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democrazia

È la mancanza di una visione netta da parte della sinistra, che non le dà forza dialettica.

di Alexander Stille-http://stille.blogautore.repubblica.it/2010/12/19/centrosinistra-che-non-combatte/?ref=HREC1-1

La recente vittoria dei repubblicani nell’imporre il taglio delle tasse ai ceti economici più ricchi degli Stati Uniti ha fatto scattare una riflessione più generale. Come mai la destra americana era disposta a combattere strenuamente e a rischiare parecchio per difendere gli interessi del 2% del paese, mentre i democratici non erano disposti a fare altrettanto per l’altro 98%, quando i sondaggi dimostravano che la maggioranza degli americani era favorevole alla loro posizione? In parole povere, come mai la destra combatte e la sinistra no?

In Italia si verifica un fenomeno in qualche modo analogo. Berlusconi non esita a dipingere una possibile vittoria del centrosinistra come il ritorno dei seguaci di Pol Pot e a evocare lo spettro dei comunisti cinesi che avrebbero usato i bambini come concime. Mentre il buon Walter Veltroni ha fatto un punto di orgoglio del non attaccare il suo avversario e l’insistere su un problema lampante come il conflitto di interessi viene considerato una forma di demonizzazione di Berlusconi.

Qual è quindi il problema? Facciamo qualche ipotesi.

1) È la mancanza di una visione netta da parte della sinistra, che non le dà forza dialettica?

2) È una questione della maggior frammentazione dell’elettorato del centrosinistra? Negli Stati Uniti l’elettorato del partito democratico è più eterogeno di quello del partito repubblicano. La base del partito è fermamente a sinistra, mentre la delegazione democratica al Congresso conta molti centristi, che quindi tendono a tradire il loro partito sotto la pressione di attacchi molto forti da destra. In Italia è difficile presentarsi con un fronte comune su qualsiasi iniziativa, se si pensa alla diversità tra i gruppi: cattolici da una parte, ex-comunisti dall’altra, e poi garantisti e giustizialisti dell’Italia dei Valori. La confusione dentro l’ultimo governo Prodi, composto di nuovi partiti separati, ognuno con un’agenda politica diversa, ne è un esempio.

3) Sia gli Stati Uniti sia l’Italia sono paesi sostanzialmente di centrodestra, e quindi in contese molto combattute la destra gioca con il vento in poppa mentre i suoi avversari con il vento contrario. Per esempio negli Stati Uniti, anche se il partito democratico è in genere più popolare di quello repubblicano, il 42% dell’elettorato si riconosce come conservatore mentre solo il 20% si descrive come ‘liberal’, cioè di sinistra, e il 35% si considera moderato. La maggioranza di Obama è quindi composta di questi due gruppi abbastanza diversi, il 20% dei liberal più il 35% dei moderati; invece i repubblicani quando vincono possono contare sulla stragrande maggioranza compatta dei conservatori, più una piccola fetta di moderati. In modo simile, quando in Italia ha vinto il centrosinistra, è stato con un candidato con un passato di centro come Romano Prodi che ha potuto convincere una parte rilevante dell’Italia di centro a convivere con elettori molto più a sinistra. Ci sono anche fratture nel centrodestra, soprattutto tra gli autonomisti e i federalisti della Lega, gli ex seguaci di Alleanza Nazionale, però come abbiamo visto il centrodestra può perdere qualche ruota di scorta.

4) L’incapacità della classe dirigente del centrosinistra e gli errori strategici sia dei democratici americani sia del centrosinistra italiano. Se Obama avesse cercato di cavalcare la rabbia popolare contro le elite dopo la crisi economica, quando era molto forte all’inizio della sua amministrazione, mettendo i repubblicani in un angolo sul regolamento delle banche, le tasse di successione, il taglio delle tasse per i ricchi, avrebbe potuto avere successo? Se la sinistra italiana avesse assunto una posizione coerente e decisa sul conflitto d’interessi, sullo stato di diritto e il bisogno di legalità, se avesse martellato sull’insuccesso clamoroso dell’economia sotto tutti i governi Berlusconi, se avesse articolato una visione più chiara di un’alternativa di una società più giusta ma anche più aperta, più meritocratica, avrebbe prodotto risultati migliori? (Beh, buona giornata).

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Di Marco Ferri

Marco Ferri è copywriter, autore e saggista, si occupa di comunicazione commerciale, istituzionale e politica.

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