Categorie
Attualità democrazia

In Italia elezioni anticipate? Ma no, è solo un ballo in maschera.

Se, telefonando, Bossi… E Berlusconi si dà il contrordine sulle elezioni-blitzquotidiano.it

Martedì sera per Schifani le elezioni anticipate sono possibili, forse necessarie Schifani non parla a vanvera e da solo Mercoledì pomeriggio Berlusconi dice non non averci mai pensato Cosa è successo in quelle venti ore scarse?

Martedì sera Renato Schifani, in un discorso ufficiale, evoca il rischio, agita la minaccia e mette nel mazzo delle cose possibili, anzi forse necessarie, le elezioni anticipate.

Parla da solo, parla a caso, parla senza pensare e pesare quel che dice il presidente del Senato? E’ sventato, leggero e isolato Schifani, l’uomo che Berlusconi e Forza Italia hanno insediato alla seconda carica dello Stato? Non è pazzo e non è sciocco Schifani e, soprattutto, non si ha memoria di una sua mossa politica senza l’assenso preventivo del premier.

Infatti al mattino di mercoledì tutte le ricostruzioni più o meno esatte dell’accaduto concordano su un punto: Schifani ha detto lui quel che Berlusconi vuole sia detto ma che il premier non può dire in prima persona. E tutti, più o meno informati, raccontano, suppongono, riferiscono di una telefonata tra Berlusconi e Schifani, una telefonata nella quale i due si danno il reciproco “via”.

E’ ancora mercoledì ma è già mezzogiorno, passato da poco. Nelle ore del mattino si sono esibiti Casini: «Le elezioni anticipate sono una pistola scarica, voglio vederla la maggioranza che va davanti agli elettori dicendo mi sono auto affondata…». E poi Maroni: «D’accordo con Schifani: se la maggioranza non è compatta, allora si scioglie». Stanno tutti prendendo le misure a Schifani, decidendo se è una “minaccia” rivolta a Fini, un bluff, uno sfogo, un progetto, un “la butto lì e poi vediamo quel che succede”. Qualcosa succede perché è da poco passata la prima ora del pomeriggio e arriva, solenne, nero su bianco, il contrordine sulle elezioni anticipate. Berlusconi dichiara: «Non ci ho mai pensato, sono stupito che qualcuno ci pensi». Stupito è improbabile assai, anzi impossibile. Come è impossibile che la sera prima non ne abbia parlato con Schifani. Che non ci abbia mai pensato davvero può essere, ma è cronaca ufficiale da giorni che ha dato mostra di pensarci, lo racconta tutta Forza Italia. E allora come arriva, da dove e da chi il contrordine?

Dall’unico che può darlo: ci deve essere stata al mattino di mercoledì un’altra “telefonata”, quella di Bossi a Berlusconi. Già, perchè se Berlusconi può stringere all’angolo Fini ed eventualmente annichilirlo con la minaccia e, se necessario, con la pratica delle elezioni anticipate, se Berlusconi può imporre e ottenere tutti i voti di fiducia che vuole in Parlamento senza perdere praticamente neanche un voto dei “finiani”, se Berlusconi può perfino sfidare Napolitano nella partita dello scioglimento delle Camere, tutto questo non può farlo se Bossi non dà il “via”. E a Bossi, almeno finora, fatti i suoi calcoli, dare questo “via” non conviene.

Bossi e la Lega sono alacremente e fruttuosamente impegnati in quella che in Borsa si chiama “presa di beneficio”. In questa legislatura e in questo governo le “azioni” leghiste valgono moltissimo, sono salite come non mai di valore. E la Lega sta “incassando”: attende presidenze di Regioni del Nord, gestioni di fette importanti di spesa pubblica, il federalismo fiscale, perfino una progressiva crescita di consensi ai danni proprio del Pdl. Bossi Berlusconi vuole tenerlo lì, a Palazzo Chigi, per tutta la legislatura. Ma non ha interesse a consentirgli una “ricarica” elettorale. Non per ostilità e concorrenza, Bossi con Berlusconi premier sta alla grande. Ma perché durante e intorno alla “ricarica” la Lega vede per se stessa e per la sua egemonia più rischi che vantaggi.

