Categorie
Nessuna categoria

Te lo do io l’indulto.

Erano usciti dal carcere di Macomer alle 18, beneficiando dell’indulto, ma alle 23 sono stati nuovamente arrestati per resistenza a pubblico ufficiale, minacce, violenza e danneggiamento. Protagonisti Massimiliano Formula, 32 anni e Raimondo Muntoni, 28.

Formula, di Sassari, e Muntoni, di Tula, sono usciti nel tardo pomeriggio dall’istituto di pena di Macomer e hanno pensato di andare a festeggiare la ritrovata libertà in un bar poco distante. Ma la gioia è stata talmente incontenibile che i due hanno esagerato con l’alcol, attirando l’attenzione di una pattuglia della polizia che è intervenuta chiedendo le loro generalità. A quel punto i due uomini si sono rifiutati di fornire i documenti e di seguire gli agenti al commissariato. Per contro, gli ex carcerati hanno aggredito i poliziotti, assalendoli con calci e pugni.

Il risultato è che Formula e Muntoni sono finiti di nuovo in prigione, a Oristano, in attesa del processo per direttissima. La loro libertà è durata cinque ore.

Il vecchio trucco della resistenza e oltraggio, una brillante operazione di polizia. In Sardegna si può far bisboccia solo al Billionaire: se non sei un Vip, un calciatore con velina, un militare americano o un ex presidente del consiglio è meglio andare a letto presto. Beh, buona giornata.

Share
Categorie
Nessuna categoria

Davide mi ha scritto ancora.

Ancora niente.
Anzi il premier Olmert ha dato il via alla più vasta operazione terrestre dall’inizio del conflitto, e dichiara — Nessuna tregua nei prossimi giorni —.
Intanto si continua a scavare e a recuperare cadaveri.
Il tuo articolo l’ho trovato molto ironico, esplicativo ed anche un po’ arrabbiato, forse non abbastanza, (ma io sono un impulsivo), però continuo a pensare che questa guerra è iniziata in un momento sbagliato, per ricevere aiuti concreti.
Ci sono le vacanze!
Le manifestazioni, lo scendere in piazza, l’urlare lo sdegno la vergogna come esseri umani, la rabbia… non è il momento. Forse se la cosa fosse iniziata verso metà ottobre il pubblico sarebbe stato più coinvolto, ma ora proprio no.
D’altra parte questo periodo dell’anno è agognato da troppe persone. Interi armadi e cassetti ricolmi con costumi e vestiti trattenuti con forza nei cassetti o dietro sportelli per almeno sei mesi aspettano di esplodere in tutti i loro toni di colore e fantasie stilistiche; e che mi perdo un occasione così. Sfoggiare, finalmente mostrarmi al meglio, dopo giorni e giorni di sacrifici, alimentari, o ginnici per dire “beccati questo”!
Quindi cari bambini e povera gente che ogni minuto del giorno e della notte riuscite ancora a vivere, è vita in più, resistete, e sperate solo in voi stessi.
Nel frattempo speriamo che il teatrino diplomatico si rimbocchi le maniche e s’incazzi di brutto e faccia capire che il tempo dei pupazzi è finito!

Questione di razza

-Che cane buffo! E dove l’ hai trovato? –
Er vecchio me rispose: -é brutto assai,
ma nun me lascia mai: s’ é affezzionato.
L’ unica compagnia che m’ é rimasta,
fra tanti amichi, é ‘ sto lupetto nero:
nun é de razza, é vero,
ma m’ é fedele e basta.
Io nun faccio questioni de colore:
l’ azzioni bone e belle
vengheno su dar core
sotto qualunque pelle.

Trilussa

Share
Categorie
Nessuna categoria

Le e-mail scrivetele a penna.

Justin Kruger e Nicholas Epley, ricercatori della Business School dell’Università di Chicago hanno dimostrato come la chiarezza delle e-mail sia altamente sopravvalutata.

Kruger ed Epley, con cinque esperimenti successivi che hanno via via verificato e ampliato i risultati, hanno chiesto a dei volontari di trasmettere messaggi via e-mail o telefono sinceri o sarcastici.

