Ci ha insegnato il significato di non dimenticare. Sarà impossibile dimenticare Tullia Zevi.

Tullia Zevi nasce a Milano il 2 febbraio del 1919, figlia di un avvocato antifascista.
Da liceale, durante una vacanza in Svizzera, viene a sapere dal padre che non farà ritorno a Milano. E’ il 1938, anno della promulgazione delle leggi razziali. “Quel giorno abbiamo scoperto la diversità – dirà in un’intervista del 2008 a Il Manifesto – che cosa volesse dire essere considerati e apparire come ‘diversi’. E direi che abbiamo misurato sulle nostre vite, quasi sui nostri corpi, questa sensazione: ci è entrata nella pelle”. Inizia così il periodo dell’esilio, che la vedrà prima in Francia, a Parigi – dove prosegue gli studi alla Sorbona – e poi negli Stati Uniti. Lì frequenta la Juillard School of Music di New York e il Radcliff College di Cambridge, in Massachussetts, suona l’arpa in diverse formazioni, anche nella New York City Simphony Orchestra, con Leonard Bernstein. Frequenta i circoli antifascisti di New York e si avvicina alla professione giornalistica. Conosce e frequenta gli esuli italiani come Gaetano Salvemini e Amalia Rosselli. Partecipa alla pubblicazione dei Quaderni di giustizia e libertà e del bollettino Italy against Fascism. Per la Nbc cura una rubrica che parla ai partigiani per un programma a onde corte destinato all’Italia. E incontra Bruno Zevi, architetto e critico d’arte, che sposa nella sinagoga spagnola di New York il 26 dicembre del 1940.

Il ritorno in Italia è dopo la fine della guerra, nel 1946. Suo marito era già rientrato per partecipare alla Resistenza. Tullia Zevi si dedica completamente al mestiere che lei stessa definirà “cotto e mangiato”, il giornalismo. Ma si impegna, al tempo stesso, all’interno della comunità ebraica dalla quale proveniva, devastata dalla guerra e dagli orrori del nazifascismo. Documenterà la tragedia della Shoah al processo di Norimberga e sarà anche in aula a Gerusalemme, nel tribunale allestito nel Beit Haam, con Adolf Heichmann alla sbarra. Per oltre trent’anni, dal 1960 al 1993, lavora come corrispondente del quotidiano israeliano Ma’ariv e per il londinese The Jewish Chronicle, dal ’48 al ’63 è corrispondente della Jewish Tepegraphic Agency e, dal ’46 al ’76, del Religious News Service di New York.

Dal ’78, per cinque anni, è vicepresidente della Comunità ebraica italiana, della quale diventa presidente nell’83, unica donna ad aver mai ricevuto l’incarico. Sarà anche eletta presidente dello European Jewish Congress e membro dell’esecutivo dello European Congress of Jewish Communities; nell’88 è incaricata della presidenza della Commission for Intercultural and Interfaith Relations dello European Jewish Congress. E nel ’92 è la candidata italiana al premio “Donna europea dell’anno”. Alla fine dello stesso anno riceverà, dall’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, il titolo di Cavaliere di Gran Croce, massima onorificenza italiana. Ma numerosi sono i riconoscimenti che le sono stati tributati. Dal “Premio 8 marzo. La donna nella scuola, nella cultura e nella società” al premio “Donna coraggio” alla medaglia d’oro assegnatale del ministero dei Beni culturali nel ’94 per “il suo contributo all’educazione, all’arte, alla cultura”.

Tullia Zevi è stata anche membro della Commissione per l’interculturalismo del ministero dell’Istruzione, della Commissione parlamentare d’inchiesta sula missione italiana in Somalia, della commissione italiana dell’Unesco, della commissione nazionale per la bioetica, del comitato promotore del Partito democratico. Una vita in prima linea, raccontata nell’autobiografia Ti racconto la mia storia, dialogo con la nipote Nathania in cui si riassumono le sue lunghe e spesso travagliate esperienze, fra storia personale e storia universale – tante le foto, all’interno del libro, che la ritraggono durante i suoi incontri con i grandi personaggi della storia contemporanea, Golda Meir e re Hussein di Giordania, Papa Paolo VI e Ferruccio Parri, Yitzhak Rabin e Arafat, Hillary Clinton e Rita Levi Montalcini. L’avventura umana e l’impegno politico di una donna che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento per l’ebraismo e per la cultura laica.

Tullia Zevi è morta oggi a Roma. Beh buona giornata.

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