E allora? Allora vediamo i punti fermi, quelli sui quali si può giurare. Primo: Berlusconi non accetterà mai il rischio di una crisi “parlamentare” da cui potrebbe uscirne un altro governo prima del ritorno alle urne. Secondo: Fini non cerca e non può cercare lo show down, la resa dei conti. E’ troppo debole. Soprattutto non ha la forza e neanche la voglia di mettere in piedi una crisi “parlamentare”. Se Berlusconi fa l’appello al popolo elettore, Fini non può fermarlo. Terzo: Bossi invece può, basta che non dia a Berlusconi la garanzia che la eventuale crisi di governo non sia “parlamentare”. Basta che Bossi esprima un “dubbio di fattibilità”, dia a Berlusconi un “consiglio” di pensarci bene e Berlusconi si ferma.

Pronostico dunque su come va a finire il gioco più giocato in città, il girotondo e l’avanti-indietro sulle elezioni. Non con un “tutti giù per terra”. Berlusconi resta premier fino alla fine della legislatura. Sottoposto ad una relativa e fisiologica ”erosione”. Anagrafica e politica. Erosione, non crollo. Poi, tra tre anni o giù di lì, si vedrà se e quale centro destra esiste senza Berlusconi premier e se esiste un’alternativa di centro sinistra. A meno che Bossi non canbi idea, non decida che la “presa di beneficio” è finita. (Beh, buona giornata)

Share
Categorie
Media e tecnologia Pubblicità e mass media

La quarta crisi: l’intreccio politica-pubblicità fa bene al mercato italiano della comunicazione commerciale?

LE MINACCE DI BERLUSCONI, LA SORTITA DI D’ALEMA
Elezioni anticipate: «possibili» per le concessionarie di pubblicità,di Fr.Pi-Il Manifesto

«Una campagna pubblicitaria “ottimista” sarebbe smentita in un attimo
dallo stesso media che la veicola». Marco Ferri, copywriter e creativo tra
i più noti in Italia, sintetizza a suo modo le difficoltà di rapporto tra
gli inviti del premier e la realtà desolante del settore che pure lo ha
avuto come dominus dagli anni ’70 in poi. Come se non bastasse, è lo
stesso premier a evocare lo spettro di elezioni anticipate per «mettere a
posto» i suoi alleati, resi inquieti dal brusco stop elettorale delle
europee. Un’eventualità che i pubblicitari considerano una iattura, ma che
viene già metabolizzata nelle relazioni commerciali. «Ho chiesto a una
concessionaria – racconta Ferri – la pianificazione di una campagna su 12
mesi per conto di un cliente. Mi hanno risposto: “ma come, un anno? E se
poi ci sono elezioni anticipate e il cliente ci ripensa?”». Parliamo di un
settore produttivo, che segue i boatos della politica per dovere
professionale, anche per calcolare il possibile intasamento degli spazi e
le variazioni di prezzo. E «che però sente tutte le incertezze che la
crisi economica sta provocando nei consumi, naviga a vista, e quindi trova
incredibili le pianificazioni a lungo termine». Sull’editoria la crisi sta
picchiando duro. «Siamo in epoca di semestrali, dopo relazioni trimestrali
drammatiche, dove le principali holding della pubblicità hanno lasciato
sul campo perdite che vanno dal 5% alla doppia cifra», e che
consolideranno questi risultati negativi. L’istituto Nielsen Global
Research calcola una flessione complessiva del 18% nei confronti del primo
quadrimestre 2008 (-15,3% per la Televisione, -22,7% per i quotidiani).
Un quadro di minori risorse per tutti, dove Berlusconi – capo del governo
e proprietario di Publitalia – ha più volte invitato gli imprenditori a
«non investire sui media catastrofisti». L’ultima volta lo ha fatto dallo
stesso palco dove poco prima la presidente di Confindustria, Emma
Marcegaglia, aveva chiesto «100 giorni di azioni». Lo aveva già fatto a
Villa Madama, mesi fa; lo ha ripetuto poi a Porta a porta. E’ una minaccia
esplicita rivolta in primo luogo agli imprenditori, ovvero a quel «potere
forte» che – se non venissero accolte le richieste nei prossimi 100 giorni
– potrebbe girargli le spalle. Sembra quasi che, dopo 15 anni da
«fenomeno» politico, Berlusconi sia regredito a capo di Publitalia,
convinto di poter trattare i capi di stato come clienti un po’
sprovveduti. (Beh, buona giornata).

