La colomba della sete.

(Un racconto di Pasqua.)

Anche oggi il Sole non sorge. E’ la terza volta che succede quest’anno. Le previsioni meteo dicevano sarebbe sorto alle 6,45 e tramontato alle 19,10. Ma ormai sono le 9,30 di Venerdì Santo. E il Sole in cielo non c’è. Le luci esterne, che sono crepuscolari, sono ancora accese, mentre mi avvio lungo il vialetto esterno, verso l’automobile. Oggi è semi-festivo, ma ho un pranzo di lavoro: incontro un cliente.

Le notizie sono poche e spesso oscurate, appunto. Sembra che la Prima Guerra d’Africa abbia spostato l’asse di rotazione terrestre. Nessuno dice nulla di preciso, come ai tempi dell’Attacco alle Torri Gemelle. Ma in Africa stanno usando bombe atomiche a uranio ultra-impoverito. Le esplosioni sono tali da provocare un’intermittenza nella rotazione della Terra, come fosse un disco al vinile graffiato, nel quale la puntina ogni tanto salta un solco. Però, dicono gli esperti, queste atomiche di nuova generazione hanno il vantaggio di sprigionare radiazioni a bassa intensità, bio-degradabili nell’aria in 36 ore. Il che lascia intatte le fonti d’acqua.

La coalizione cino-russa, pare, abbia ormai il controllo completo dei maggiori fiumi dell’Africa, mentre gli indiani, alleati degli Usa e degli anglo-australiani riescono a stento a controllare le regioni dei grandi laghi. Ma sono notizie frammentarie, che per lo più si riescono ad avere attraverso siti web indipendenti. Il nuovo presidente dalla Rai, Lele Mora ha detto che quando sarà necessario, i Tg daranno informazioni puntuali sul conflitto. Ma per il momento, per non eccitare gli animi, è meglio intrattenere l’informazione giornalistica con programmi edificanti, leggeri.

Da quando è scoppiata la guerra dell’acqua, Roma non è più quella di una volta. I Caschi Blu dell’Onu presidiano il Tevere. Dunque, per spostarsi con l’automobile bisogna fare lunghi percorsi all’interno della Città, perché i lungotevere, che una volta erano strade di scorrimento, oggi sono zona militare. Non c’è pericolo che aumenti l’inquinamento, ha detto il ministro dell’Ambiente, perché ormai quasi tutto il nostro parco auto nazionale è stato riconvertito a idrogeno. Luca Cordero di Montezemolo, che oltre che Ministro dell’Ambiente è anche vice presidente del Consiglio, si è detto ottimista, circa le sorti della guerra dell’Acqua. I francesi si stanno ritirando dal Po, e ormai presidiano solo il lago di Como. Anche lungo il Po si stanno dispiegando i Caschi Blu.

Mentre salgo in macchina, controllo il serbatoio: l’indicatore mi dice che ho acqua necessaria per arrivare comodamente al mio appuntamento. Al ritorno, dovrò fare rifornimento a Fontana di Trevi, sperando non ci sia troppa coda.

Una volta era più comodo, c’erano i self-service, mettevi una banconota e facevi rifornimento. Ma da quando Bush ha perso la Guerra del Petrolio e la benzina è stata abolita, e le Sette Sorelle hanno fatto bancarotta, l’acqua è diventata vitale per l’economia mondiale. Un barile d’acqua vale circa 110 euro il barile. Bisogna fare la fila alle fontane, perché siamo in tempo di guerra e c’è il razionamento. Solo tre litri al giorno. Qualcuno ha modificato il motore, riesce a farlo andare ad acqua gassata. Ma pare sia una mezza leggenda metropolitana, come quella che si raccontava a proposito dell’olio di colza. L’acqua salmastra è vietata. “Serve solo ed esclusivamente per la sicurezza nazionale”, ha detto a Porta a Porta il ministro della Difesa, mons. Bagnasco.

Sul cristallo destro della mia macchina c’è il segno dell’escremento di un piccione. Lo vedo con la coda dell’occhio sinistro. Mi chiedo se può darmi fastidio alla guida, magari mi ostacola la vista se a un incrocio devo guardare se qualcuno viene da sinistra. Non mi sembra il caso di usare acqua per lavare via quella macchia sul vetro. Potrei sempre abbassare il finestrino, così elimino il problema, ogni volta che si presenta.

Sono un pubblicitario. Il cliente che devo incontrare è un produttore indipendente di acque minerali. I gestori delle fonti d’acqua sono gli uomini del momento, i nuovi ricchi. E’ successo tutto in fretta. La sconfitta degli americani in Iraq ha determinato l’invasione da parte dell’Iran, che oggi controlla anche la Palestina, il Libano, l’Afghanistan. La Grande Persia controlla tutto quello che una volta si chiamava il mondo arabo.

In un summit segreto in Vaticano, Dick Cheney, eletto alla Casa Bianca dopo il colpo di Stato a Washington che ha portato alla destituzione di George W Bush, ha deciso, come estrema difesa dell’occidente, di rendere nota la formula dell’energia all’idrogeno, come Clinton rese nota la mondo la Mappa del Genoma. Nel giro di pochi mesi, il petrolio ha perso valore, è uscito dai mercati finanziari, non è più stata una risorsa energetica. “Fine dell’inquinamento”, hanno esultato gli ambientalisti di tutto il mondo. La reazione a catena è stata repentina, come la crescita di Internet, dopo il Crollo del Muro di Berlino. Per ripicca, quelli di al Qaeda stanno buttando il petrolio a mare, così da rendere inutilizzabile all’Occidente la nuova forma di energia, l’acqua.

