Berlusconi col quorum in gola.

Berlusconi, “l’uomo che ha fottuto un intero paese”, come titola la copertina de L’Economist di questa settimana, aspetta questa tornata elettorale col “quorum” in gola. Se, dopo la cocente sconfitta alle scorse elezioni amministrative, dopo la “sleppa” presa in piena faccia a Milano, dovesse verificarsi la vittoria del Sì a questi referendum, la carriera politica del cavaliere sarebbe finita.

Lui lo sa che il “mantra” che abbiamo sentito ripetere centinaia di migliaia di volte secondo cui l’eletto dal popolo era intoccabile si impappinerebbe nelle labbra dei suoi seguaci, provocando una smorfia di dolore e di terrore di chi vede appalesarsi tutta intera la sconfitta. E’ singolare come il terrore di perdere abbia annichilito le armate mediatiche del cavaliere: qualcuno ha visto i comitati per il no? Qualcuno ha visto impegno contro i referendum, se non un debole invito a non andare a votare?

Qualcuno ha visto il Berlusconi battagliero, quello che in difficoltà dava il meglio di sé? Straordinari i lapsus freudiani delle due reti televisiva pubbliche: il TgUno e il TgDue, dopo aver ignorato i referendum, ne hanno poi parlato sbagliando entrambi almeno una volta ciascuno la data delle elezioni.

Neppure il tentativo di sottovalutare preventivamente il significato del voto referendario è apparso convincente nei pochi spazi che le tv hanno dedicato ai referendum. Quando si è detto che i referendum erano inutili perché già superati da leggi volute dal governo si è data una fantastica motivazione per andare a votarli da parte di quell’elettorato disilluso e scontento: se non cambia niente, allora posso tranquillamente votare per dare un segnale o magari una bella lezione al governo che ha tradito le mie aspettative. O semplicemente, vado a votare perché se no questi con la scusa del nucleare mi aumentano la bolletta della luce, e con la scusa della migliore gestione dell’acquedotto mi aumentano la bolletta dell’acqua.

La sciatteria con cui si è affrontato il dibattito sui quesiti referendari da parte dei politici del centrodestra e della stampa fiancheggiatrice ha fatto pensare che se anche ci poteva essere il dubbio che gli argomenti dei referendari non fossero del tutto corretti, una materia molto delicata come il nucleare, molto complicata come la gestione delle risorse idriche, molto controversa come la posizione di fronte alla legge delle cariche del governo, e beh no, questa volta proprio no, queste cose non si può lasciarle in mano loro: certe cose sono troppo serie e importanti per lasciarle fare a gente così.

Dunque, andare a votare e magari votare Sì appare come una forma di autotutela collettiva dalla pericolosa mediocrità politica dell’attuale classe dirigente.

Emblematico, poi, il caso del “convitato di pietra” di questa tornata elettorale: il quesito sul cosiddetto legittimo impedimento. Nessuno ne ha parlato: i referendari per non dare adito a tentativi di eccessiva politicizzazione del pronunciamento referendario, i berlusconisti e soci per non rifare l’errore fatto attaccando la magistratura durante la precedente campagna elettorale. E così sono sembrati come
quegli animali che girando la testa da un’altra parte pensano che il pericolo non ci sia. Risultato? Che votare Sì contro il legittimo impedimento sembra semplicemente pacifico, non fosse altro per punire chi fa politica coi trucchetti mediatici.

Berlusconi, “l’uomo che ha fottuto un intero paese”, come titola la copertina de L’Economist di questa settimana, sa bene che se si raggiunge il quorum vuol dire che più di venticinque milioni di italiani hanno deciso che adesso basta . A di là delle perversioni della attuale legge elettorale, un numero così alto di elettori lui non l’ha mai avuto a favore : c’è proprio da aver paura a sentirseli tutti contro. Ecco un ottimo motivo per andare a votare quattro Sì. O no? Beh, buona giornata.

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