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Scarponi e cannoni.

L’artiglieria israeliana ha bombardato stamani la cittadina libanese di Shebaa, nel settore orientale della ‘linea blu’ che segna il confine tra Libano e Israele. Lo ha riferito la Tv libanese Lbc. L’emittente ha precisato che l’artiglieria israeliana ha aperto il fuoco contro la zona est di Shebaa, a un chilometro di distanza da una postazione dell’esercito libanese, che venerdì scorso ha preso posizione nella zona.

La cittadina di Shebaa è situata di fronte alla zona contesa delle omonime Fattorie, occupata da Israele nel 1967 e a cavallo del triplice confine con la Siria.

E’ almeno la terza volta che si spara nonostante il cessate-il-fuoco. Mentre l’Europa cerca scarponi, in Libano non tacciono i cannoni. Beh, buona giornata.

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Panic.

Un aereo della compagnia Usa Northwest è rientrato all’aeroporto di Amsterdam-Schiphol scortato da due F-16 per un allarme a bordo. Le autorità hanno sentito alcuni passeggeri del volo, mentre il portavoce del dipartimento olandese per l’antiterrorismo ha sottolineato che il livello di allerta allo scalo di Amsterdam rimane per ora invariato.

Giorni fa un atterraggio d’emergenza di un volo low cost inglese in aeroporto italiano. Pare ci fosse un biglietto minaccioso.
Qualche giorno prima una donna ha un malore da mal d’aria su volo di linea diretto negli Usa. Il volo atterra d’emergenza temendo un attentato.

Sembrano scene tratte del film “L’aereo più pazzo del mondo”, quando a bordo appariva prima la scritta “no panic” e poi “panic-panic”. Ma qui la sequenza è rovesciata. E la comicità lascia il posto al grottesco della propaganda sulla sicurezza.

Siamo al vero tormentone dell’estate: dalla commedia dell’arte alla commedia della guerra.
Beh, buona giornata.

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Taxi driver.

Un tassista di Ischia è stato arrestato per aver picchiato un cliente che chiedeva la ricevuta. L’accusa è di lesioni gravi ed omissione di soccorso. Salvatore Mazzella a fine corsa ha chiesto al cliente il pagamento di 40 euro.

Questi ha contestato la tariffa, ritenendola esosa, e ha preteso la ricevuta fiscale. Il tassista ha infilato il braccio del cliente tra il vetro e lo sportello ed è partito trascinandolo. L’uomo ha una prognosi di 40 giorni.

Chiedere la ricevuta fiscale? Una vera provocazione. Beh, buona giornata.

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Sbarchi clandestini, ecco come si fa.

Spagna e Senegal hanno concordato di iniziare pattugliamenti navali congiunti per tentare di contenere il flusso d’immigrazione clandestina. La decisione è stata presa dopo che in tre giorni sono arrivati più di mille cittadini africani nelle isole Canarie.
Dopo un incontro con la controparte senegalese a Dakar, il ministro dell’interno spagnolo Perez Rubalcaba ha annunciato che due navi della guardia civile spagnola cominceranno a pattugliare le coste del Senegal entro il fine settimana.
Caro ministro Amato, il viaggio per Tripoli glielo paga il governo, o dobbiamo fare una colletta?
Beh, buona giornata.

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L’odontotecnico di Bergamo che parla fuori dai denti.

Contro gli sbarchi di immigrati occorre applicare la legge Bossi-Fini che prevede “anche l’uso della forza” perché con una “salva davanti e una dietro” le navi dei clandestini non partirebbero più. E’ questa l’opinione di Roberto Calderoli, vice Presidente del Senato. E aggiunge:” la legge Bossi-Fini va soltanto applicata fino in fondo e la legge parla chiaramente di respingimento alle frontiere e, nel caso, anche dell’utilizzo della forza”.

Non solo: “Una salva davanti, una salva dietro al limite delle acque territoriali e vedrete che – aggiunge il vice presidente del Senato – non solo le navi ritorneranno sui loro passi, ma inizieranno a non partire nemmeno più sapendo ciò che li attende nelle acque intermedie.”

Lo spessore politico e morale del senatore in questione è a tutti noto. E’ noto non perché sia intellettualmente rilevante, quanto per il fatto che molti telespettatori lo videro apostrofare in diretta tv Rula Jebreal, giornalista de La 7 con un elegante riferimento al colore della sua pelle: “Lei è abbronzata”.

E’ noto non perché la sua figura sia politicamente rilevante, ma perché alcune migliaia di telespettatori della tv pubblica lo hanno visto sbottonare la camicia per mostrare la sua intima t-shirt, nella quale s’era fatto serigrafare una delle vignette su Maometto. Complice Clemente Mimun, direttore di RaiUno.

Il programma fu registrato nel primo pomeriggio, ma fu comunque mandato in onda in prime- time, dopo il tg delle 20 di RaiUno. Immediatamente dopo questa sconcia bravata avvennero scontri nella città libica di Bengasi, scontri con le forze di polizia, accorse a protezione del Consolato italiano. Il bilancio della performance televisiva del sen. Calderoli, allora Ministro per le Riforme, fu 16 manifestanti morti ammazzati e un paio di centinaia di feriti.

