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3DNews/Francia, un fumetto racconta i segreti diplomatici occidentali.

Ieri è stato pubblicato in Francia il secondo volume a fumetti disegnato dall’autore francese Christophe Blain dedicato al “Quai d’Orsay” e ai suoi segreti. “Quai d’Orsay” è l’indirizzo e il nome con cui è conosciuto il ministero degli Esteri francese, e la storia di Blain, ben documentata, si basa sui racconti di un ex responsabile del ministero che si nasconde dietro lo pseudonimo di Abel Lanzac e che compare in copertina come coautore.

Il primo volume è stato da poco pubblicato da noi dall’editore Coconino Press: il protagonista è un giovane consulente e ghost-writer assunto nello staff di un ministro degli Esteri ispirato chiaramente a Dominique de Villepin. Il secondo volume, con molto umorismo, spiega i negoziati del 2003 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul disarmo dell’Iraq e il ruolo che in quell’occasione ebbe il ministero francese.
(vedi le tavole del primo volume su http://www.ilpost.it/2011/11/27/fumetti-quai-orsay

Quai d'Orsay.

Il quotidiano francese Le Monde ha pubblicato un’intervista all’autore ex collaboratore di Dominique de Villepin, che ha accettato a patto di mantenere l’anonimato.

Di sé dice soltanto: «Ho studiato la resistenza. Oggi sono un inventore di giochi. Ho una conoscenza generale del gioco: la vita ne è un esempio quando non è tragica. Per questo motivo ho scritto il Quai d’Orsay». E spiega:
«Quello che mi interessa è come funzionano le cose. I negoziati delle Nazioni Unite hanno avuto diversi livelli (…). Abbiamo cercato di ricostruire questa verità attraverso le storie che raccontiamo. Ma la verità più la si racconta più la si inventa: è il principio della sintesi. Quai d’Orsay è una sintesi, non un documento storiografico.
Quando si è vissuto in un certo ambiente, sembra ancora di sentirne parlare i personaggi. Di fronte a una certa situazione, sappiamo quello che avrebbero potuto dire. Siamo in grado di farli parlare, di farli muovere. Questo non significa che le parole attribuite pretendano di essere precise: i nostri personaggi vivono una loro vita, indipendentemente da noi che li abbiamo ispirati».

Sulla somiglianza tra Taillard (il personaggio che nel libro rappresenta il primo ministro) e Villepin l’autore spiega:
«È molto divertente: se guardate da vicino, Taillard non assomiglia assolutamente a Villepin. Guardate il suo naso lungo, dritto e stretto, le sue spalle spioventi. Ma Christophe Blain ha catturato nella sua linea qualcosa di più profondo che la somiglianza fisica. E questo è vero anche per il carattere. C’è un effetto di somiglianza che nasce, paradossalmente, dalla libertà che ci siamo dati nel plasmare il suo personaggio».

E quando gli viene chiesto se avesse avuto qualche problema dopo che molti collaboratori del ministero si sono riconosciuti nei personaggi, lui risponde:
«È piuttosto divertente diventare un eroe dei fumetti, vero? Detto questo, se faccio il conto, i dodici personaggi del Quai d’Orsay sono la sintesi di una trentina di persone. Nessuno è puro. E no, ho avuto nessun problema, anzi».

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Attualità Media e tecnologia Popoli e politiche Pubblicità e mass media

Enzo Baldoni è tornato dall’Iraq.

Le spoglie di Enzo Baldoni sono finalmente a casa.

Dopo i rilievi scientifici eseguiti dai Ris e la controperizia fatta eseguire dai familiari, è certo che le spoglie di Enzo sono state restituite.

Sandro Baldoni, suo fratello, in un’intervista telefonica rilasciata a RepubblicaTv conferma che i resti di Enzo sono finalmente tornati. Ma Sandro dice anche che si è perso tanto, tanto tempo e che il ritrovamento si deve alla pervicacia di un pm, all’abnegazione di un ufficiale dei servizi e alla perseveranza di Giusy, moglie di Enzo, la mamma dei suoi due ragazzi.

Sandro dice che si è riaperta un ferita per la sua famiglia. Vorrei dirgli che quella ferita, noi amici a colleghi suoi e di Enzo la porteremo nel cuore.

Perché è il cuore di un paese che ripudiava la guerra che porta la ferita della morte violenta di un uomo pacifico come Enzo, catturato e ammazzato mentre era al seguito di un convoglio della Croce Rossa. Così pacifico da essere apostrofato da un noto direttore di giornale come ‘pirlacchione’. Quello stesso direttore che aveva come vice una ‘barba finta’.

Dico che l’Italia ripudiava, perché poi è finita che si è voluto travestire la partecipazione bellica da ‘missione umanitaria’.

L’uccisione di Enzo sta lì a dimostrare che i sofismi politico-diplomatici servono a poco: quanti morti abbiamo pianto in questi anni, per la ‘missione di pace’ in Iraq e in Afghanistan? Pare che la guerra in Afghanistan costi al nostro paese un paio di milioni di euro al giorno. Non so. So che la morte di Enzo è stata un’ingiustizia insopportabile. Ecco: Sandro Baldoni ha davvero ragione, quando dice che si è riaperta una ferita. Beh, buona giornata.

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