Come mai, come mai.

La vicenda dei precari dei call center Atesia ha riaperto il dibattito sul lavoro precario in Italia. Berlusconi si vantava che in Italia il costo del lavoro fosse il più basso in Europa.

Abbiamo visto che i profitti delle aziende non sono stati reinvestiti in innovazione, abbiamo visto la crescita economica del sistema Italia essere la più bassa d’Europa. In compenso, è nata la categoria economica degli immobiliaristi, “i furbetti del quartierino”che gestivano i profitti derivati dai risparmi sul costo del lavoro, finiti nella tasche di alcuni, e reinvestiti in immobili. O nei beni mobili, cioè nel mercato azionario, tassato solo al 12,50%.

I neoliberisti dicono che tutto deve essere risolto dal mercato. Infatti, il presidente di Assocontact, l’associazione degli imprenditori dei call center dice che i salari bassi e l’uso smodato dei precari non è colpa loro, ma di quelle piccole aziende, i”cantinari”che fanno dumping sugli appalti, e fanno subappalti. Insomma: i benefici della concorrenza me li metto in tasca io, i difetti del mercato sono a carico dei lavoratori.

L’Italia è cambiata, ma la musica sembra sempre la stessa, quella che nei cortei degli anni delle tute blu: “come mai, come sempre in c….agli operai!?”

Il superamento della legge Biagi è nel programma del governo Prodi. Caro Romano, hai voluto la bicicletta, adesso pedala. Beh, buona giornata

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