L’autonomia dell’elettorato (aspettando l’esito dei ballottaggi).

Berlusconi ha perso. Lo si capisce quando dice che lunedì i ballottaggi potranno anche non finire bene, ma il governo continua a essere stabile. Lo si capisce anche dalla lettura de Il Giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi, i suoi articoli sembrano una specie di prove tecniche del prossimo mantra berlusconiano: non importa quanto è avvenuto nelle amministrative, il governo ha i numeri in Parlamento. Quindi, siccome il governo è stabile, Berlusconi non si dimette. Dopo aver caricato di significati apocalittici la campagna elettorale, soprattutto a Milano, la debacle del primo turno e la certezza della sconfitta ai ballottaggi derubricano il significato delle elezioni da test nazionale a problema locale. Questo nelle intenzioni.

Ma nei fatti gli artifici retorici, i voli pindarici dell’informazione di regime, l’occultamento televisivo della Caporetto berlusconista stavolta proprio non funzioneranno. E’ successo un fatto talmente dirompente da scompaginare per sempre i piani politici di tutte le forze politiche italiane: si è manifestata l’autonomia dell’elettorato.

L’elettorato ha agito con una capacità tattica stupefacente: ha colpito con l’astensione il Pdl ovunque; ha punito la Lega con la perdita di 25mila voti a Milano e a Torino; ha punito sonoramente il Pd a Napoli, ma anche la Sel di Vendola, che a Napoli aveva appoggiato il candidato ufficiale del Pd; ha strumentalizzato i grillini per costringere il centrosinistra a dire cose di sinistra; allo stesso tempo ha strumentalizzato il Terzo polo per far dire al centrodestra cose di centro, mettendo così in fuori gioco gli estremismi di ultradestra del berlusconismo al crepuscolo, addirittura ridicolizzando le paventate zingaropoli, per non dire dell’islamizzazione nonché della “frocizzazione” di Milano.

Il capolavoro operato dall’autonomia dell’elettorato è stato aver vissuto e quindi riproposto a tutta l’opinione pubblica italiana l’idea che Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli fossero due autentici outsiders: invisi dagli alleati, sottovalutati dagli avversari, come eroi epici, essi hanno capovolto la sorte avversa e trionfato, come campioni del bene contro i sicari del male.

La saldatura sociale tra le classi più deboli e la borghesia illuminata milanese, accanto al coinvolgimento genuinamente spontaneo di giovani e donne, comitati di quartiere, collettivi di persone impegnate nel sociale, coordinamenti contro la precarietà, i tagli al welfare, uomini e donne delle professioni, dell’arte e della cultura, tutti insieme questi segmenti hanno permesso una circolazione di idee assolutamente straordinarie, che hanno alimentato la comunicazione di mille energie autoprodotte, come nessun spin doctor avrebbe non solo potuto organizzare, ma nemmeno ipotizzare.

L’autonomia dell’elettorato ha spinto i candidati del centrosinistra ad affrancarsi dalle pastoie dei partiti, li ha presi per mano e portati nella freschezza e nella semplicità del linguaggio politico, nella narrazione dei programmi , nella prefigurazione di soluzioni concrete per le città, per i territori, per le persone e i cittadini.

L’autonomia dell’elettorato ha riportato la politica nella polis. La comunicazione si è vaccinata contro le pustole del populismo. Berlusconi ha perso tutti i suoi “ ultra poteri”, le sue ordalie mediatiche si sono smorzate: ha floppato su tutti i media, compresa la “sua” tv. L’autonomia dell’elettorato ha smesso di sentirsi pubblico, ha ripreso il ruolo di cittadinanza attiva. L’autonomia dell’elettorato è evasa dai recinti del consenso: è armata (di cambiamenti) e pericolosa (per gli apparati di partito). Si consiglia di prestarle la massima attenzione. Soprattutto in vista dei prossimi referendum. Beh, buona giornata.

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