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Società e costume

Il supporto cartaceo.

Ricevo un invito per una mostra via e-mail. Nella riga di accompagno l’allegato, trovo scritto: “Segue invito cartaceo”. Un giovane art director mi chiede un colloquio e mi dice se preferisco vedere i suoi lavori su cd o su “supporto cartaceo”. Vado da un cliente che premuroso mi chiede: “ Ha bisogno un proiettore e presentate su “cartaceo”. Cartaceo, suona spregiativo, sa di vetusto, di out. La carta stampata è diventata “cartaceo”. Dunque, non si giudicano i contenuti, ma i veicoli che li trasportano. Vanno di moda i giornali on line, le riviste on line, anche i libri stanno per lasciare il passo agli “audiolibri” su cd. Così uno va dal giornalaio e chiede: “mi da il cartaceo di oggi?” Oppure va in libreria e chiede un libro: “Mi dispiace, è terminato. Se vuole ho una copia cartacea.” Cartaceo. Come se non si dovesse leggere, ma guardare. Vedere. Ascoltare. Uno che legge è rimasto all’età del Cartaceo, era primordiale più vicina all’età della pietra che a quella dell’oro.
Uno degli scrittori giapponesi più noti in Italia, Haruki Murakami, sta vincendo una singolare battaglia: difendere chi scrive ancora a mano. Murakami settimane fa ha scritto sulla rivista ‘Annali letterari’ un articolo in cui si sollevava per la prima volta in Giappone il problema della destinazione dei manoscritti affidati agli editori. Lo scrittore giungeva a definire “una sorta di furto” la tendenza nipponica a non restituire all’autore la stesura originale di un’opera dopo la pubblicazione. La domanda è: gliel’ha scritta via e-mail o a mano su un “supporto cartaceo”?Beh, buona giornata.

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