Oggi i potenti del mondo sono gli industriali dell’acqua. Giulio Malgara è tornato alla guida della Chiari&Forti, come fece anni fa Steve Jobs con Apple. Ha riacquistato Levissima, ha scalato Ferrarelle, San Benedetto e Uliveto. Poi ha comprato Mediaset, l’ha fusa con Telecom. Ha trasformato Upa in un partito, ha vinto le elezioni e ora è il capo del Governo. Prodi è in esilio a Malta, Berlusconi è agli arresti termali, a Saturnia. Massimo D’Alema è il nuovo presidente della Repubblica. Casini ha preso i voti. Non quelli degli elettori, quelli della Chiesa. I meglio informati sussurrano possa essere papabile. Molte cose sono cambiate nella liturgia cattolica, per via della guerra dell’acqua. Sono state abolite, per esempio, i battesimi, le benedizioni, e tutto quello che ha a che vedere con l’acqua. Il tentativo di brevettare l’acqua santa è stato drasticamente censurato dall’Antitrust. Si sospetta un conflitto di interessi, che coinvolgerebbe Malgara, il nuovo taycoon delle acque.

Mentre mi sistemo la cintura di sicurezza e giro la manopola della luci, mi viene voglia di fumare, ma non trovo l’accendino. E’ uno dei primi modelli a idrogeno, dopo la fine del gas butano, caduto in disuso come gran parte dei combustibili tradizionali. Temo di averlo lasciato a casa. Mi dà fastidio, molto fastidio dover tornare indietro. Ma ho voglia di fumare. Molto incazzato con me stesso, riapro lo sportello, lo sbatto in malo modo e mi riavvio verso casa. Il rumore dello sportello sbattuto provoca l’abbaiare del cane dei vicini. Un uccello mi svolazza quasi sulla testa.

Da quando le auto vanno a idrogeno, ricavato dall’acqua, succede che gli animali abbiamo cambiato il loro rapporto con le macchine. Succede spesso che in città, ai semafori, che i cani randagi vengano ad annusare il tubo di scappamento. O che, in coda nel traffico, un gabbiano si posi sul cofano e ti guardi in modo interrogativo. Per non parlare dei gatti, da sempre usi al calduccio dei cofani della auto in sosta, che di questi tempi, invece, tentano di saltarti dentro dai finestrini aperti.
Secondo Piero Angela, il primo senatore a vita nominato da D’Alema, la penuria d’acqua spinge gli animali a essere più vicini agli uomini, più di quanto facessero prima per il cibo.

Mentre ritorno alla macchina con la sigaretta accesa tra le labbra, e l’accendino al sicuro nella tasca destra della giacca, sul cofano c’è un uccello. E’ bianco, lo si intuisce anche al buio di questa mattina senza Sole in cielo. Non è un piccione, come credevo fosse chi mi aveva smerdato il finestrino. Più mi avvicino, più lo guardo, più intravedo un pennuto candido, come una colomba.

In effetti, giorni prima, Alessandra mi aveva detto che aveva liberato la colomba dalla casetta degli uccelli. E che quella sembrava essersene volata via, ma che poi era tornata e che spesso l’aspettava all’uscita dal portone, in cerca di cibo. La libertà è bella, ma la fame è una gabbia ancora più robusta. Alessandra ama gli animali, io amo Alessandra.

Adesso la colomba mi sta guardando, muovendo la testa, prima un occhio poi l’altro. Ora sono molto vicino, ma la colomba non vola via. Comincia a fare una specie di danza, gira su se stessa, tuba, e torna a guardarmi, prima con l’occhio destro e poi con quello sinistro.

Non ho voglia di darle qualcosa da mangiare. Di queste cose si occupa sempre Alessandra. Ho fretta e devo andare. Apro lo sportello per salire, ma quella spicca un breve volo e si piazza con le zampette sul montante della portiera, in equilibrio, sbattendo le ali.

Che palle. Ho capito. Allungo una mano e da sotto il cruscotto faccio scattare l’apertura del cofano. La colomba spicca il volo e si piazza sull’apertura. Allora, chiudo lo sportello, mi avvicino e alzo il cofano, La colomba salta sul motore e ricomincia la danza di prima. Allora svito il tappo del serbatoio dell’acqua: la colomba ci ficca la testa dentro e comincia a bere. Ogni tanto, solleva la testa, mi guarda di sbieco e poi ricomincia e beccare acqua da dentro il serbatoio.

In tempo di guerra dell’acqua, se mi pescano che do da bere a un animale passo un guaio serio. Per questo mi guardo intorno con circospezione.

Siamo a Pasqua e la colomba ha un significato religioso, per i credenti. Tanto è vero che la gente compra dolci a forma di colomba e se li mangia. La nostra religiosità passa sempre per lo stomaco. C’è chi afferma che la colomba è un simbolo di pace. In tempo di guerra dell’acqua, questa è solo la colomba della sete. Sete di pace. (Beh, buona giornata).

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Una replica a “La colomba della sete.”

  1. BRUNO ha detto:

    Interessantissima svolta stilistica…!

    Che rende ancor più godibili i post…
    Gli ultimi due, in particolare, dove all’ acume ed alla precisione analitica cui ci hai abituati, vengono usati con mano più abbondante gli ingredienti di una mistura agrodolce ironico-immaginifica…

    Rendendo il piatto non solo sano e nutriente, ma anche molto più goloso…!

    Sarà un piacere trovarne ancora…
    E sempre complimenti.

    Bruno

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