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“Siamo tutti sullo stesso autobus”.

In cinque domande, il perché dello sciopero del 5 dicembre, che il Prefetto di Roma ha differito ad altra data.

Roberto Cortese guida gli autobus a Roma, è impegnato nella difesa dei diritti dei lavoratori del trasporto pubblico, è un dirigente dell’Usb, il sindacato di base che a Roma è capace di avere altissimi livelli di adesione agli scioperi.

Roberto Cortese ha 58 anni, 29 dei quali spesi in Atac, l’azienda municipalizzata del trasporto pubblico del Comune di Roma (“Quando sono entrato in Atac il sindaco era Giubilo, di lì a poco scoppiò “Tangentopoli” e Roma fu commissariata”).
È sposato, ha due figlie di 29 e 22 anni. La famiglia Cortese vive a Castel Madama, un comune di 7.500 abitanti lungo la valle dell’Aniene. Per andare a lavorare al deposito dell’Atac dove è in forza, Roberto Cortese prende tre mezzi pubblici: una corriera, la metropolitana e un autobus che infine lo porta al suo luogo di lavoro, il Deposito di Portonaccio, sulla Tiburtina. Da lì ogni giorno prende servizio su un autobus come autista. A fine turno, percorso inverso: autobus, metro, corriera. E’ un uomo gentile, sorridente, con un delizioso accento regionale. E’ come se il cognome gli si addicesse alla perfezione. Cortese è a tutti gli effetti un dipendente e contemporaneamente un passeggero di mezzi pubblici.

D. Cortese, lo sciopero del 5 dicembre è stato precettato. Cioè, il Prefetto di Roma, la dottoressa Basilone, ne ha ordinato il differimento ad altra data. Un sindacato che riesce a organizzare scioperi con alto consenso nella categoria viene indicato all’opinione pubblica come un pericolo per i cittadini. Come mai?
R. La precettazione è solo propaganda. La situazione politica generale del Paese esprime sempre più spesso l’idea che lo sciopero sia uno strumento di comodo per fannulloni, un pericolo per il servizio ai cittadini, addirittura un sabotaggio contro le amministrazioni comunali. Siamo di fronte a un attacco frontale a un diritto dei lavoratori: lo sciopero è uno strumento di difesa legittimo, costituzionalmente garantito. Nel trasporto pubblico, inoltre, gli scioperi vanno al vaglio di un organismo di garanzia che ne certifica la legittimità. Con la precettazione, un organo pubblico contraddice un’altra istituzione. Queste misure sembrano le fermate a richiesta: qualcuno suona e lo sciopero si deve fermare. I lavoratori non stanno giocando. Personalmente, ogni sciopero mi costa 80 euro. E vi assicuro che chi guida un autobus a Roma non naviga certo nell’oro.

D. Però gli scioperi sono tanti. Non sono troppi?
R. Il problema è che sono pochi i mezzi pubblici, hanno una pessima manutenzione, il trasporto pubblico è stato di anno in anno finanziato sempre meno, in parte dato ai privati. L’unica cosa che è aumentata è il disagio dei dipendenti e degli utenti. Invece che innalzare la qualità del servizio pubblico, sono aumentati i biglietti. Sono le aziende che ignorano le rivendicazioni dei lavoratori. Questo i sindaci non dovrebbero permetterlo. La precettazione è una toppa che non copre il buco. Appare anche un atto di intromissione autoritaria nelle vertenze sindacali. È grave non sentire neanche una parola da CGIL, CISL e UIL, per esempio.

D. I cittadini se la prendono con voi: siete scortesi, menefreghisti, trasportate persone come fossero cose da sballottare. E poi fate pure sciopero.
R. Ogni servizio al pubblico che non funziona come dovrebbe attira le giuste ire di chi avrebbe invece il sacrosanto diritto di muoversi in città comodamente.
Noi al volante siamo la rappresentazione fisica del pessimo servizio. Siamo facili obiettivi di giuste rimostranze. Il fatto è che siamo vittime della pessima gestione aziendale e contemporaneamente nel mirino del risentimento del pubblico. Mi piacerebbe si capisse che su quei mezzi noi ci passiamo ore, la nostra giornata lavorativa, tra passeggeri incazzati, traffico impazzito e mezzi vecchi, pieni di guasti, che addirittura s’incendiano. Siamo tutti sullo stesso autobus. Sarebbe come se un operaio, un impiegato, uno studente lavorassero o studiassero in un ambiente fatiscente, con tutti intorno che lo incolpano. Noi lottiamo per un buon servizio pubblico perché siamo cittadini come chi sale a bordo. Ma anche perché abbiamo il diritto di lavorare in condizioni professionali adeguate alle nostre responsabilità.