L’allora Ministro si dovette dimettere, gesto irrilevante perché il Governo Berlusconi era dimissionario, essendo l’Italia in campagna elettorale.

Comunque, il console italiano a Bengasi dovette lasciare di corsa la sede diplomatica, data alla fiamme dai dimostranti inferociti. Una bella pagina per la nostra diplomazia.

Ciò che invece è ignoto è il motivo per cui i senatori della Repubblica abbiano votato il nome di Roberto Calderoli alla carica di vice presidente del Senato. Va ricordato che la presidenza del Senato è, per la Costituzione, la seconda carica dello Stato.

E’ troppo chiedere al presidente del Senato, sen. Franco Marini, impegnato al Meeting di Rimini, molto impegnato nel sostenere il dialogo istituzionale con la vecchia maggioranza, come è stato possibile eleggere un vice presidente che vorrebbe usare le cannonate contro i migranti?

La senatrice Angela Finocchiaro, capo gruppo Ds al Senato ha qualche idea in proposito? E gli altri capogruppo dei partiti di maggioranza?

E’ vero che va garantito il diritto di esprimere liberamente le proprie convinzioni politiche, sbagliate che siano, a un membro della minoranza Ma il signore in questione non ricoprirebbe un carica istituzionale, se non ci fosse stato un accordo tra i gruppi parlamentari in Senato. Si diventa vice presidente sparandole grosse?

E’ anche vero che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare: ma è proprio del mare della Sicilia che stiamo parlando. Beh, buona giornata.

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La mattanza dei migranti.

Dopo la tragedia del rovesciamento del barcone stipato di migranti clandestini avvenuta nella notte tra venerdì e sabato scorsi, nella quale delle centoventi persone a bordo ne sono state tratte in salvo una settantina e recuperati i corpi di dieci, un’altra mattanza tra sabato e domenica: una trentina di persone sarebbero state a bordo del gommone naufragato a circa 70 miglia da Lampedusa. Lo hanno detto gli stessi superstiti soccorsi dal peschereccio ‘Cleos’.

La scia di morti nei mari della Sicilia è lunga, lunga quanto la scorsa legislatura, che si è scagliata contro l’immigrazione, con quella brutta legge Fini-Bossi, la quale non ha risolto il problema, in compenso lo ha drammaticamente aggravato. E’ un triste elenco, ma bisogna scorrerlo per avere l’esatta entità delle colpevoli inadempienze nella lotta contro i trafficanti di migranti.

Il 7 marzo 2002 un barcone carico di clandestini affonda a sud di Lampedusa, mentre viene trainato da un peschereccio di Ma zara del Vallo. Dodici i cadaveri recuperati, undici i superstiti e varie decine i dispersi. Alle fasi del soccorso aveva partecipato anche il pattugliatore della Marina militare ‘Cassiopea’ senza tuttavia intervenire per il trasbordo. L’inchiesta aperta sul caso fu archiviata quanto il comandante dimostrò che l’operazione non era tecnicamente possibile per le proibitive condizioni meteo.
Il 15 settembre 2002 un’imbarcazione con oltre un centinaio di clandestini affonda a circa mezzo miglio da Capo Rossello, sul litorale agrigentino: recuperati 37 cadaveri di immigrati di origine liberiana, altri 92 riescono a salvarsi. Il 22 settembre 2002 una carretta del mare la ‘Bahack’ arriva a qualche centinaio di metri dalla riva tra Scoglitti e Gela, e scarica in mare una sessantina di clandestini. Recuperati 11 cadaveri.

Il 20 giugno 2003 una barca con circa 250 clandestini naufraga in acque internazionali al largo della Tunisia. Il bilancio è di una cinquantina di morti, circa 160 dispersi e 41 sopravvissuti. L’8 agosto 2004: la nave portacontainer ‘Zuiderdiep’ giunge a Siracusa dopo aver tratto in salvo 71 immigrati partiti dalla Libia e naufragati nella traversata. Morte 28 persone. Il 4 ottobre 2004 un’imbarcazione con 75 maghrebini si inabissa davanti alle coste della Tunisia, al largo di Chott Meriem, provocando l’ annegamento di 17 persone. I dispersi sono 47 e 11 le persone salvate dalla guardia costiera tunisina.

Il 23 marzo 2005 solo sei superstiti su un totale di 15 cinesi imbarcati a Malta e abbandonati in mare dagli scafisti maltesi. Il dramma 16 miglia a sud di Punta Secca, nel ragusano. Il 25 maggio 2005 un’onda anomala fa rovesciare una piccola barca di legno, con 27 uomini a bordo, a 60 miglia dalle coste libiche. A soccorrere i naufraghi sono due pescherecci di Ma zara del Vallo, che ne traggono in salvo 11 e recuperano due cadaveri.
Il 12 luglio 2005 un barcone si capovolge 70 miglia a sud di Malta. Le motovedette maltesi recuperano 16 persone, all’ appello ne mancano altre sette. L’11 settembre 2005 nella notte si arena, a pochi metri dalla costa di Gela, un barcone con 170 clandestini tra cui donne e bambini, di origine eritrea, etiope e palestinese. Il bilancio è di 11 morti. La tragedia durante il trasbordo degli immigrati dal peschereccio al gommone che doveva portarli a riva.

