiani, ma calo sarà meno brusco: “Il grado di copertura delle pensioni, che attualmente è del 46% in media (cioè considerando insieme le prestazioni di vecchiaia, anzianità, invalidità e reversibilità) salirà fino al 52% nel 2017 per poi scendere fino al 44% nel 2037: 21 mila euro contro 48 mila di reddito da lavoro”.

Poi vengono i parasubordinati.Li aspettano, avverte Marro, ” pensioni da fame” ed è “uno dei dossier più delicati. Qui le stime dicono addirittura che nel 2037 la pensione media sarebbe pari al 14% della retribuzione. Ma si tratta di un dato poco significativo, perché tiene insieme tutto. Bisogna infatti considerare che nella gestione dei parasubordinati bastano 5 anni di contributi per maturare una pensione, fosse anche di pochi euro al mese. Si tratta cioè di un calcolo teorico che non distingue tra contribuenti esclusivi e chi ha un lavoro ma versa anche in questa gestione per consulenze o prestazioni accessorie alla sua occupazione principale. Insomma, per farsi un’idea di quale sarà la pensione di un precario tipo, uno che cambia più volte lavoro con numerosi intervalli di disoccupazione, meglio rifarsi ai vari centri di ricerca che stimano un grado di copertura fra il 36 e il 50-55%”. (Beh, buona giornata).

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