D. Ma sembra che le cose non migliorino affatto. Che scioperate a fare?
R. Se invece che criminalizzare i lavoratori, come si cerca di fare con la precettazione, si avesse come obiettivo la qualità della vita delle città, si metterebbero al centro i cittadini, i loro bisogni, la loro stessa dignità umana: come si può ogni giorno essere accalcati come bestie su mezzi di trasporto fatiscenti, che non rispettano gli orari? Con noi costretti a dare un servizio scadente, del quale siamo addirittura additati come colpevoli? Le aziende del trasporto pubblico promettono un servizio che non sono in grado di svolgere. Questo è il vero e grave problema, che accomuna dipendenti e passeggeri. Bisogna che la battaglia per un trasporto pubblico veda uniti dipendenti e passeggeri. Bisogna investire nel trasporto pubblico. Bisogna smettere di svendere ai privati, che spesso non pagano neanche regolarmente gli stipendi.

D. Cortese, ma voi che fate per dialogare coi passeggeri?
R. Noi di Usb ci stiamo organizzando per aprire un canale diretto con i cittadini. Anche perché spesso le nostre iniziative vengono tenute nascoste: o non si dice niente e quindi molti vengono presi alla sprovvista o si lanciano allarmi di paralisi del mezzi pubblici. Mai, dico mai, informando del perché organizziamo gli scioperi. La leggenda metropolitana, la “fake news” come si dice oggi, che facciamo sciopero per rubacchiare un ponte nel fine settimana è la prova provata di come si vogliano mettere i lavoratori che usano i mezzi pubblici contro i lavoratori che li guidano. Bisogna rompere questo circolo vizioso. Su questo dobbiamo fare di più. E posso garantire che lo faremo. Sono convinto che passeggeri e dipendenti insieme siano imbattibili.

La qualità e l’efficienza del trasporto pubblico sono risorse insostituibili per la città, per i suoi abitanti, per i suoi visitatori. Sono tra gli indicatori della qualità della vita. Dicono chiaro se una città è tenuta bene o se è in declino. Perché un’azienda funzioni è necessario che si rispettino le esigenze dei passeggeri e i diritti dei suoi dipendenti. Che è quello che non succede da troppi anni. Le agitazioni sindacali sono effetti, non le cause. Le cause sono più che note: è tempo si affrontino, senza indulgere a trucchi propagandistici, capaci solo di esasperare gli animi e tirare la volata all’ingordigia di soggetti privati.

Il caso Roma è più che chiaro: il 20% delle linee sono gestite da privati. Ma nulla è migliorato. Sono anzi peggiorati sia il servizio che le condizioni di lavoro. Ce n’è abbastanza per dire basta. Le precettazioni sono una pantomima, per non dire un’invasione di campo. Prima di prendersela con chi sciopera c’è da puntare il dito verso chi governa l’azienda. A cominciare dall’azionista principale: il Comune.

(Marco Ferri)

Roma, 1 dicembre 2017

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Attualità Lavoro Leggi e diritto

Sdl accusa la nuova Alitalia di ostacolare il diritto di sciopero.

(riceviamo e pubblichiamo)

A:
Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano
Presidente del Senato
Renato Schifani
Presidente della Camera
Gianfranco Fini
Presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi
Sottosegretario Presidenza del Consiglio
Gianni letta
Presidente Commissione Trasporti della Camera
Mario Valducci e componenti Commissione
Presidente Commissione Lavoro della Camera
Silvano Moffa e componenti Commissione
Presidente 8a Commissione Senato e componenti
Commissione
Luigi Grillo e componenti Commissione
Presidente Commissione Lavoro del Senato
Pasquale Giuliano e componenti Commissione
Ministro dei Trasporti
Altero Matteoli
Ministro del Lavoro
Maurizio Sacconi
Presidente Commissione di Garanzia Legge
146/90
Antonio Martone
Segretari e Presidenti dei Partiti
Organizzazioni Sindacali
Organi di informazione
Lavoratori dei Trasporti

Oggetto: “abolizione” del diritto di sciopero nella società CAI/Alitalia

Scrivo questa lettera a nome dell’Organizzazione sindacale che rappresento per
denunciare una situazione che sta diventando grottesca ed al limite della comprensione,
oltre che inaccettabile nei contenuti e nel metodo. Mi rivolgo a Voi in quanto garanti
massimi dei valori costituzionali di questo Paese.