Il 23 ottobre 2005 una decina i corpi vengono recuperati dopo il naufragio di una piccola imbarcazione in vetroresina al largo di Malta, dove però si ritiene vi fossero 25 persone. Il 18 novembre 2005 sono almeno 24 le vittime del naufragio di una ‘carretta’ di 16 metri arenatasi a pochi metri dalla spiaggia a Scicli, nel ragusano, su cui viaggiavano altri 177 immigrati. Le morti mentre i clandestini nuotavano verso riva. La notte prima era stato rifiutato l’aiuto offerto dalle motovedette maltesi al barcone, che aveva proseguito nonostante il mare in tempesta.
Il 5 marzo 2006 c’è una strage sfiorata a pochi metri da Linosa: un forte vento rovescia il barcone su cui erano stipati 275 clandestini, uno dei quali rimane ferito. Il giorno prima un’altra barca si era rovesciato tra Malta e l’isola di Gozo: recuperati quattro superstiti ed un cadavere, nove i dispersi. Il 9 giugno 2006 una piccola barca in vetroresina si rovescia, forse per il carico eccessivo, tra Malta e le coste siciliane: 11 vittime e 16 sopravvissuti, fra cui 4 in gravi condizioni.

Il 27 luglio 2006 avviene nuovo naufragio con almeno 17 dispersi al largo di Mahdia in Tunisia. Tre giorni prima, alla foce del Drillo a Gela, erano stati trovati tre cadaveri, fra cui quello di una giovane marocchina poi riconosciuta dalla sorella, che parla di altri sei dispersi su 22. L’annegamento sarebbe avvenuto durante lo sbarco.
Dunque, la strage di migranti dei giorni scorsi altro non è che la continuazione di una mattanza che dura da anni.

Romano Prodi ha commentato le notizie che arrivano dal mare della Sicilia in merito alla strage di Lampedusa. “Servono provvedimenti efficaci – ha detto- l’ho chiesto varie volte anche a livello europeo, e lo ribadisco anche in questa circostanza. Siamo arrivati a livelli che sono del tutto intollerabili. E’ chiaro-ha aggiunto Prodi- che occorre la collaborazione con i paesi che permettono a questi delinquenti di organizzare le spedizioni. Il problema è che non debbono partire, perchè una volta partiti non si riescono più a controllare”.

Non possiamo non ricordare la “gita” in Libia di Berlusconi e Pisanu, con tanto di promesse di costruzione di un’autostrada, in cambio della cooperazione nel pattugliare le coste libiche, da dove, anche nei giorni scorsi sono partite le carrette del mare per venire a naufragare con il loro carico umano nei nostri mari. Alla luce dei fatti fu una tragica farsa.

Il nuovo governo ha cambiato direzione sul tema della migrazione. Ma sul dramma degli sbarchi bisogna fare presto: tra qui e ottobre potremmo avere ancora decine di cadaveri da recuperare in mare.
Beh, buona giornata.

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Siamo mezzo-razzisti.

Secondo uno studio europeo, il Belgio è uno dei Paesi Ue ‘meno impegnati’ nella lotta contro il razzismo. Stando a quanto reso noto dall’ong Enar, il Belgio è agli ultimi posti tra i 17 paesi Ue che hanno dato seguito alle direttive sul tema.

Nel Paese, dice lo studio, aumentano episodi di razzismo, c’è tolleranza verso le discriminazioni, scricchiola il principio della parità delle razze. Il Paese meno razzista è la Finlandia, seguono Gran Bretagna e Olanda.

L’Italia è nona.

Pessimo piazzamento: il frutto amaro di cinque anni di Governo Berlusconi e dell’asse politico Lega-FI. Anche An fece la sua parte, grazie alla Fini-Bossi. L’Udc di Casini? Stava a guardare e poi votava in Parlamento.

Abbiamo un problema, che dobbiamo risolvere in fretta e in profondità, perché essere al nono posto su 17 paesi presi in considerazione vuol dire che siamo a metà classifica, cioè che l’Italia risulta essere un paese mezzo-razzista.

Dal punto di vista democratico, il bicchiere è mezzo vuoto. Beh, buona giornata.

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La sai l’ultima?

“Sono l’italiano che paga in assoluto più tasse e ne sono fiero. Ho pagato anche la tassa sul lusso, perché io pago tutto, anche più di quanto dovrei”. Lo ha detto Silvio Berlusconi all’ennesimo party estivo, stavolta organizzato dalla stilista Krizia nella villa in Costa Smeralda.

Durante la serata ha anche trovato il tempo di dire: “E’ difficile dopo essere stati al governo per cinque anni smettere di pensare all’interesse del mio Paese. Per quel che riguarda i militari in guerra (nel sud del Libano) porterò avanti anche nell’opposizione l’idea che avevo quando stavo al governo. Credo di essere in grado di dare qualche consiglio, dopo cinque anni di governo”.

Prodi e D’Alema sono avvertiti: in caso di bisogno, basta chiamare Silvio. Lui sa come si fa.
Beh, buona giornata.

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Fini e Bossi come i fratelli Derege.

Non è una gag. Vittima di un’aggressione e dello scippo della borsa con l’attestato di attesa del permesso di soggiorno, va a denunciare e viene arrestata. E’ accaduto a una romena di 19 anni, compagna di un imprenditore romano, comparsa davanti al pm di Roma, per la convalida dell’arresto. Il pm ha dato corso al procedimento di violazione della Bossi-Fini e ha fatto le sue scuse per l’arresto.

Alla prossima udienza la donna presenterà il permesso di soggiorno e le accuse cadranno.

Ricapitoliamo: lei ha fatto il suo dovere, denunciando un furto. I poliziotti hanno fatto il loro dovere applicando la legge Fini-Bossi. Il pm ha fatto il suo dovere dando corso al procedimento penale.

Ha fatto anche il suo dovere di uomo e di cittadino, scusandosi per una legge ridicola e pericolosa: anche se c’è da dire che, forse, se la cittadina romena non fosse stata la compagna di un imprenditore romano, certo non sarebbe stata trattata con i guanti bianchi.

Se tiriamo le somme abbiamo un gran numero di persone che hanno perso tempo, che sarebbe stato meglio dedicare a un miglior uso delle Giustizia, per applicare una norma fessa, figlia di una Legge sbagliata. Bossi e Fini l’hanno scritta in due. Come i fratelli Derege, le cui gag cominciavano con la fatidica affermazione: “Vieni avanti, cretino.” Beh, buona giornata.

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Zidane è in testa.

Zinedine Zidane, il capocciatore di mondiali Germany 2006 (vedi “Tua sorella” del 13.07, in archivio Luglio) sorpassa Yannick Noah, tennista e conquista il primo posto della classifica Top 50 delle personalita’ preferite dai francesi.

La graduatoria è stata pubblicata da Le journal du dimanche. Nonostante l’ormai celebre testata, Zizou – che ha messo fine con un cartellino rosso a una grandissima carriera – ha tolto lo scettro all’ex campione di tennis, che ora si dedica soprattutto alla carriera di musicista pop. Yannick Noah era in testa alla Top 50 dallo scorso luglio.

Chissà come sarà contenta la sorella di Zizou. Beh, buona giornata.

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Dobermann.

Abbaiare è un ‘diritto esistenziale’ dei cani. Con questa motivazione un giudice di pace di Rovereto ha respinto il ricorso di un pensionato.
L’uomo, esasperato dal continuo abbaiare dei due dobermann dei vicini, aveva chiesto un risarcimento danni, rigettato dal giudice.

Una buona notizia per Fabrizio Cicchitto e Sandro Bondi, dobermann dell’ex presidente del consiglio.
Beh, buona giornata.

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Toglietemi le mani di dosso, o non prendo più un aereo.

Non metto in dubbio che una ventina di cittadini britannici di origine pakistana abbiamo progettato un attentato eclatante. So, però, che la brillante operazione antiterrorista di Londra è un falso, ma non ho le prove. Per poterle avere, dovrei aspettate settimane, mesi, come è stato dichiarato dalle autorità. Vorrei anche dire che se da circa un mese, grazie alla soffiata di un infiltrato, i componenti della banda che voleva far saltare in aria da sei a dieci aerei diretti negli Usa era sotto controllo, tanto che a un certo punto è stato deciso di arrestarli tutti, che bisogno c’era della messa in scena dell’allarme negli aeroporti londinesi? Propaganda, pura e semplice propaganda: siccome siamo minacciati, la guerra al terrorismo deve continuare, in Iraq, in Afghanistan, in Libano.

Un paio di giorni orsono, oltre ventimila manifestanti pacifisti hanno sfilato per le vie della capitale londinese, lasciando davanti all’ambasciate Usa e a Down Street decine di bambole e peluche, a significare ciò che resta dei bambini uccisi dalle bombe, come è avvenuto a Cana. L’enfasi della brillante operazione condotta da Scotland Yard appare come una contromanifestazione della necessità dell’impegno britannico, a fianco degli Usa, nei teatri di guerra in Medioriente. Più in generale, sembra essere un imponente spot, per disorientare l’opinione pubblica europea, che non ha mostrato affatto di gradire lo sbriciolamento del Libano da parte di Israele, con l’acquiescenza dilatoria degli Usa, che stanno prendendo il tempo necessario all’iniziativa militare israeliana, prima di sottoscrivere una risoluzione all’Onu che imponesse il cessate- il- fuoco.

Fa effetto vedere migliaia di passeggeri, costretti a buttare nel cestino bottigliette di acqua, a consegnare tutti i bagagli, a svuotare le tasche e mettere gli effetti personali in un sacchetto trasparente. Fa l’effetto che vuole ottenere: dare il senso dell’assedio, del pericolo imminente, di fronte al quale il rispetto per la persona e per la propria privacy può lasciare il posto alle misure di sicurezza. Il direttore dell’orchestra del teatro moscovita Bolshoi ha detto che i suoi musicisti, a Londra per una stagione concertistica, non sono disposti a imbarcarsi sull’aereo senza i loro strumenti, come invece vorrebbero le nuove disposizioni di sicurezza anti-terrorismo, imposte ieri agli aeroporti britannici. Piuttosto, ha spiegato Alexander Vedernikov, i maestri “raggiungerebbero Parigi in treno e da lì si imbarcherebbero per Mosca. Al check-in ho visto due violini spediti come bagagli, è inaccettabile”.

