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Società e costume

Elogio dei difetti delle persone.

(pubblicato su “Cappuccino&Cornetto”-advexpress.it)

Contrariamente a quello che tutti pensano, sono i difetti, e non i pregi, che fanno andare d’accordo le persone tra loro. La scoperta di avere gli stessi difetti, tic, idiosincrasie genera complicità, che spesso sfocia in amicizia.

Certo, in tempi complicati come quelli che viviamo, l’amicizia più che un valore e’ un bene rifugio, nel senso che l’amico e’ ormai per noi semplicemente il “non nemico”. Ma questo ci basta, perche’ non ci impegna troppo.

Perché l’amicizia, quella vera, ha bisogno dello scambio di pregi e virtù, e di una serie di buoni sentimenti, utili a coltivarla con pazienza e disinteresse. Per chi volesse un piccolo decalogo dei buoni sentimenti che fin da piccoli conducono all’amicizia, bisognerebbe prendere, o riprendere in mano il più famoso dei libri scritti da Edmondo De Amicis (il cognome di un destino!), il libro Cuore. Me lo ricordava giorni fa una delle mie figlie a proposito degli strumenti di formazione dei ragazzini di oggi, ai quali certa sociologia ha, invece, riservato il ruolo di figli di buona donna, (con rispetto parlando delle rispettive mamme).

Ho recentemente lavorato a una campagna pubblicitaria per l’ UNICEF, il cui oggetto della comunicazione era l’uguaglianza dei ragazzini. Quello che abbiamo pensato, e poi realizzato, e’ stato il semplice ragionamento che i ragazzini di oggi hanno gli stessi difetti: non amano molto i libri di scuola, stanno a lungo col naso dentro Facebook, non fanno un passo senza telefonino, eccetera, eccetera. La questione che poneva la campagna era: ci accorgiamo che i ragazzini sono uguali per via dei loro difetti. Pero’ facciamo fatica a vedere le discriminazioni che la Legge riserva ai figli degli immigrati, anche di seconda e terza generazione.

Giorni fa, una giovane donna raccontava di essere stata in gita a Saturnia, deliziosa cittadina della Toscana, meta di turismo per via dei suoi famosi impianti termali. La giovane donna, dopo aver narrato le meraviglie del luogo, si e’ subito rifugiata nello stereotipo tipico dell’italiano medio, che ama andare dove vanno sempre tutti, ma poi prende le distanza dalla moltitudine e afferma, con un certo snobismo che ebbene si’, il luogo era ameno e valeva il viaggio, ma, ahinoi!, troppi turisti stranieri rovinano sempre tutto.

“Non ci si salva neanche qui” ha detto la giovane signora, che e’ di cittadinanza romena, e nel dire così deve essersi sentita molto, molto italiana. E’ stato un momento alto di integrazione etnica. Il che dimostra la tesi iniziale: sono i difetti che fanno andare d’accordo le persone. Beh, buona giornata.

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