Sicuramente siete a conoscenza di come si è “evoluta” la questione Alitalia e del
trasporto aereo nel nostro Paese, della drammaticità della condizione di circa la metà dei
dipendenti della Compagnia di Bandiera che non sono più in produzione, di quelli che sono
forzatamente in cassa integrazione e ci rimarranno sino all’ottenimento del minimo della
pensione e soprattutto di quelle migliaia che invece tra qualche anno si troveranno senza
ammortizzatori, senza pensione e senza lavoro in una situazione economica caratterizzata
da forte crisi e ad un’età nella quale una ricollocazione nel mondo del lavoro sarà
difficilissima, se non impossibile. Più che drammatica poi la condizione di migliaia di precari
(tra i quali tantissimi trentenni e quarantenni) che non hanno ammortizzatori sociali, hanno
perso lavoro e speranza di riottenerlo e si trovano a ricercare un’attività che li faccia
sopravvivere in una fase economica che, come già detto, è assolutamente priva di occasioni
e di opportunità.

Forse meno conosciute sono le condizioni di chi è rimasto a lavorare, di quanto e di
come si lavori nella “nuova Compagnia”, del clima di paura e di tensione che si vive ogni
giorno, di come il lavoratore sia frustrato ed abbia perso qualsiasi motivazione, elemento
questo importante in qualsiasi attività di lavoro, ma fondamentale in un’azienda di servizi e
di trasporto.

A prescindere dalle valutazioni di merito sull’intera operazione rispetto alla quale
abbiamo espresso e continuiamo ad esprimere dubbi, perplessità e forte preoccupazione, è
indubbio che se sindacati fortemente rappresentativi nel trasporto aereo come SdL (in tutte
le categorie presenti in Alitalia), come Anpac e UP (con la quasi totalità della
rappresentanza dei piloti), con altre associazioni che hanno siglato sotto ricatto e in un
secondo momento (Anpav e Avia) e con fortissime critiche e differenziazioni all’interno dello
stesso sindacato confederale, allora vuol dire che è esistito un forte dissenso ed ancora
adesso non si è trovato un equilibrio nei rapporti tra lavoratori ed azienda.

Se è vero tutto ciò, è evidente che i lavoratori ed il sindacato hanno il dovere di
utilizzare la leva del dissenso e per fare ciò hanno bisogno di poter contrattare con l’azienda
migliori condizioni di lavoro, richiedere il rispetto di diritti elementari messi in discussione
dalla nuova dirigenza, chiedere a gran voce maggiore occupazione e trasparenti
meccanismi di riassunzione del personale in cassa integrazione e precario. Per fare ciò, cioè
“semplicemente” per fare sindacato, se necessario, dovrebbe essere disponibile anche lo
strumento costituzionale dello sciopero.
A questo punto la situazione si complica notevolmente: SdL non può trattare perché
l’Azienda si rifiuta di avere rapporti con chi non ha sottoscritto accordi che riteneva
assolutamente non soddisfacenti e non equilibrati per i lavoratori, per il Paese e per
l’azienda stessa.

Non resta quindi che utilizzare lo strumento dello sciopero e qui si pone un problema
che sta travalicando l’intera vicenda Alitalia ed assume caratteristica di negazione di diritti
costituzionali che dovrebbero essere garantiti in uno stato di diritto.
SdL ha iniziato una vertenza alla fine del 2008 e sino ad oggi gli è stato negato per
ben sette volte il diritto di sciopero in Alitalia. Di fatto è stato messo in campo un
meccanismo per il quale se esiste il pur minimo appiglio o dubbio sulla legittimità, anche se
ipotetica o potenziale, interviene la Commissione di Garanzia e vieta lo sciopero. Molto più
spesso, invece, non potendo intervenire la Commissione perché lo sciopero è
assolutamente indiscutibile da qualsiasi punto di vista, è il Ministro a vietare l’azione di
sciopero adducendo le più svariate, fantasiose o incomprensibili motivazioni.

Di fatto lo sciopero in Alitalia è da mesi vietato per ordinanza ministeriale.
Ma è possibile eliminare un diritto costituzionale attraverso ripetute ordinanze
ministeriali che non presentano di fatto quelle motivazioni straordinarie che possono
portare a richiedere di revocare e poi vietare uno sciopero, sospendendo così l’esercizio di
un diritto costituzionale? Ed è altrettanto indubbio che un diritto costituzionale non possa
essere sospeso perché l’azienda ha problemi, perché è nata da poco, perché lo sciopero
recherà disagi agli utenti, perché potrebbero esistere generici problemi di ordine pubblico
che si rivelano sempre inesistenti (queste le ripetute motivazioni contenute nelle
ordinanze).

Lo sciopero è strumento e diritto costituzionalmente previsto e tutelato e porta con
se il fatto che reca danno ad un’azienda o può creare disagi all’utenza di quel servizio. Non
sarebbe uno sciopero se così non fosse e non sono certo i lavoratori ad essere contenti di
dover utilizzare questo strumento di riequilibrio dei rapporti con l’azienda, visto che pagano
di tasca loro ogni giornata di sciopero.
Viene da pensare che se si vieta ormai da quasi un anno lo sciopero in CAI/Alitalia,
se anche per il prossimo sciopero del 20 luglio il Ministro Matteoli ha già effettuato l’invito
alla nostra Organizzazione a sospendere l’azione, cosa questa che prelude una nuova
ordinanza di divieto (l’ottava), allora c’è veramente qualche cosa che non funziona.
La piena consapevolezza di ciò è data anche dal fatto che l’invito a differire e la
successiva ordinanza di divieto, vengono effettuate dal Ministro non con tempi sufficienti
per permettere al sindacato di ricorrere eventualmente al TAR, ma si concretizzano
VOLUTAMENTE nei giorni a ridosso dello sciopero, per non dare la possibilità di ricorrere
alla magistratura e richiedere la sospensione dell’ordinanza.

Ciò sta avvenendo anche in queste ore –
– Indizione sciopero per il 20 luglio effettuata il giorno 26 giugno 2009, cioè ben 24 giorni
prima della data dello sciopero stesso.
– Invito a differire arrivato il giorno 14 luglio (6 giorni prima dello sciopero).
– Incontro previsto dalla legge oggi, 15 luglio 2009 (5 giorni prima dello sciopero).
– Probabile arrivo dell’ordinanza il 16 o il 17 luglio (3 o 4 giorni prima dello sciopero).
Risultato ottenuto: impossibile temporalmente presentare richiesta di sospensione
dell’ordinanza e arrivare a sentenza prima del giorno dello sciopero.
Questa procedura è stata applicata sistematicamente dal ministero dei Trasporti,
dimostrando con ciò che esiste una precisa volontà anche di sottrarsi al giudizio del TAR
che, se giunge dopo il giorno dello sciopero previsto, può entrare nel merito ma non certo
discutere e decidere sull’unico provvedimento necessario, cioè la sospensione
dell’ordinanza.

Una cosa è contemperare il diritto dell’utenza alla mobilità con l’esercizio del diritto
di sciopero dei lavoratori, cosa diversa è vietare sistematicamente lo sciopero, sostenendo
di fatto gli interessi dell’azienda.
Ciò produce a nostro avviso più di un effetto:
1. si privano i lavoratori di un diritto costituzionalmente garantito;
2. si indebolisce consapevolmente la forza dei lavoratori e del sindacato;
3. mentre l’azienda, tra i sindacati, effettua una scelta impropria ed arbitraria tra chi
può e non può trattare soltanto in base ad un consenso preventivo alle decisioni
prese dalla stessa azienda, si rende meno forte quel sindacato che non è funzionale
ai desideri della dirigenza e della proprietà aziendale – si produce un danno enorme
al sindacato ed ai lavoratori che ad esso aderiscono;
4. si costruisce progressivamente una situazione esplosiva che oggi viene tenuta a
freno da un sistema basato sulla paura, ma domani potrebbe emergere in modo
drammatico;
5. tra l’altro si sta di fatto costruendo un sistema di “tutela degli interessi di un
vettore”, che a nostro avviso si potrebbe configurare anche come distorsione della
concorrenza, un paradossale impedimento proprio a quel “libero mercato” a cui a
parole si ispirano molti dei soggetti che hanno sostenuto l’attuale “soluzione Alitalia”
– è infatti evidente che se in un’azienda non si può scioperare, i lavoratori ed il
sindacato hanno meno peso specifico di quello espresso in aziende nelle quali è
libero il confronto e, se necessario, il conflitto;
6. si dice che SdL è un piccolo sindacato e significativamente meno importante di altri,
ma allora, se la situazione di Alitalia e dei suoi lavoratori viene da molti
rappresentata come soddisfacente e positiva, perché vietare uno sciopero che, se
fossero vere questi presupposti, non avrebbe alcun effetto?

Per questi motivi sono qui a richiedere un Vostro autorevole intervento perché venga
rimosso questo inaccettabile ed immotivato impedimento ad un diritto costituzionalmente
previsto e tutelato, a cominciare dallo sciopero previsto per il giorno 20. Precisiamo altresì
che siamo disponibili ad un incontro immediato con la dirigenza aziendale per evitare lo
sciopero e per ricostruire un ambito di confronto costruttivo tra le parti sociali.
Rimango in attesa di un Vostro gentile riscontro e disponibile a qualsiasi ulteriore
approfondimento ed incontro sulla materia posta alla Vostra attenzione.

Distinti saluti
Il Coordinatore Nazionale
Fabrizio Tomaselli
____________________
SdL Intercategoriale
Sede Nazionale: Via Laurentina, 185 – 00142 Roma – telefono: 06.59640004 Fax: 06.54070448 –
segreterianazionale@sdlintercategoriale.it – www.sdlintercategoriale.it (Beh, buona giornata).

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