Un gesto di una poesia sproporzionata all’abitudine, all’assuefazione di cui ognuno di noi si è nutrito in questi anni di politiche della sicurezza. Talmente sproporzionato che varrebbe la pena di imitarlo: sarebbe un bello smacco a chi usa la sicurezza come strumento di coinvolgimento dei cittadini nelle guerre decise dai governi, sarebbe un gesto di ribellione contro chi ha deciso di usarci come scudi umani nella lotta contro la presenza militare occidentale nei paesi arabi. La parola d’ordine potrebbe essere forte: toglietemi le mani di dosso o non prendo più un aereo. Beh, buona giornata.

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Gli impiegati della guerra.

Basta leggere sul Corsera quello che scrive in prima pagina Magdi Allam per capire a che punto siamo. “Continuano purtroppo a sbagliare-scrive Allam- coloro che immaginano che questo terrorismo sia una reazione all’occupazione israeliana e all’imperialismo americano.” Ecco fatto: finché c’è guerra c’è speranza di sconfiggere il male, di respingere l’assalto alla civiltà occidentale, di sconfiggere l’odio culturale e religioso che anima gli jahdisti.

Per la teoria dell’esportazione della democrazia, per la tesi degli stati canaglia, per la pratica della guerra al terrorismo islamico, i fatti di Londra sono una “mano santa”. Un sostegno, fortemente sperato, pervicacemente perseguito al ruolo di reggi-coda della politica estera Usa, dell’appiattimento inglese sulle politiche della Casa Bianca, una messa cantata all’invasione israeliana in Libano. Con il naturale corollario della messa in mora dell’azione dell’Onu, dell’indebolimento strutturale della diplomazia europea, nonché del disorientamento dell’opinione pubblica e del movimento pacifista.

“Queste anime ingenue –sono sempre le parole di Allam – hanno eretto una cappa di mistificazione della realtà che, tra i suoi effetti più deleteri, ha sortito delle sentenze emesse dai tribunali italiani che legittimano e nobilitano i reclutatori nostrani di kamikaze quali ‘resistenti’ e gli assassini dei soldati della forza multinazionale in Afghanistan, italiani compresi, quali ‘martiri’”. Tipico meccanismo del rovesciamento delle responsabilità: la dimostrazione che non la democrazia, bensì il terrorismo è stato esportato in questi sei anni di amministrazione Bush.

E i paesi europei oggi il terrorismo lo stanno importando nelle loro città, nei loro aeroporti, nella vita di tutti i giorni, sociale, politica, giuridica. Se a questo aggiungiamo l’infaticabile lavoro degli impiegati della guerra, Allam in questo senso è un impiegato modello, il gioco può continuare. Fino al prossimo atto di guerra, fino al prossimo simmetrico atto di terrorismo. Beh, buona giornata.

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I giorni dell’Ira.

La morte è brutta, anche se a morire è uno che ha il sangue blu. Le madri piangono i figli morti, anche se non muoiono in Libano, ma in un carcere tailandese, come è successo a Christoff Hohenloe (per gli amici Kiko), il figlio cinquantenne di Ira Furstenberg.

Arrestato perché: “invece di comprarsi un altro visto, ha cambiato la data a quello che aveva… da lì loro hanno fatto una storia sostenendo che si trattava di un crimine rilevante e lo hanno messo in prigione. Ma è chiaro che non è che ci sia stata un’offesa così grande per finire così male”, come ha detto il fratello Hubertus Hohenlohe.

Secondo il principe Giovannelli: “speriamo che questa tragedia sia utile a far intervenire le organizzazioni internazionali sulle condizioni terribili in cui vivono i detenuti in certe carceri”.

Ha ragione il principe: paese che vai leggi Fini-Bossi sull’immigrazione che trovi. Finire in carcere per un visto d’ingresso falsificato non è degno di un paese civile, dunque neanche per il nostro. Morire in carcere per aver varcato illegalmente i confini è barbaro, proprio come da noi.

Condoglianze a tutte le madri dei figli del mondo, morti per il diritto a camminare liberamente sulla Terra.
Beh, buona giornata.

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Mostri la Luna, guardano il dito, e ti insegnano pure come tagliarti l’unghia dell’indice.

“Quando la maggior parte di una società è stupida allora la prevalenza del cretino diventa dominante ed inguaribile.” (Carlo M. Cipolla,”Le Leggi fondamentali delle stupidità umana”)

A proposito della pillola della stupidità, di cui mi sono occupato qualche giorno fa,
almeno una dovrebbe essere offerta a chi avversa l’idea del federalismo, con la certezza che gli stupidi sono pervicaci, quindi capace che la danno al gatto, invece che assumerla per via orale.
Perché, come scriveva in un famoso, ma non per gli stupidi, ovviamente, libretto di qualche anno fa Carlo M. Cipolla, Professore Emerito di storia Economica a Berkeley, gli stupidi sono quelli che fanno e dicono cose talmente stupide da essere loro stessi la prima vittima della loro stupidità, secondo i dettami della Terza Legge delle Stupidità Umana: “Una persona stupida è chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita. “

Per capirsi, lo stupido crede, perché lo stupido è un credulone, arrogante e prosaico, che federalismo si pronunci con uno spiccato accento del nord Italia. Nella sua polemica, dotta e piena di citazione contro il federalismo, l’antifederalista cita la tesi secondo la quale il federalismo è male, dimostrazione è nel fatto che ha un accento, udite udite, lombardo-veneto. E’ una tesi tisica, ma è caldeggiata con foga: insomma, “calderoleggiata”. Gli stupidi, come gli estremi si toccano. O meglio, fanno Lega.

Volete un esempio? Renato Soru, presidente, non del lombardo-veneto, ma della Regione Sardegna ha varato una legge “federalista”: nuove tasse su case al mare, yacht e aerei. Si capisce: chi usa la risorsa Sardegna, lasci alla Sardegna risorse per chi vive e lavora in Sardegna.

Ribattezzate “imposte sul lusso”, le leggi della Regione Sardegna hanno provocato la rivolta del popolo vip di Porto Cervo e dintorni. Leader della protesta, un ragioniere che di cognome fa Briatore: che, chiamati a raccolta i clienti (noti e meno noti) del suo locale, Billionaire, ha deciso di passare al contrattacco. Con tanto di campagna di inserzioni sui giornali – locali e nazionali – per dire a tutti che quelle tasse sono ingiuste, punitive.

Perché, a suo parere, penalizzano gravemente il turismo sardo. Come sono altruisti gli evasori fiscali! E con una festa che si terrà al Billionaire (ma và!) per sensibilizzare la gente, quella ricca, contro i provvedimenti di Soru.

Però, a giudizio di Soru, Billionaire o no, quei soldi – da parte di proprietari di case e yacht – vanno versati all’erario. Punto e basta.

Perché? Il capo dell’esecutivo regionale, interpellato dai cronisti, si limita a ricordare che, dal punto di vista suo e della sua giunta, “la tassa sul lusso non è una tassa sul lusso ma per l’ambiente”.

Vorrei anche ricordare agli avversari del federalismo, che lo sono tanto per dire qualcosa che faccia almeno finta di essere di sinistra, che Soru ha anche imposto la dipartita delle basi militari americane dall’isola: la fine delle servitù militari potrebbe avvenire tra breve.

Toh, vuoi vedere che il federalismo fiscale ha anche dei risvolti positivi in politica estera? Lo dico per pura cattiveria contro gli stupidi: almeno qualche senso di colpa “pacifista” gli dovrà pur venire!

Forse, ma dico forse, perché con gli stupidi non si sa mai, tanto che è stata appena inventata una cura, dire Lega Nord e dire federalismo sono due cose diverse. Forse, e dico forse, perché gli stupidi sono immarcescibili, togliere dalle mani di quei buzzurri che hanno inventato la Padania il concetto stesso di federalismo, che ha padri nobili, come ci viene ricordato spesso a sproposito, sarebbe, ma è meglio dire è, la cosa migliore che si possa fare per sconfiggere il berlusconismo: nel sociale, dopo averlo fatto, di stretta misura nel politico.

C’è una malattia antropologica nel fare politica: la stupidità, appunto. Perché, detto in una pillola, l’intelligenza (politica) è la capacità veloce di adattarsi a ogni nuova situazione (politica). La stupidità in politica è pericolosa come mettere un’ arma da fuoco in mano a un bambino. Come sostiene Cipolla: la persona stupida è il tipo di persona più pericolosa che esista. Te la trovi dove meno te l’aspetteresti. Beh, buona giornata.

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La pillola contro la stupidità.

E’ l’evento più importante del Terzo Millennio: è stata portata a termine con successo la sperimentazione della ‘pillola contro la stupidità”.

E’ una scoperta destinata sconvolgere le sorti del mondo occidentale e a dare nuovo impulso alle nostre democrazie, all’informazione, alle relazioni umane.

La scoperta è del genetista berlinese, Hans-Hilger Ropers. Chi non si è mai chiesto, a torto o a ragione, se sarà mai possibile curare la stupidità delle persone che ci stanno intorno? Chi non ha sperato che Bush la smettesse di dire pericolose stronzate, bullshit appunto? Chi non si è mai chiesto che diavolo avesse in testa, oltre che capelli posticci Berlusconi? E, più recentemente, chi non si è chiesto perché Mastella per svuotare le carceri ha inventato un indulto per quelli che in galera non ci sono mai finiti, come concussori, corruttori, evasori fiscali? Chi non si sta chiedendo in queste ore che razza di cosa stupida è l’idea di Rutelli di invitare Berlusconi alla Festa della Margherita? Chi, infine, non si è chiesto in questi primi ottanta giorni di Prodi perché tanti stupidi nella compagine di governo?

Bene, forse ora una speranza c’é. “Ropers – dice il quotidiano tedesco ‘Bild’ – ha sperimentato in vivo su cavie un farmaco che aiuterebbe l’organismo umano contro le difficoltà nell’apprendimento e la propensione a dimenticare le cose.”

Ci sarebbe da renderla obbligatoria, almeno nei consigli di amministrazione delle multinazionali, nelle segreterie di partito, alla Rai, nelle redazioni dei giornali, nei reparti marketing, nelle agenzie di pubblicità, nelle trasmissioni sportive, nelle caserme, nelle assemblee di condominio.

Grazie alla liberalizzazione dei farmaci, c’è da augurarsi che la pillola contro la stupidità venga messa sugli scaffali dei supermercati di tutta Italia. Così uno ne può fare acquisti importanti, con la spesa settimanale. Beh, buona giornata.

