Direttori o caporali?

C’è una fattispecie giuridica che prevedere che una persona faccia più danni che produrre
benefici: si chiama “incompatibilità ambientale”. Succede che un capo venga assegnato a
un compito, per svolgere il quale egli assume la direzione di un certo numero di
dipendenti. Quando però sia per questioni caratteriali, sia per i metodi autoritari la
difficile relazione tra il capo e i dipendenti diventa un vero e proprio ostacolo, per
“incompatibilità ambientale”, il capo viene rimosso, se non addirittura licenziato.

Se guardiamo a quanto succede al TgUno, sembrerebbe si sia in presenza di un caso esemplare di “incompatibilità ambientale” tra il direttore della testata e i giornalisti. C’è ormai una lunga teoria di avvenimenti che potrebbero essere la prova provata: dalla rimozione alla conduzione del Tg che poi viene annullata dal tribunale del lavoro,
dall’inconsistenza degli editoriali in video del direttore, che ha portato non solo un
drastico calo di ascolti, ma anche all’inserimento di un commentatore “di peso”, Ferrara,
che certo quest’opera di supplenza non la fa davvero gratis.

L’ultima, in ordine di tempo, la vicenda del “libro bianco” sulle scorrettezze porofessionali del direttore del TgUno, redatto a cura dei menmbri uscenti di un organismo sindacale. Anche in questo caso, stupisce la reazione di Minzolini, che accusa i redattori del libro bianco di essere faziosi. Tanto per riconfermare la sua ormai irreversibile “incompatibilità ambientale.”

Certo, quello del direttore del TgUno non è affatto un caso isolato di
“incompatibilità ambientale”. Abbiamo visto il ministro Brunetta scagliarsi contro i
dipendenti pubblici, che dal suo ministero dipendono. Vista la Gelmini avercela coi
professori, gli studenti e recentemente anche con i bidelli. Visto il ministro della
Giustizia avercela coi magistrati. Ma l’esempio di incompatibilità ambientale per
antonomasia riguarda, ironia della sorte, la ministra dell’Ambiente. Nuclearista
convinta, dopo aver cercato di impapocchiare una diffesa di ufficio del nucleare in
Italia, si è lasciata sfuggire un fuori onda degno di dimissioni immediate: ha detto più
o meno che se continuamo a dire ste cazzate perdiamo le prossime elezioni amministrative.

Il consenso potè più della salute e così si è inventata la storia della moratoria. Tanto
per mandare in bianco il prossimo referendum. Insomma, anche per “incompatibilità
ambientale” ci vuole un minimo di professionalità. Non basta essere nominato capo per
saper fare il dirigente. Né essere definito “direttorissimo” per saper fare il direttore. Beh, buona giornata.

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