Chi scriveva era convinto, nel 75% dei casi, che il destinatario avesse identificato correttamente il tono del messaggio. Sebbene questo fosse vero per i destinatari del messaggio telefonico, tra coloro che avevano ricevuto le e-mail, solo il 56% era stato in grado di percepire il messaggio in modo appropriato.

A fare maggiore chiarezza non serviva neanche il tipo di rapporto esistente tra scrivente e destinatario, perché i malintesi ci sono in eguale misura tra amici, conoscenti o estranei.
Conclusione: niente nella comunicazione scritta può rimpiazzare il linguaggio non verbale, fatto di ‘segnali paralinguistici’ e ‘segnali prossemici’. Quando ci si dice qualcosa faccia a faccia, chi parla non usa solo le parole, ma il tono della voce e la gestualità, che arricchiscono il messaggio e forniscono all’ascoltatore importanti chiavi di interpretazione.

Le lettere tradizionali erano usate su base mensile o settimanale, la posta elettronica è usata molto più di quella vecchia maniera, ha rimpiazzato il telefono, spesso negli uffici si manda un’e-mail, anche quando sarebbe più facile parlarsi direttamente.

Pensateci bene, quante volte avete usato una e-mail e poi vi siete resi conto che la velocità della posta elettronica ha ulteriormente impoverito il già povero (rispetto alla comunicazione a voce) linguaggio scritto, con conseguenti e spesso spiacevoli equivoci?
Secondo la ricerca di Kruger ed Epley , non è solo un limite dell’e-mail, qualcosa di intrinseco al mezzo, ma anche un atteggiamento del tutto umano, un eccesso di egocentrismo. Secondo i ricercatori americani tutti, per abitudine, sovrastimiamo la nostra abilità di comunicare via e-mail, per un eccesso di autostima.

Benché consapevoli dell’ambiguità dei nostri messaggi, non riusciamo ad ammettere che il nostro interlocutore potrebbe interpretarli in maniera diversa. Questo è dovuto al fatto che seppure cerchiamo di metterci nei panni degli altri e di immaginarne il punto di vista, i sentimenti o i pensieri, usiamo pur sempre noi stessi come punto di riferimento. Non riusciamo insomma ad andare oltre la nostra esperienza soggettiva e nel caso delle e-mail sopravvalutiamo le nostre abilità di scrittori.

C’è addirittura chi sostiene che l’e-mail appartiene al passato, almeno per le nuove generazioni che la usano per lavoro o studio: tra gli amici meglio sms e chat line. A sancire la fuga dalla posta elettronica è uno studio del Pew Internet and American Life Project secondo cui la maggioranza dei giovani predilige i messaggi istantanei o il telefono per comunicare tutto ciò che va dalla chiacchiera alla conversazione intima. Le e-mail vengono usate come canale ufficiale riservato alle faccende ‘più serie’.

La cosa migliore da fare è parlare quando bisogna parlare, scrivere quando bisogna scrivere. E quando si scrive, scrivere come se fosse una lettera, con tutte le cautele e le buone abitudini della posta tradizionale.

Per esempio, è meglio cominciare con una ‘caro’ e finire con ‘cordiale saluto’. Come se usaste la penna. Avere poco tempo, non significa avere fretta. Le comunicazioni sbrigative sono irritanti: scritte, parlate o lette che siano. Beh, buona giornata.

Share
Categorie
Nessuna categoria

Leggere libri aiuta la crescita economica.

Incredibile, ma vero. Un Paese più colto è un Paese destinato ad essere più ricco. Perché crescere sotto il profilo culturale ha un effetto diretto, anche se di lungo periodo, in termini di crescita del Prodotto interno lordo.

Lo dimostrerebbe una ricerca specifica delle Università di Bologna e Trento condotta per conto dell’Associazione Italiana Editori per preparare i prossimi Stati Generali dell’Editoria, in programma il 21-22 settembre a Roma presso il Complesso Monumentale del San Michele a Ripa.

Se gli italiani avessero avuto nel corso del loro sviluppo un tasso di lettura pari a quello di Francia e Germania, oggi l’Italia sarebbe più competitiva. Perché ”leggere aiuta a crescere” non tanto e non solo dal punto di vista individuale, ma anche come sistema Paese. Se l’Italia non avesse tassi di lettura di venti, trenta punti inferiori rispetto a Francia e Germania, sarebbe molto più competitiva”.