Share
Categorie
Attualità

Per uscire dall’assedio, Berlusconi pensa a elezioni anticipate?

di CLAUDIO TITO-repubblica.it

Per ora è solo una minaccia. L’arma fine di mondo. Eppure Silvio Berlusconi ha iniziato a sventolarla. Non nelle occasioni ufficiali. Ma nelle riunione informali. Negli ultimi giorni, la “soluzione finale” è stata accennata in più di una circostanza. Quale? Le elezioni anticipate.
Il presidente del consiglio si sente sotto assedio. Stretto tra le inchieste giornalistiche, le indiscrezioni sulle indagini condotte dai magistrati a Napoli e il terrore che altre intercettazioni telefoniche possano improvvisamente riemergere dal silenzio. E allora, ha detto ieri mattina in consiglio dei ministri, “non mi farò piegare”. Davanti ai ministri ha evitato con cura di parlare esplicitamente di ricorso alle urne. Eppure nell’ultima settimana con i fedelissimi non ha affatto nascosto che l’ultima carta da giocare sarebbe proprio questa. “Se ci fosse uno show down – sono state le parole ripetute a diversi esponenti del governo – allora dovremmo ripresentarci davanti agli elettori. Chiedere il loro giudizio. E sono convinto che gli italiani staranno ancora con me”.

Allo stato, il premier non ha ancora deciso di imbracciare concretamente il fucile che possa porre fine alla legislatura. Vuole aspettare il risultato delle europee. Soprattutto vuole capire se il “Noemigate” e le inchieste napoletane sul termovalorizzatore imboccheranno una svolta decisa. Circostanze che lui definisce “scorciatoie” per disarcionarlo. “Ma se qualcuno insegue scorciatoie – ha ammonito – sarò io il primo a prenderle. Si torna al voto”. Uno schema proposto pubblicamente pure dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: Si cercano armi improprie per far fuori il presidente. Ma gli italiani sono pronti a rivotare”. Ragionamenti che in modo meno esplicito il capo del governo ha fatto anche durante la riunione dell’esecutivo di ieri. “Più mi danno delle botte in testa – ha avvertito – più mi sento forte. Di certo tutte queste bugie, tutti questi attacchi non riusciranno a intimidirmi. Io non mi piegherò”.

Sta di fatto, che il sospetto di una macchinazione per assestargli una “spallata” è andato via via crescendo nell’ultimo mese. Il fantasma del “ribaltone” guidato nel 1995 da Lamberto Dini è tornato a materializzarsi dalle parti di Via del Plebiscito. Lo spettro di un governo istituzionale magari per realizzare una parte di riforme istituzionali o una nuova legge elettorale aleggia sui tetti di Palazzo Chigi. Le mosse compiute da settori della finanza e dell’industria lo hanno innervosito. Sospetta che anche in quegli ambienti si stia creando una sponda “ribaltonista”. Il Cavaliere vuole subito spazzare via tutti i dubbi. Che in una certa misura ha manifestato anche al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ma soprattutto li ha espressi con veemenza agli alleati. E già, perché dai partner di maggioranza avrebbe voluto più solidarietà dopo la richiesta di divorzio di Veronica, dopo le polemiche sulla famiglia Letizia e dopo la sentenza Mills. Tant’è che ancora in consiglio dei ministri ha protestato per come è stato difeso l’altro ieri nel corso della trasmissione “Porta a porta”. Lì, a rappresentare il centrodestra, c’era Ignazio La Russa. “La prossima volta – lo ha rimproverato – chiamami e ti spiego come sono andate le cose”. Del resto si è lamentato anche con il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Ieri i due sono tornati a parlarsi dopo un bel po’ di tempo. Il Cavaliere si è lasciato andare ad un lungo e appassionato sfogo. Non a caso da Montecitorio è uscita una sola indiscrezione sul pranzo: “solidarietà umana all’amico Silvio”. Una formula, usata anche dal capo dello Stato, che non ha convinto del tutto il premier. Poi, certo, il capo del governo e il presidente della Camera hanno concordato i prossimi passi da compiere per ridurre il numero dei parlamentari e per le nomine Rai. Ma il cuore dell’incontro sono state le vicissitudini del Cavaliere.

La carta del voto anticipato resta comunque una “extrema ratio”. Berlusconi ha fatto sapere di volersi buttare a capofitto nella campagna elettorale. “Le volgarità di Franceschini sono un tonico per me”. Adesso considera la frase del segretario democratico sull’educazione dei figli il suo cavallo di battaglia. Secondo il premier, anche il sondaggio recapitato ieri pomeriggio a Via del Plebiscito dimostrerebbe che il passo falso di Franceschini sta penalizzando il Pd. Sebbene sia cresciuta pure l’astensione di centrodestra. “Se poi c’è lo show down…”. (Beh, buona giornata).

Share
Follow

Get every new post delivered to your Inbox

Join other followers: