Se Berlusconi si incazza, fa fuori tutti gli uomini di Fini. Fini lo sa, ma soprattutto lo sanno i suoi.

(fonte: dagospia.com)
Se il presidente della Camera non torna sui suoi passi, Berlusconi taglierà la testa del ministro Andrea Ronchi, del vice ministro alle Attività Produttive Adolfo Urso e del sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia.

Ai loro posti resterannno rimarranno invece La Russa e Matteoli (ormai berluscones a tutti i difetti) e Giorgia Meloni, molto vicina alle posizioni di Alemanno.

Al vertice dei gruppi parlamentari tremano Italo Bocchino, presidente vicario dei deputati, e Carmelo Briguglio, vice presidente dei deputati Pdl. Discorso a parte per le due presidenze forti di commissione a Montecitorio che fanno a capo a due fedelissimi finiani, come Giulia Bongiorno (Giustizia) e Silvano Moffa (Lavoro). Per sollevarli dai loro incarichi, ci vuole un voto di sfiducia in commissione.

Linea dura anche verso il “Secolo d’Italia”, diretto dalla Fini-girl Flavia Perrina, giornale che gode dei contributi pubblici in quanto organo del Pdl. Il quotidiano tornerebbe a Fini mentre il Cavaliere potrebbe far diventare organo del partito, con relativi fondi, l'”Opinione” di Arturo Diaconale.

Nelle poltrone pubbliche gli unici finiani doc sono Luigi Scibetta, che non verrebbe più riconfermato consigliere del CdA Eni, e Ferruccio Ferranti, amministratore delegato del Poligrafico dello Stato, a cui Tremonti ha già limate le deleghe. Scibetta e Ferranti sono due persone chiave della fondazione Fare Futuro, agit-prop del pensiero finiano. Beh, buona giornata.

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