Di quanto? Difficile un’analisi meramente quantitativa, tuttavia la ricerca Aie ha rilevato che ”se la Calabria avesse avuto negli Anni Settanta il tasso di lettura della Liguria, oggi avrebbe una produttività di 50 punti più alta. Oppure se nelle regioni il tasso di lettura fosse stato pari a quello medio nazionale, avremmo avuto 20 punti di maggior crescita della produttività per l’Abruzzo, 23 per la Basilicata, 24 per Campania e Puglia, 29 per il Molise, 30 per la Calabria”.

Secondo gli estensori della ricerca, si tratta di ridurre questo divario e di ampliare il bacino dei lettori. Gli sponsor della ricerca, cioè gli editori italiani sostengono che questo ampliamento è di natura politica, e come tale deve veder coinvolte le istituzioni e la politica. Il che suona come richiesta di un qualche aiuto governativo.
Tuttavia, la tesi che vuole la lettura utile allo sviluppo economico appare credibile. A proposito, che libro state leggendo? Beh, buona giornata

Share
Categorie
Nessuna categoria

La guerra che scoppia.

La signora Marta Friel ha girato a Repubblica.it questa lettera di una sua amica libanese. Dedico il mio spazio di oggi alla pubblicazione di codesta lettera, perché mi ha aiutato a capire quello che sta succedendo, la qual cosa spero si utile anche ai lettori della mia rubrica. Non sento il bisogno di commentarla. Il che è già un modo per commentarla. Beh, buona giornata.
“Ho appena ricevuto questa mail da una mia amica libanese, Laure Salloum, archeologa che vive a Beirut.
Miei cari Amici,
grazie per i vostri messaggi, le vostre mail e per avermi telefonato… Non so se è possibile descrivere la situazione.. siamo isolati e aspettiamo la fine. Le circostanze diventano ogni momento più intollerabili. Stanno massacrando e dilaniando il Libano nel XXI secolo, quando le democrazie del mondo chiamano i loro cittadini alla libertà di espressione, di comunicazione e di pace.
Sono stati bombardati 4 aeroporti, 7 porti, le riserve di petrolio, di benzina e di gas; le centrali elettriche, i ponti che collegano le diverse regioni. Numerose famiglie sono state uccise mentre dormivano da missili che hanno colpito le loro case. Autobus pieni di passeggeri sono stati bombardati sulle autostrade.
Tutto questo sta succedendo veramente mentre tutti guardano e nessuno reagisce.
Il Libano sta morendo: per favore fate qualcosa per fermare questa atrocità.”
Marta Friel

Share
Categorie
Nessuna categoria

La gallina dalle uova d’oro.

La Cbs, uno dei maggiori network televisivi statunitensi, ha deciso che la nuova campagna pubblicitaria sarà pubblicata sui gusci delle uova.

Sembrava che la pubblicità negli Usa avesse conquistato tutti gli spazi possibili, ma dal prossimo Settembre gli americani se la ritroveranno sugli scaffali dei supermercati: 35 milioni di uova da incidere con il laser con i nomi di sit-com o serial polizieschi, come il popolare CSI.

E’ una notizia emblematica, come dicono i sociologi: una rete televisiva americana fa pubblicità sulle uova, il principale ingrediente della prima colazione negli Usa.
Vuol dire che la tv, anche per un grande network tv non produce più effetti pubblicitari desiderati.

In tutto il mondo occidentale la pubblicità cambia strada, esce dalla tv, che ormai non persuade.

Non da noi. L’Auditel detta ancora legge, l’Upa ha appena rieletto per la dodicesima volta consecutiva lo stesso presidente, nel segno della continuità della superstizione del totem televisivo, che infatti è anche il presidente di Auditel.

L’Europa ci chiede di cambiare sistema, perché poco competitivo, non permette l’arrivo di nuovi soggetti.

Il nuovo governo italiano sa che se tocca il sistema duopolistico si ingrifa il centodestra, se tocca la Rai si incazza la nuova maggioranza.

Gli americani fanno pubblicità sulle uova e per noi non è carino scoprire di essere più arretrati del culo della gallina. Beh, buona giornata

Share
Follow

Get every new post delivered to your Inbox

Join other followers: