La protesta dei pastori sardi ricorda a tutti che la Sardegna non è solo la villa di Berlusconi, la villa di Lele Mora e neppure solo il locale notturno di Briatore. E ricorda a Bossi che è troppo facile fare il furbo con le quote latte dei produttori “padani”. E ricorda a tutti che in Italia in lotta contro il governo ci sono studenti, operai, precari, cittadini vittime della munnezza, ma anche i pastori. Chi non si fa pecora il lupo non se lo mangia.

(fonti: repubblica.it; ansa.it)

Scontri fra allevatori sardi e polizia al porto di Civitavecchia. Circa duecento membri del Movimento Pastori Sardi sono sbarcati questa mattina all’alba, decisi a compiere un blitz nella capitale. Ma ad attenderli hanno trovato un presidio delle forze dell’ordine che ha impedito loro di salire sui pullman che li stavano aspettando per condurli a Roma. E li ha bloccati nell’area portuale. Due di loro sono stati denunciati in stato di libertà per resistenza a pubblico ufficiale, tutti sono stati denunciati per manifestazione non autorizzata.

“Siamo padri di famiglia, invece ci stanno trattando come criminali – dice Felice Floris, uno degli organizzatori della protesta – siamo venuti con intenzioni pacifiche e invece continuano a impedirci di muoverci. Stasera torneremo in Sardegna scortati dalle forze dell’ordine anche durante la traversata. E’ una vergogna – aggiunge – siamo stati sottoposti a un vero e proprio sequestro preventivo, insieme ai pullman i cui autisti sono stati identificati e minacciati di denuncia se solo si fossero mossi. Non solo, successivamente ci hanno privati dell’elementare diritto di salire sui treni diretti a Roma. E pensare – conclude il leader del Movimento – che una nostra delegazione voleva solo proporre al ministero la costituzione di un Coordinamento mediterraneo dei paesi che praticano la pastorizia allo scopo di far fronte alle attuali normative che penalizzano pesantemente l’intera categoria”.

Il comparto agro pastorale della Sardegna è sul piede di guerra da mesi. Gli allevatori del Movimento pastori sardi (Mps) chiedono contributi per il settore (un de minimis di 15 mila euro per azienda) ed un equo prezzo per il latte ovi-caprino.

La protesta è rivolta contro il Governo ma soprattutto contro la Regione, accusata di non aver mantenuto gli accordi siglati il 2 novembre scorso a Cagliari dopo giorni di occupazione del Consiglio regionale culminati con una guerriglia urbana che ha portato in carcere alcuni manifestanti.

I pastori, insoddisfatti dalle risposte della Giunta Cappellacci, contestano la legge salva-agricoltura – 147,7 milioni in tre anni – approvata dall’Aula a novembre nei giorni caldi della contestazione, con le associazioni professionali di categoria che si sono spaccate andando in ordine sparso.

Al Movimento guidato da Felice Floris non piacciono gli interventi messi in campo dalla Regione sia per l’eseguità dei fondi a disposizione che per le modalità di assegnazione delle risorse.

Secondo i pastori, il rischio è che i contributi coprano solo una parte delle aziende, lasciando le briciole a quelle più piccole. Per sostenere la loro protesta, gli allevatori hanno promosso in questi mesi iniziative eclatanti con blocchi stradali che hanno tagliato in due la Sardegna, occupazione di porti e aeroporti. (Beh, buona giornata).

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