Mentre il Pd risale nei sondaggi d’opinione, ecco il Franceschini-pensiero.

di Mario Ajello da ilmessaggero.it

Semplice boy-scout? Curatore fallimentare? Questo si vedrà. Intanto, nel giro di poche settimane, Franceschini ha rivoluzionato le parole, gli schemi e la vendibilità del prodotto Pd, che tutti davano per scaduto. «Fiducia» è la prima parola rimessa in circolo dal fanceschinismo. E le altre? Eccole, dalla A alla Zeta.

Antagonismo. Al solo pronunciarne il suono, Walter tremava: per la paura di venire considerato un comunista. Dario, da ragazzone democristiano senza sensi di colpa, se ne infischia della mediazione a oltranza per apparire potabile ai ceti moderati e di altri togliattismi scaduti ma vivissimi nel Dna degli attuali ”compagni di scuola” d’origine Pci.
Antagonismo come radicalità post-ideologica.

Besame. Mucho. Canzone prediletta da Dj-Franceschini, come lo chiama Fiorello. I notabili del Pd lo stanno baciando tutti (preoccuparsi?).

Cifre. E proposte concrete. 460 milioni di euro di risparmio con l’election day. 2 per cento di una tantum, per i poveri, da chi guadagna oltre 120mila euro. E via così. Senza un «ma anche».

Dialogo. Interrompere il dialogo è parte della dialettica democratica quanto aiutarlo.

Emergenza. Democratica. «Accadranno cose inimmaginabili», nel caso Berlusconi stravincesse le elezioni europee. Intostare il linguaggio, per coprirsi a sinistra.

Frou frou. Zero. Niente più veltronismo da terrazza romana. Ma sodo provincialismo, padre partigiano e nonno fascistone, giuramento sulla Costituzione, la cartolina spedita a Berlusconi (e non una mail), il giubbottino di renna fuori moda (solo lui e Fini lo indossano ancora)… Se non scrivesse romanzi, sarebbe meglio.

Gente. Parola semplice. Che i politologi non amano e la sinistra riformista neppure. Finalmente sdoganata. Senza la doppia ”gg” (la «ggente») che è orrendamente populistica e santoriana.

Hasta. La victoria siempre? La soglia della vittoria, per Franceschini, è non mandare il Pd troppo sotto il 30 per cento, recuperando astensionisti e delusi. Se ce la fa, canteranno tutti per lui una delle sue canzoni predilette (di Lucio Dalla): «E non andar più via».

Intransigenza. Vedi Antagonismo e anche Dialogo.

Lavoro. E crisi. Questo il terreno sul quale mettere in crisi Berlusconi.

Mangiare. «Le promesse e gli annunci di Berlusconi non danno da mangiare».

Nemici. Ora si usa dire avversari. Fra questi, il «catto-comunista» Dario viene considerato come il più insidioso. Erede di quella sinistra Dc che fece oscurare le tivvù del Cavaliere.

Oscuramento. Oscurato Walter. Riapparso Prodi. Il miracolo di San Franceschino.

Pericolo. Perdere contatto con chi vuole più riformismo, più innovazione, meno subalternità nei confronti della Cgil e nuovo welfare.

Quiz. Dopo le elezioni di giugno, Dario – che è passato dal Loft al Left – guarderà di più al centro?

Radicalismo. Ancora?

Serenità. D’Alema ha dato il la («Con Franceschini, il partito è più sereno») e al Nazareno si canta, sulla falsariga della canzone di Arisa a Sanremo: «Serenità».

Tonino. Cioè Di Pietro. Il franceschinismo l’ha come attutito.

Unione. Prodiana. Lì si tornerà.

Vice. Lo chiamavano Vice-Disastro.

Zero. La soglia di tolleranza degli elettori del Pd, se anche San Franceschino viene ridotto a un San Sebastiano, trafitto dalle solite frecce dei soliti notabili del suo partito. (Beh, buona giornata).

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