Per salvare il salvabile, ecco il condono.

“Per l’abbattimento del debito servirà ricorrere a forme di finanza straordinaria in cui il governo dovrà mettere in agenda una patrimoniale morbida, la riforma pensionista, un piano di dismissioni e se questo non basta, anche un condono edilizio e un condono fiscale”, Fabrizio Cicchitto dixit.
La maggioranza esce allo scoperto: il tentativo è tutto politico, si cerca con i condoni di riprendere il consenso perduto.

Però le cose ormai non sono più come un tempo. La credibilità è compromessa, sia sul piano internazionale che sul piano interno. La proposta sa molto di escamotage, di trucco elettoralistico, siamo ai bassi fondi della politica, dove pur di rimanere al governo si è disposti a tutto. Anche a rischiare reazioni sociali incontrollabili: come si fa a far accettare a chi paga le tasse a pagarne di più, se poi si concede proditoriamente, per l’ennesima volta, un salvacondotto proprio ai responsabili della macroscopica evasione, che come è noto si aggira intorno a 130 miliardi?

Cicchitto ha detto che con l’etica non si esce dalla crisi. Ognuno in politica ha la sua stella polare. La verità è che nessuno al governo sa che fare, quello che è stato fatto è stato dettato, letteralmente dettato dalla Bce. La crisi procede inesorabile, ma né Berlusconi né i suoi scudieri sanno che pesci prendere sulle misure urgenti per stimolare la crescita.

E allora ecco il coniglio dal cilindro, il condono. Ma stavolta il coniglio sembra più che altro un gatto morto: come quello che nell’antica tradizione dell’avanspettacolo veniva lanciato sul palcoscenico contro l’attore cane. Beh, buona giornata.

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