Il Governo e Confindustria: il gattone gioca con la volpina.

Marcegaglia: «Caro Silvio, le parole non bastano più»-ilsecoloXIX.it
«Impegni precisi, tempi certi». Gli industriali non vogliono «promesse generiche». Emma Marcegaglia incalza il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che l’ascolta in prima fila al forum di Confindustria a Parma. «Anche su questo ti chiedo un impegno», ripete scandendo i sei punti di «una road map precisa», una «agenda vincolante»: per Berlusconi, che «ha vinto in modo chiaro le regionali», e per un governo che ha di fronte tre anni senza elezioni, la sfida su riforme invocate da tempo è «l’ultima, senza appello». Per il fisco «non si possono aspettare tre anni». E serve subito una forte spinta alla crescita: mettere in campo 2,5 miliardi puntando su ricerca-innovazione e infrastrutture. Su questa proposta Emma Marcegaglia vuole risposte presto, entro due mesi: «Sarebbe bello se alla nostra assemblea di maggio tu venissi per dire: sì, ho stanziato questi soldi», dice al premier.

Mentre entro l’anno Confindustria vuole risposte su «una sfida»: generare 50 miliardi di ricchezza e 700mila posti di lavoro spingendo la crescita del 2% l’anno in tre anni. La strada per farlo è «un piano serio per tagliare la spesa pubblica improduttiva dell’1% del Pil l’anno per tre anni»: per Emma Marcegaglia è necessario per reperire risorse, anche per tagliare le tasse, ed è giusto perché con, la crisi, «cittadini e imprese hanno stretto la cinghia» e, sottolinea, «se lo stato chiede solo a noi, e non lo fa, non è tollerabile». Nei sei punti c’è il fisco: «Abbassare le tasse su chi tiene in piedi il Paese, cittadini e imprese», per le aziende a partire dall’Irap. Con un no netto a eventuali manovre correttive. Serve poi un federalismo fiscale efficiente: «C’è chi teme che la Lega voglia fare troppo, noi ti chiediamo che la Lega e il governo facciano sul serio», dice Emma Marcegaglia al premier, per poi strigliare i neo-governatori di Lazio e Calabria che trattano il rinvio del rientro del deficit per la Sanità: «Così non facciamo quello che dobbiamo fare». Nell’agenda ci sono anche le infrastrutture: Emma Marcegaglia chiede «una operazione verità»: il governo ha annunciato risorse per miliardi, allora «vediamo quali sono i soldi spendibili, spendiamoli».

L’associazione dei costruttori «dice che per le opere immediatamente cantierabili sono stati spesi solo 20 milioni». E le Regioni deve attuare il piano casa. Sotto accusa la burocrazia, bisogna semplificare la macchina dello Stato, un «cancro enorme». Mentre sul fronte del’energia bisogna andare avanti con il nucleare, coordinarsi con le regioni sui siti ma poi prendere decisioni. A Silvio Berlusconi la presidente di Confindustria chiede anche che la politica italiana faccia sentire la sua voce in Europa, che orienti gli altri Paesi. Come per il confronto sui nuovi requisiti patrimoniali per le banche: se Basilea Tre sara´ una stretta rischiamo di affondare. Quindi la concorrenza, le liberalizzazioni: «sentir parlare da parte di professionisti di tariffe minime non ha senso. Allora ci mettiamo anche noi tutti in fila, io voglio una tariffa minima per i tubi, io voglio questo, tu vuoi quello… non è possibile».

Berlusconi ascolta. Se poi c’è stato un confronto con Emma Marcegaglia è stato a quattr’occhi, a margine del pranzo ristretto, dove al tavolo c’erano anche altri industriali ed il ministro Maurizio Sacconi. Poco prima la leader degli industriali aveva chiuso due giorni di confronto a Parma sempre rivolgendosi a Berlusconi: «Dovete dimostrare che siete davvero quel governo della cultura del fare per cui tanti italiani vi hanno dato fiducia. È arrivato il momento». (Beh, buona giornata).

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