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La pace è più conveniente.

La bolletta petrolifera italiana, ovvero la spesa per l’approvvigionamento di oro nero dall’estero, rischia di schizzare quest’anno sopra i 30 miliardi di euro, registrando un rincaro di oltre 8 miliardi – vale a dire oltre 15 mila miliardi di vecchie lire – rispetto all’anno scorso.
La stima, confermata da fonti di settore, di una fattura sopra i 30 miliardi di euro – contro i 22,23 miliardi del 2005 – si basa sulle quotazioni del barile di greggio nei primi 7 mesi dell’anno, proiettata per il prossimo semestre: su una media cioè di 74 dollari al barile anche nella seconda parte del 2006.

La vertiginosa crescita delle quotazioni internazionali del barile ha un forte impatto su un’economia, quale quella italiana, che dipende per l’85% dal petrolio contro una media degli altri Paesi europei del 50%. In termini di peso sul Pil la fattura energia, l’intero costo cioè per l’approvvigionamento di tutte le fonti (e non solo il petrolio) dall’estero, rappresenta infatti oggi – secondo gli ultimi dati dell’Unione Petrolifera – il 2,9% del prodotto nazionale lordo (era del 2,2% nel 2004).

Gli effetti delle impennate del petrolio sono da tempo ‘visibili’: le bollette della luce e del gas registrano da oltre un anno e mezzo successivi rincari. Più in generale – ha ricordato di recente anche il presidente dell’Authority per l’energia, Alessandro Ortis – l’aumento di un dollaro del prezzo del barile in Europa ”genera oltre 5 miliardi di dollari di maggiori costi annuali, che si riflettono per circa un terzo nei settori dell’elettricità e del gas”. Come dimostra l’andamento delle bollette che riceviamo, da alcuni bimestri, in costante salita.

Anche sul fronte dei carburanti, in Italia i listini dei distributori sono da giorni sui massimi di 1,409 euro al litro, vale a dire quasi 2.800 lire. E sulla carta, secondo le stime degli operatori, ci potrebbero essere anche nuove cattive sorprese per il prossimo futuro: i rialzi delle quotazioni internazionali dei carburanti degli ultimi mesi non sono ancora state trasferite completamente sui prezzi alle pompe di benzina.

Per i fautori del nucleare, questi dati sono una manna, per insistere sulla necessità di riavviare la costruzione di centrali per la produzione di energia atomica.

La verità è che il rialzo parossistico del prezzo del greggio è direttamente proporzionale alle guerre in Medioriente: Iraq, Afghanistan e Libano. Basti ricordare che prima dell’invasione in Iraq, il prezzo del petrolio era di 22 dollari al barile.

Fatevi due conti: quanti soldi ci è già costata l’avventura militare americana in giro per il Medioriente, l’esportazione della democrazia, lo scontro di civiltà? Quanti soldi costa ai cittadini europei la debolezza diplomatica della Ue nello scenario internazionale? Quanti soldi ci è costato mettere all’angolo l’Onu? Quanti soldi ci costa il lasciar fare la guerra contro il Libano?

Anche chi non vuole metter mano alla coscienza è comunque costretto a metterla sul portafoglio, ogni volta che paga un bolletta, ogni volta che fa il pieno. Non è allora, la pace, oltre che più giusta e lungimirante, anche molto più conveniente? Beh, buona giornata.

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Chi si fa pecora il lupo se lo mangia.

La guerra è una cosa troppo importante per lasciarla fare ai militari, figuriamoci a un avventuriero della politica del calibro di Donald Rumsfeld, uomo di punta di George W. Bush, il portavoce alla Casa Bianca del vice presidente Dick Cheney.

Secondo fonti del Pentagono, complice il conflitto in Libano nelle ultime settimane la situazione nella città irachene sembrava migliorata.

Di conseguenza, gli americani hanno recentemente annunciato il ritiro da Mosul di 3.500 uomini della 172esima brigata “Stryker” per rafforzare il dispositivo di sicurezza a Bagdad.

Se non che la guerriglia ha sferrato un violento attacco proprio a Mosul. La terza città del Paese in mattinata è stata teatro di un violento assalto dei ribelli che ha avuto come obiettivo principale le caserme della polizia.

Tre auto imbottite di esplosivo e altrettante mine sono state fatte esplodere in diversi punti della città mentre colpi di mortaio sono stati sparati contro postazioni delle forze dell’ordine. Una delle auto-bombe ha ucciso il colonnello Jassim Muhammad Bilal e due delle sue guardie del corpo. Negli scontri, che hanno impegnato militari iracheni e statunitensi, sono stati uccisi altri sei poliziotti e diversi guerriglieri.

Ciò che appare evidente, e sembra essere la caratteristica principale, il minimo comune denominatore tra gli scenari bellici iracheno, afgano e libanese è la totale mancanza di senso della realtà, anche del teatro bellico

A parte il fatto che in queste guerre moderne muoiono più civili che militari, e tra i civili, più donne e bambini, la potenza di fuoco è simmetrica all’impotenza dei risultati sul campo.

