Per uscire dalla quarta crisi ci vuole un’altra via: per Global Survey Nielsen, il 58% dice no alle news a pagamento.

(fomte: advexpress.it)
Dalla Global Survey Nielsen, condotta nell’autunno 2009 in 52 paesi, emerge che 1/3 degli intervistati potrebbe considerare l’idea di pagare per accedere ai siti dei principali quotidiani online, mentre il 58% afferma di essere contrario. Più è alto il valore assegnato al contenuto, più gli intervistati si sono dichiarati disposti a pagare. Il 47% si dichiara disposta ad accettare più adv per ridurre il costo.

Siamo disposti a pagare per le news online, che rappresentano ormai una commodity, disponibile oggi gratuitamente? Nielsen ha posto questa domanda a più di 27.000 individui in 52 paesi del mondo, e la risposta è stata ‘potrebbe essere’.

E’ quanto emerge dalla Global Survey Nielsen, condotta nell’autunno 2009 nelle cinque regioni geografiche: Europa, Asia/Pacifico, Medio Oriente/Africa/Pakistan (MEAP), America Latina e Nord America. Con questa indagine, Nielsen ha cercato di fornire una risposta all’interrogativo su cui negli ultimi tempi si è concentrata l’attenzione del mercato e dei grandi gruppi editoriali, che stanno valutando l’opportunità di distribuire news via internet a pagamento per combattere la crisi del settore.

Molti consumatori sarebbero quindi disposti a pagare per i contenuti online. Un terzo di tutti gli intervistati nei 52 paesi afferma, infatti, che potrebbe considerare l’idea di pagare per accedere ai siti dei principali quotidiani online. Il 58% afferma di essere contrario, mentre l’8% ha già pagato per l’abbonamento a quotidiani online.

Come prevedibile, la maggior parte degli intervistati (85%) preferirebbe che i contenuti oggi ‘free’ rimanessero tali, ma ci sono delle opportunità se si analizzano i risultati nel dettaglio. Infatti, molto dipende dalla tipologia di contenuto offerto: più è alto il valore assegnato, soprattutto se è già capitato in passato di pagare per quella tipologia di contenuto, più gli intervistati si sono dichiarati disposti a pagare.

I consumatori tendono così ad essere più propensi a pagare per spettacoli teatrali, musica, giochi, video professionali, che includono anche spettacoli televisivi attuali, e le riviste, sebbene per queste tipologie di intrattenimento circa la metà degli intervistati si rifiuterebbe di aderire ad un servizio a pagamento.

Più persone preferirebbero pagare per leggere riviste piuttosto che quotidiani online (39% vs 34%); tuttavia esiste un 31% di consumatori che attribuisce un valore alle news disponibili solo online, tale da giustificare un costo per la loro consultazione.

Come è facile intuire, sono gli utenti sotto i 35 anni di età quelli più propensi a pagare. Se da una parte c’è la convinzione che i giovani nati nell’era digitale siano più abituati rispetto agli over 35 a disporre di contenuti online gratuiti, dall’altra parte è vero anche che i giovani digitali hanno imparato ad apprezzare e a dare un valore al contenuto online, mostrando quindi allo stesso tempo una maggiore propensione all’idea di un possibile pagamento per questo servizio.

I favorevoli ritengono però che le news dovrebbero rispettare dei criteri precisi, prima di diventare un bene a pagamento: ad esempio permetterne il libero utilizzo e la condivisione una volta scaricate le informazioni e prevedere l’eliminazione della pubblicità (64% degli intervistati). Le aziende stanno sperimentando diverse tipologie di pagamento, da un abbonamento full service a delle transazioni individuali, con micro-pagamenti (eventualità preferita dal 52% degli intervistati).

Un altro aspetto da non sottovalutare è che quasi la metà degli intervistati (47%) si dichiara disposta ad accettare più pubblicità per ridurre il costo dei contenuti a pagamento. Questa percentuale è più alta nelle regioni meno industrializzate (55% in Asia Pacifico e 57% in Medio Oriente, Africa e Pakistan) mentre scende al 40% circa in Europa e Nord America. (Beh, buona giornata).

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