Zero controllo del territorio, zero successi militari, zero normalizzazione dei rapporti politici locali, zero capacità di individuare sbocchi, sia sul piano politico che su quello diplomatico. 100% di propaganda: ciò nonostante, l’esportazione della democrazia, dopo essere stata un’ insopportabile menzogna è un flop. Con il risultato, ogni giorno è più evidente che è più facile cominciare una guerra, sempre più difficile condurla verso un risultato credibile, quasi impossibile concluderla in modo vantaggioso.

In Afghanistan nessuno sa quale prospettiva si possa aprire al paese, a parte i Taleban che hanno ripreso quasi tutto il controllo del sud del paese e costretto Karzai agli “arresti domiciliari” a Kabul.

In Iraq occupazione militare, resistenza, terrorismo sono un tutt’uno, una palla di fuoco incandescente e indistinta: quando si mettono bombe nei campi di calcio, vuol dire che si sta facendo “pulizia etnica” tra sciiti e sanniti. Altro e più grave di guerra civile.

In Libano l’obiettivo tattico di una fascia di sicurezza oltre il confine libanese è in realtà un obiettivo strategico: la sopravvivenza della Stato ebraico. Ma, neanche tanto paradossalmente la potenza militare mostra anche ampi scorci di debolezza: una reazione militare lampo al sequestro di due militari israeliani si è trasformata in una guerra di posizione, mettendo in crisi il mito dell’invincibilità dell’apparato bellico.

Proprio come sta succedendo agli Usa in Afghanistan e in Iraq. Sembra un paradosso: fanno la guerra senza sapere fare la guerra. Per il semplice, seppur drammatico fatto che fanno la guerra, ma non sanno come continuare la politica.

Questi sono i tratti salienti che caratterizzano le politiche della Casa Bianca, di Down Street e oggi anche del gabinetto Olmert.

Una specie di “bolla speculativa”, come quella di Wall Street alla fine del 2000. Si sono accumulati valori, distruggendo il valore. Cioè: accumulando presunti valori occidentali, distruggiamo i valori della democrazia occidentale. La differenza è che quelli erano soldi, spesso virtuali. Morti, feriti e profughi sono veri, anche se li vediamo solo in tv.

Si rovesciano così i termini dello scontro tra pacifisti e guerrafondai: all’accusa di volere la pace senza sapere come realizzarla, si sostituisce il semplice dato di fatto che chi fa la guerra, fa la guerra senza sapere come andrà a finire. Come il pugile suonato che non sa più quale ripresa stia combattendo.

“Se sei pazzo puoi chiedere visita medica, ma se chiedi visita medica vuol dire che non sei pazzo”, recita il famoso Comma 22.

L’amministrazione Bush ha da tempo emanato il primo emendamento del Comma 22: se sei pazzo puoi chiedere la fine della guerra, ma se chiedi la fine della guerra non sei pazzo, sei un nemico.

Sta ai governi europei, a cominciare dal governo Prodi e al ministro D’Alema decidere: pazzi per la pace o nemici della guerra? Senza troppa diplomazia: negli Usa siamo alla campagna elettorale per le elezioni di medio termine, George W. Bush sta per scadere.

Non sarebbe neanche una grande gesto di coraggio politico, ma semplicemente il sottrarsi a quel detto popolare che dice: chi si fa pecora, il lupo se lo mangia.

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Apprendere aiuta la memoria.

Migliorare la memoria è possibile. Basta ‘nutrire’ il cervello con l’apprendimento. A svelarlo una ricerca dello University College di Londra. Secondo gli autori dello studio, l’apprendimento accende i centri di motivazione e gratificazione e questi, forse tramite il rilascio di dopamina, stimolano apprendimento e memoria.

E’ una buona notizia per gli italiani: se non volete dimenticare i guasti provocati al paese dal precedente governo, dovrete apprendere più cose. Per esempio, leggere di più, comprare almeno un libro al mese, e un paio di giornali al giorno. Dice: ma dove lo trovo il tempo di leggere? Spegni al tv, vedrai quanto tempo ti avanza.

Secondo uno dei ricercatori dello University College di Londra, Nico Bunzeck, curare i pazienti con problemi mnemonici sarà possibile senza stimolare comportamenti basati sulla ripetizione. Sforziamoci, dunque di apprendere più cose possibili, terremo in esercizio la memoria e non saremo costretti a comportamenti basati sulla ripetizione, tipo un altro governo di centro destra. Ma neppure alla dimenticanza del programma di Prodi. Sempre più spesso bisogna ricordarglielo il programma ai ragazzi del centro sinistra. Beh, buona giornata

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Trarre vantaggi dalle insufficienti basi legali.

Il Milan parteciperà alla Champions League.

“Il Milan ha tratto vantaggio dalla carenza da parte della Uefa di basi legali sulle quali fondare il rifiuto della richiesta di ammissione”. E “non ha ancora percepito nella maniera giusta i problemi in cui si trova e il danno che ha già causato al calcio europeo”.

Il Milan dunque parteciperà al terzo turno preliminare della più importante competizione continentale per club, anche perché la Uefa “non aveva altra scelta se non quella di ammettere il Milan a causa delle insufficienti basi legali nel regolamento che avrebbero consentito la non ammissione del Milan viste le specifiche circostanze”.
Trarre vantaggi dalle insufficienti basi legali: in questa nota l’Uefa traccia la biografia politica e imprenditoriale di Silvio Berlusconi.
Beh, buona giornata.

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